martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pep lascia: è la fine del guardiolismo?
Pubblicato il 02-05-2012


Ai catalani, molto probabilmente, non piacerà essere accostati alla dittatura. Eppure negli ultimi quattro anni il calcio del Barça ha soggiogato Spagna ed Europa. Ora, dopo le sconfitte in Champions e Liga, il dominio sembra agli sgoccioli, tant’è che anche Guardiola ha abdicato. Ci aspetta la fine di un regime oppure è solo un semplice passaggio di consegne? Diciannove trofei in quattro anni sono un record spaventoso, anche per un club come il Barça, ammettiamolo. Il dato che colpisce maggiormente e non si può quantificare, però, è un altro: lasciando perdere i dibattiti sul modulo e sui campioni, lo stile di gioco del Barça è diventato dominante non solo sul campo ma anche fuori.

Un avversario da temere e un modello da imitare, ecco cos’è diventato in termini di comunicazione il Barcelona di Guardiola: un passaggio dopo l’altro ha prima terrorizzato e poi culturalmente colonizzato l’Europa calcistica. Prima d’ora, solo il Milan di Sacchi s’era avvicinato a un risultato simile. Il predominio culturale, è ovvio, genera una serie di vantaggi non indifferenti. Intanto il rispetto e il timore – come dicevamo – da parte degli avversari; poi sicuramente un peso maggiore nelle istituzioni e, chiaramente, una serie enorme di ritorni e vantaggi economici. Ci sono voluti quasi venticinque anni di investimenti e correzioni in corso d’opera per arrivare a questo risultato: un percorso partito da Cruijjff, perfezionato da Rijkaard e culminato con Guardiola. È difficile che Tito Vilanueva riesca a seguire le orme del suo predecessore.

Non tanto per le sue capacità piuttosto perché i dei pezzi pregiati della collezione iniziano ad accusare anni di battaglie, i loro sostituti non sembrano all’altezza e le vendemmie più recenti della cantera blaugrana non hanno prodotto i frutti sperati… Ma questo è un problema del club e dei soci. Quel che mi interessa sono gli scenari futuri: il Real – nonostante Mou e la vittoria quasi certa in Liga – ha già ampiamente dimostrato di non meritare il trono vacante; le squadre inglesi – nonostante i petroldollari – faticano ad affermarsi; in Italia non c’è un club in grado di affermarsi né economicamente né mediaticamente; il Bayern rischia di vincere quest’anno e poi esplodere. E quindi?
Le mie ipotesi sono tre: Tito riuscirà a sorprenderci e migliorerà i record di Guardiola (la vedo difficile); assisteremo a Champions League più interessanti e combattute (è lo scenario più scontato). E la terza? Attenzione a Carletto Ancelotti.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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