giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Elezioni in Grecia e Germania: a perdere è il “piano” della Merkel
Pubblicato il 06-05-2012


Il test elettorale tedesco dice “no” alla coalizione guidata da Angela Merkel e il popolo greco fa sentire attraverso le urne il suo grido di protesta contro le rigide politiche economiche imposte dalla Ue, Berlino in testa. Da questa domenica elettorale che ha visto la vittoria del socialista François Hollande in Francia esce un’Europa con equilibri stravolti e una Germania un po’ più debole.

 

TIENE LA CDU MA CROLLA LA COALIZIONE – Secondo i primi exit poll diffusi dalla televisione pubblica tedesca Ard, la coalizione di centrodestra che attualmente governa la Germania è uscita sconfitta dalle elezioni nel piccolo Land settentrionale dello Schleswig-Holstein, a favore di Socialdemocratici e Verdi che hanno invece ottenuto un buon successo. Restando comunque il primo partito (ma perdendo punti rispetto alle precedenti votazioni), i Cristiano-democratici (Cdu) della Merkel hanno ottenuto il 30,5% delle preferenze, poco più della principale opposizione di sinistra, i Social-democratici, con il 29.5%. I liberali dell’Fdp, che nel governo statale e federale sono alleati della Cdu, hanno preso solo l’8.5% mentre i Verdi si sono conquistati il 14%.

Ottimo bottino (8%) per il “Piratenpartei”, il partito dei pirati, fondato da un gruppo di “nerd” (entusiasti delle nuove tecnologie) nel 2006 e formato soprattutto da giovani istruiti e delusi dalla Cdu. Insomma per Angela è una sconfitta, nonostante il suo partito abbia effettivamente tenuto, perché i numeri non le consentono di formare una coalizione con i liberali in questo  territorio essenzialmente rurale con circa 2,8 milioni di abitanti. Qualcuno ha già avanzato l’ipotesi di una grande coalizione tra Cdu e Spd, ma naturalmente è ancora tutto da vedere. La situazione si dovrebbe chiarire ulteriormente la prossima settimana, quando si voterà in Renania del Nord Westfalia, lo stato più popoloso della Germania.

TERREMOTO POLITICO IN GRECIA – Ingovernabilità è la parola chiave anche in Grecia, dove si sono tenute, come ha detto il leader del partito socialista greco Pasok, Evangelos Venizelos, “le elezioni più importanti per il Paese dal 1974”, dopo la caduta del regime dei colonnelli.  Secondo i primi exit poll, tutti i partiti pro-euro che hanno sostenuto il governo di Lucas Papademos sono stati puniti dagli elettori. I conservatori di Nea Dimokratia (Nuova Democrazia) di Antonio Samaras guidano la classifica con una percentuale compresa tra i 17 e i 20 punti (ma nelle precedenti elezioni avevano il 33,5%). Segue la coalizione radicale di sinistra Syriza, tra il 15,5 e il 18,5%. I socialisti del Pasok sono terzi (14-17%). Significativa e preoccupante è l’avanzata della formazione Alba D’Oro, di ispirazione neofascista, che sarebbe arrivata all’8 per cento, superando così la soglia di sbarramento del 3% oltre la quale si può entrare in Parlamento (per loro è la prima volta). In sostanza le due forze politiche che per decenni hanno dominato la scena politica greca avrebbero messo insieme solo il 37% dei suffragi, troppo poco per garantirsi i 151 seggi su 300 necessari a formare un governo di coalizione stabile.

A comporre un esecutivo ci dovrà provare il partito con il maggior numero di consensi, in questo caso Nuova Democrazia, che avrà 3 giorni di tempo. Successivamente il mandato passerà al secondo per altri 3 giorni e poi al terzo. Se nessuna coalizione sarà formata, seguiranno nuove elezioni, possibilità che preoccupa i mercati internazionali. La situazione appare drammatica perché a chiunque governerà spetterà il compito di far applicare le drastiche misure di austerity decise negli ultimi mesi con la supervisione della Troika (Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) per evitare il default del Paese.

IN SERBIA VINCE IL CENTRO-SINISTRA – In Serbia, invece, dove domenica si sono tenute presidenziali, politiche e amministrative, alle presidenziali avrebbe per ora vinto il centro-sinistra. Secondo le proiezioni del primo turno, il presidente uscente Boris Tadic, che guida il Partito Democratico (Ds), sarebbe in testa con il 24,3% dei consensi. Lo tallonerebbe, con il 23,8%, il Partito del progresso serbo (Sns, conservatore) di Tomislav Nikolic. Entrambi andrebbero così al ballottaggio. Secondo gli osservatori la conferma di Tadic rappresenta il proseguimento della strada intrapresa dal Paese balcanico verso una piena integrazione nell’Unione europea.

Luciana Maci

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