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Opinioni e commenti
 

Ottavia Monicelli: «Grazie a mio padre e ai miei figli regalo favole ai bambini in carcere o in ospedale»
Pubblicato il 04-05-2012


Ottavia Monicelli, figlia del celebre regista italiano scomparso nel novembre di due anni fa, recupera un desiderio comune di entrambi: quello di creare uno spazio radio il cui pubblico sia formato nella maggior parte da bambini. Il sogno è riuscito a diventare realtà e l’idea ha preso vita nel programma, molto speciale, “Sto ‘Na Favola”. L’emittente che ospita quest’idea ‘favolosa’ è la stazione di Radio Onda Rossa e a prestare la propria voce sono vari attori, persone del mondo dello spettacolo e del teatro, che recitano di volta in volta le fiabe più belle, con l’intento di arrivare all’orecchio di bambini che spesso, per vari motivi, non riescono a trovare nessun altro svago se non la televisione o i videogiochi. Le favole da sempre riescono ad aumentare la fantasia dei piccoli, riuscendo a farli volare oltre la propria condizione di bambini spesso immobili.

Avanti!online ha intervistato Ottavia Monicelli che ha rivolto l’attenzione del programma (che fino al 7 giugno verrà trasmesso alle 15.00 di giovedì) a bambini costretti a rimanere a casa e, nelle situazioni meno fortunate, nelle stanze d’ospedale o negli asili nido delle carceri a trovare la propria mamma. La fiaba nella fiaba è che ci abbia pensato la figlia di uno dei più grandi registi italiani, che al nostro Paese ha dato tanto e che, nelle parole di Ottavia Monicelli, è ricordato come uno straordinario nonno in grado di raccontare storie veramente speciali.

Com’è nata l’iniziativa e perché?

Il programma “Sto Na Favola” è venuto fuori da un’idea pensata dai miei figli insieme a mio padre che un giorno sentendo la radio hanno detto: “perché non ci sono mai programmi per bambini?”. Eravamo a casa tutti insieme. I miei figli erano molto legati al nonno. Lui era molto buffo con loro perché, fin da quando erano piccoli, parlava con loro come se fossero stati adulti. E quella sera era una di quelle, tutti insieme e poco prima di cenare. Così a settembre ho iniziato ad organizzare il programma: ho capito che sarebbe potuto essere molto importante raccontare fiabe regalando ai migliaia di bambini un’alternativa valida alla televisione e ai video games. La radio è un mezzo espressivo importante che, più della tv, mette in gioco la fantasia soprattutto se queste storie meravigliose sono raccontate da voci altrettanto comunicative.

Quali sono gli attori che hanno aderito?

Tra i tanti Neri Marcorè, Mastrandrea e Sermonti. Alcuni sapevo che fossero genitori e quindi più sensibili e disposti a prestarsi ad un gioco del genere, gli altri sono stati contattati perché ci faceva piacere partecipassero all’iniziativa.

Quali sono le fiabe che verranno raccontate e secondo quale criterio le avete scelte?

Abbiamo cercato di scegliere quelle non troppo consuete, non i classici Cappuccetto Rosso o Cenerentola ma quelle più inedite, ad esempio le favole di Calvino o quella più moderna della Piccola Fiammiferaia, dei fratelli Grimm che vengono raccontate di meno, ma che fanno parte del nostro retroterra culturale essendo capisaldi della letteratura per l’infanzia e, nel caso dell’indimenticabile Calvino, anche degli adulti.

Qual’era la sua favola preferita quando era piccola?

Amavo quelle che mi facevano paura, mi piaceva Barbablù che, raccontata dalla mia sorella più grande, mi terrorizzava. A spaventarmi era il modo in cui la raccontava: quasi facevo fatica ad addormentarmi dopo.

Quali sono i bambini a cui si rivolge il programma?

Dal momento che Radio Onda Rossa è molto ascoltata nelle carceri romane, ho sperato che le nostre fiabe arrivassero per prime ai bambini delle donne carcerate. Spero che la nostra trasmissione possa regalare serenità ai bambini e alle mamme degli asili nido dei penitenziari. Ma il programma è pensato anche per i piccoli che restano a casa con le nonne, o quelli che si annoiano davanti alla tv: speriamo che anche tutti loro possano passare una mezz’ora alternativa e di condivisione. Mi sono poi rivolta anche alle mamme che si occupano a tempo pieno dei propri bimbi, sperando che “Sto Na Favola” potesse diventare un ulteriore materiale di confronto e di gioco tra i bambini e i genitori.

Il Monicelli regista è conosciuto e amato in tutto il mondo ma in pochi hanno avuto l’onore di conoscere Monicelli padre. Com’era in famiglia, quando lei era bambina?

Era molto presente ed era solito raccontare episodi della sua giovinezza, da come visse la guerra al suo arrivo a Roma. Poteva sembrare molto duro ma aveva tenerezze che teneva nascoste nel profondo e le manifestava in modo molto affettuoso attraverso i suoi ricordi, per esempio nel modo in cui li raccontava ai miei figli. Ed io mi mettevo da una parte, li osservavo parlare e mi godevo il momento.

Vittoria de Petra

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