martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Quando l’orco è sul web e i social network sono trappole per bambini
Pubblicato il 02-05-2012


Oggi, 3 maggio, si celebra la XVI Giornata Bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e della indifferenza contro la pedofilia. Una piaga che non conosce confini e che purtroppo è al passo coi tempi sfruttando il più possibile le potenzialità offerte dai nuovi media, social network compresi. Non a caso il Convegno Nazionale che si terrà domani ad Avola, in provincia di Siracusa, avrà per  titolo “Social Network: la nuova frontiera”. Occasione preziosa per tenere sempre alta l’attenzione su un fenomeno pericoloso quanto strisciante, ma anche per fare il punto sullo stesso attraverso l’analisi dei dati dell’Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia che Don Ferdinando di Noto ha anticipato ad Avanti!online.

Il grintoso relatore dell’evento e presidente della Onlus Meter, lotta dal 1989 contro la diffusione del fenomeno ponendo la propria associazione come luogo di accoglienza e riabilitazione delle vittime. La ferita degli abusi nelle vittime è incalcolabile e spesso si trova a dover convivere con l’indifferenza della società. E Internet, che da anni si propone come luogo di socializzazione e conoscenza, ha garantito la continuità del fenomeno. Basta pensare che negli ultimi quattro mesi sono stati 2.695 i siti segnalati i cui domini sono allocati soprattutto in Asia e10 in Italia. A detenere il primato tra i social networks è linkbucks con 204 segnalazioni negli ultimi 4 mesi a seguire ci sono grouply, nicespace, vkontakte e facebook con 4 segnalazioni, mentre netlog e yahoo hanno una segnalazione a testa. E’ di pochi giorni fa la scoperta che ha messo sotto choc la Germania: è stata individuata su uno dei maggiori social network una quantità impressionante di video e immagini pornografiche di bambini che girava on line liberamente. Oltre 100mila foto, video e altri file condivisi in circa 3 anni. Mentre la polizia non è riuscita a stabilre chi fossero i bambini coinvolti in questi meeting online di pedofili, un vero e proprio business, che aveva la sua base in un server russo e vendeva file in tutto il mondo. Tra i nove membri della banda finora condannati uno ha ammesso di aver abusato e filmato un bambino per nove volte. 

Quali sono i metodi attraverso i quali la onlus Meter combatte il fenomeno della pedofilia?

La Meter opera da 22 anni nella lotta contro questo tipo di abusi e da 16 prende parte e celebra la Giornata Bambini vittime della violenza che si svolge sia in Italia e all’estero. Per noi la cosa più importante è incontrare i giovani e le famiglie attuando un sistema di prevenzione e informazione, vigilanza e educazione attraverso incontri, conferenze e l’uso dei media, soprattutto internet. Un altro mezzo utilizzato dalla Meter è l’OS.MO.COP (osservatorio mondiale contro la pedofilia) attraverso il quale riusciamo a monitorare il fenomeno in rete.

È più facile risalire ai criminali se questi “operano” attraverso i social network?

Il paradosso è proprio questo! In Internet non esiste un vero e proprio anonimato. Chi compie questo tipo di violazioni è facilmente individuabile. Questo è l’unico dato certo: l’adescatore non ha possibilità di scampo, e questo è paradossale perché i predatori di minori sanno della possibilità di essere rintracciati senza troppi ostacoli ma continuano a delinquere.

Qual è la falla dei social network e quanti sono quelli coinvolti?

I gruppi dei social network coinvolti sono 386 e spesso sono vere e proprie trappole emotive per i bambini. I pedofili sono attratti da bambini sotto i 12 anni e pur essendo vietata l’iscrizione di minori sotto i 13 anni, circa 200.000 violano questa regola. Questo dimostra che sono in grado di eludere la propria età rendendosi ancora più vulnerabili. Inoltre è aumentato il ‘sex thing’ dei minori ovvero l’auto-riproduzione di proprie immagini esplicite da parte delle stesse vittime. La nostra associazione, insieme ad altre, ha cercato di smuovere la situazione, ma non sappiamo con precisione a chi appellarci. Ci vogliono regole globali che vadano aldilà della possibilità di fare segnalazioni. Purtroppo però i social network sono più che altro un business e per ogni nuovo utente la quotazione in borsa aumenta, quindi a pochi importa l’età del nuovo iscritto.

Oltre al web, quali sono le realtà sociali all’interno delle quali si sviluppa il fenomeno?

Le cause principali sono la crisi educativa e la scomparsa dei tradizionali luoghi di aggregazione sociali e domestici, per questo crediamo quasi con certezza che il fenomeno non si arresterà. Non esiste un luogo ricorrente vero e proprio perché il fenomeno si sviluppa quando manca un legame educativo tra adulti e minori e il bambino che può essere adescato è quello che è deprivato dell’amore e dei punti di riferimento, ovunque si trovi. I bambini che trovano rifugio su Internet sono i più esposti. In ogni caso qualsiasi posto è insicuro se il bambino viene abbandonato a se stesso.

E quanti si rivolgono ad Associazioni come la vostra?

Noi abbiamo seguito in 20 anni più di 1100 bambini, vittime di abusi di vario genere. Avendo istituito un numero verde nazionale e gratuito, l’800.455.270, ogni anno arrivano migliaia di telefonate di famiglie e vittime che si rivolgono a noi. A chiamare sono anche molte ex vittime, persone che a distanza di anni denunciano l’abuso sentendo il bisogno naturale di aprirsi ed essere ascoltati e aiutati.

Negli anni ha notato che il muro di omertà che blocca le vittime e chi ne è a conoscenza, si stia sgretolando?

La gente che ha subito abusi nel momento in cui se ne rende conto, anche a distanza di anni, vuole essere ascoltata, confortata e aiutata. Pochissimi chiedono giustizia, anche perché a distanza di anni dall’abuso, il reato è prescritto. Quello che chiedono è giustizia umana. Di recente ho pubblicato un libro  dal titolo Abbiamo ritrovato la vita all’interno del quale vengono raccontate 14 storie di bambini, ormai adulti, che raccontano la propria vicenda. Il dato più impressionante è quanto la dura condanna sociale stride rispetto al comportamento reale della gente che spesso, se viene a conoscenza che quel bambino ha subito un abuso, si allontana.

Da sacerdone che combatte gli abusi sui minori, cosa pensa del fenomeno dei preti pedofili?

Sono sacerdote ed ho iniziato 22 anni fa una strenua difesa dei diritti dei bambini. Da noi solo tolleranza zero, facendo in modo che certi episodi non si verifichino più e che il luogo dove avvengano venga purificato.

Quanti sono gli abusi in famiglia?

Non abbiamo di fatto un dato certo perché molti si trovano a non denunciare ed il rapporto dei dati non è centralizzato: non c’è un flusso di informazioni né dalle procure né dal ministero dell’Interno. Di certo sono migliaia.

Cosa prevede l’iter riabilitativo dei minori vittime di abusi?

Va da caso a caso, si pianifica un iter terapeutico che può durare interi anni perché questi abusi provocano una vera e propria destrutturazione della personalità del bambino, nei confronti della società, degli affetti e della propria sessualità. Ma i casi che noi abbiamo seguito testimoniano vere e proprie rinascite.

Vittoria de Petra

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