lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Pd nel giorno dei lavoratori contestato a Torino e Palermo
Pubblicato il 02-05-2012


«Fuori il sindaco dal corteo». Con questo grido si sfascia il primo maggio torinese, in una situazione di tensione generale già palpabile fin dalle prime ore del mattino. A capeggiare la processione della festa dei lavoratori, nella storicamente “rossa” città di Torino, c’è il sindaco Piero Fassino. Sta muovendo i primi passi alla testa del corteo quando esplode la contestazione: urla, insulti e una bomba carta vengono lanciati verso le prime fila da parte di alcuni giovani del centro sociale Askatasuna.

I NO TAV SUL BALCONE DEL SINDACO –  La polizia interviene e a scudi alzati carica parte dei manifestanti, mentre i presunti autori del gesto di dissenso vengono prima isolati e poi portati in questura. Nel pomeriggio la situazione degenera: un gruppo di No Tav si arrampica sul balcone del municipio torinese per srotolare uno striscione con le foto di due No Tav arrestati e la scritta “liberi tutti”. Sotto, alcuni manifestanti si scagliano con violenza contro i rappresentanti di una sezione del Pd presente al corteo, accusati di essere “buffoni” e “servi dei padroni”. I militanti Pd rispondono alle provocazioni, dando il via a una serie sfortunata di spinte e calci che degenera poi in vera e propria rissa. Intanto a Rieti, dalla manifestazione nazionale di Cgil Cisl e Uil, parte secco il grido “meno tasse”. A ben vedere, però, il problema torinese è di natura assai più specifica.

TRADIMENTO ISTITUZIONALE – «Molti di noi perderanno reddito anche per 3-4 anni e ad altri l’Inps chiede cifre folli anche di 40-50 mila euro oltre a quelli già versati per la contribuzione volontaria per arrivare alla pensione». A prendere il microfono durante la manifestazione torinese è Beppe Costamagna, rappresentante del Comitato lavoratori in mobilità ma senza pensione, che nemmeno troppo tra le righe parla di “tradimento” delle istituzioni: «Quegli accordi sono stati fatti al Ministero – denuncia Costamagna – devono riconoscerci il diritto a andare in pensione secondo le vecchie regole». Si unisce alla denuncia anche Rocco Vallone, operaio delle fabbriche Bertone (Fiat) e delegato della Fiom, che spiega così i motivi della contestazione: «Ho fischiato Fassino perché sono un operaio, e lui aveva detto che se avesse fatto il mio mestiere avrebbe votato sì al referendum dando ragione a Marchionne. Ho fischiato Nanni Tosco della Cisl – ha aggiunto – perché la Cisl e gli altri sindacati hanno contribuito a farci buttare fuori dalle fabbriche. E poi parlano di unità».

IL BOCCONE AMARO DEL SEGRETARIO – Fischi e insulti anche per Pier Luigi Bersani a Portella della Ginestra: una ventina di giovani ragazzi dei centri sociali ha stroncato l’intervento del leader PD al grido “lavoro, lavoro!”, e ancora “vergogna, vergogna!”. A loro fanno eco anche le generazioni più anziane di lavoratori, che parlano di “politici schifosi che mangiano sulla nostra pelle”. E mentre l’antipolitica divora inesorabilmente anche il Pd, viene alla luce in maniera palpabile tutta la tensione interna al partito accumulatasi negli ultimi mesi. L’anima riformista, accusata di tradimento, cozza con quella estremista, generando contestazioni che vanno a colpire il primo obiettivo di rilievo. Fassino a Torino, Bersani a Palermo. Ma il segretario oggi è un bersaglio facile. Il sentore diffuso è infatti che Bersani, impegnato in improbabili alleanze di ventura a Montecitorio e in altrettanto complicate operazioni di chirurgia per salvare il salvabile di un Pd che altri vorrebbero “rottamare”, abbia smesso di affacciarsi alla finestra e rischiare.

IL PAESE FUORI DAL PALAZZO – Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Ilo (Organizzazione Internazionale del lavoro, l’agenzia Onu che si occupa del mercato del lavoro), in Italia il tasso di disoccupazione oggi è vicinissimo al 10%, con un dato reale che «potrebbe risultare superiore, poiché – precisa l’agenzia – ai quasi 2,1 milioni di disoccupati si aggiungono 250.000 lavoratori in cassa integrazione». A questi vanno poi idealmente sommati tutti i disoccupati non iscritti a liste di collocamento (e quindi non censibili) e le centinaia di migliaia di lavoratori non retribuiti rimasti invischiati nella favola italiana dei “contratti di formazione”, per un tasso effettivo di disoccupazione che fa venire i brividi. Ieri il malumore si e’ risvegliato a Torino e Palermo, ma a palazzo ogni giorno c’è chi butta giù a colpi di fiducia la riforma del mercato del lavor ignorando le parti sociali. Quindi, se continuera’ cosi’, sara’ difficile sedarlo evitando che scene come queste si ripetano anche in altre citta’.

Raffaele d’Ettorre

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Commenti all'articolo
  1. Piena solidarietà a Bersani e Fassino per le ingiuste contestazioni alla persona. Piena solidarietà e condivisione ai contestatori per la situazione politica attuale che massacra i lavoratori e coloro che sono i cosiddetti “Esodati”. Il PD cosa fa ? Questa è la domanda di tutte le domande ! Il PD intende procedere in una linea di sinistra socialdemocratica a difesa dei diritti o intende appoggiare la devastazione Monti ?

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