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Opinioni e commenti
 

Sentenza di Rignano su abusi ai bambini: assolti «perché il fatto non sussiste»
Pubblicato il 29-05-2012


Una sentenza che farà discutere, che dai suoi detrattori verrà definita “politicamente scorretta”, che farà inalberare milioni di genitori italiani che per mesi sono rimasti incollati al teleschermo per seguire gli speciali tv sulla vicenda con al centro presunti abusi avvenuti su 21 bambini dell’asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio, paesino alle porte di Roma. Dopo sei anni e’ arrivata la sentenza del Tribunale di Tivoli: tutti assolti con formula piena, «perché il fatto non sussiste».

L’AVV. COPPI: MANCANZA DI RISCONTRO PROBATORIO – Cosa ha pesato maggiormente nella decisione del giudice? L’avvocato Franco Coppi, avvocato difensore di Patrizia Del Meglio e Gianfranco Scancarello, due delle cinque persone imputate, ha commentato in esclusiva all’Avanti!online: «C’era un’inconsistenza totale nell’impostazione accusatoria dettata dalla mancanza di riscontro probatorio delle accuse. Come può capitare che dei bambini vengano violentati senza riportare alcun graffio? Dalla loro avevano solo il racconto dei bambini, ritenuti attendibili dalla psicologa del Tribunale, che però non ha trovato alcun riscontro».

GIUSTIZIA INFINITA – Scandalo nello scandalo è che ci sono voluti ben 6 anni per giungere soltanto alla sentenza di primo grado. «ll processo poteva finire molto prima ma la difesa ha voluto a tutti i costi andare al processo. Attendere tanto tempo perché sia fatta giustizia – continua l’avvocato Coppi – è forse l’aspetto più amaro dell’intero processo sia per i genitori che per gli imputati che sono stati umiliati e hanno perso il lavoro. I miei assistiti sono soddisfatti, commossi e provati per la gogna mediatica alla quale sono stati sottoposti».

I LEGALI DELLE FAMIGLIE DEI BAMBINI ANNUNCIANO RICORSO – I legali delle famiglie dei bambini coinvolti nella vicenda hanno già annunciato di voler fare appello: «Non ci fermeremo qui faremo ricorso. Siamo amareggiati – ha detto l’avvocato Pietro Nicotera, legale di due famiglie dei bambini – perché significa che i giudici non hanno dato credito alla vicenda». Mentre il difensore di due degli imputati si dice sereno e fiducioso: «Spero che il buon senso prevalga. E’ una sentenza – prosegue l’avvocato Coppi – che non lascia spazio a dubbi anche perché è stata pronunciata con la formula ‘perché il fatto non sussiste’. Mi dispiace la reazione dei genitori che invece di essere contenti sembra quasi che preferissero che gli imputati fossero condannati per abusi che non hanno commesso. Ringrazio Dio che il tribunale abbia potuto ricostruire la certezza dei fatti escludendo gli abusi».

DALLE INDAGINI AL PROCESSO – Ecco quanto accaduto in questi anni. Il 9 luglio 2006 tre famiglie sporgono denuncia ai Carabinieri di Bracciano contro tre maestre per presunte violenze sessuali ai danni dei loro figli di 3 e 4 anni. Il 13 ottobre vengono interrogate due insegnanti e una bidella. Tre giorni dopo, altre 5 denunce vengono sporte da altrettante famiglie con le medesime accuse. Il 12 gennaio 2007 sei persone vengono iscritte nel registro degli indagati. Il 24 aprile Silvana Magalotti, Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, Cristina Lunerti, Gianfranco Scancarello, Weramuni Kelun De Silva vengono arrestati con le accuse di reati di associazione per delinquere, maltrattamento di minori, atti osceni, sottrazione di persone incapaci, sequestro di persona, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale aggravata, violenza sessuale di gruppo, atti contrari alla pubblica decenza.

LA SENTENZA DOPO BEN 6 ANNI – Il 10 maggio 2007 il Tribunale del Riesame rimette tutti in liberta’, senza alcun obbligo. Il 22 luglio 2008, con l’audizione di due bambine si conclude l’incidente probatorio disposto nel maggio del 2007. Il 6 gennaio 2009 viene chiusa l’inchiesta. Il 28 luglio, il pm Marco Mansi chiede il rinvio a giudizio delle maestre Silvana Magalotti, Patrizia Del Meglio e Marisa Pucci, del marito della Del Meglio, Gianfranco Scancarello, e della bidella Cristina Lunerti a conclusione dell’inchiesta. Il 12 febbraio gli indagati sono rinviati a giudizio. Durante la fase dibattimentale, vengono ascoltati i genitori: una madre riferisce che sua figlia le avrebbe indicato la casa di due degli imputati come luogo nel quale faceva «giochi brutti». Dopo uno stop dovuto al trasferimento di uno dei giudici del collegio, bloccato prima dal Csm e poi dal Tar del Lazio, il processo riparte. Il 2 aprile scorso la richiesta del pm: dodici anni per ogni imputato. Ieri la sentenza.

LA PROVOCAZIONE, “LEGALIZZIAMO LA PEDOFILIA” – «Questa sentenza significa che la testimonianza del minore non ha valenza. Questi bimbi sono distrutti, sono ancora in cura. Il minore e’ sempre perdente, oggi e’ una grande sconfitta e il messaggio che rischia di passare e’ pericoloso». Cosi’ Arianna di Biagio, presidente dell’associazione ‘Genitori di Rignano’, che poi conclude con una provocazione: «Allora a questo punto legalizziamo la pedofilia”.

GENITORI URLANO IN AULA A LETTURA SENTENZA – Urla in aula contro i giudici da parte dei genitori che si trovavano nel tribunale di Tivoli alla lettura della sentenza che ha assolto i cinque imputati accusati di abusi sessuali nei confronti di 21 bambini della scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio. I genitori dei bambini, presenti in aula come parti civili, hanno urlato contro i giudici prendendo poi a calci e pugni la porta dell’aula.

AMICI IMPUTATI ESULTANO, E’ GIUSTIZIA – Un boato di gioia e’ partito da alcuni amici degli imputati alla notizia della loro assoluzione. Il contenuto della sentenza e’ stato comunicato alla stampa da un avvocato poiché era stato loro interdetto l’accesso all’aula. «Doveva finire così, sono tutti innocenti. Questa è giustizia», dicono gli amici delle maestre.

TELEFONO AZZURRO – Come stanno i bambini coinvolti? E’ la domanda che pone Telefono Azzurro dopo la sentenza di primo grado sulla vicenda di Rignano Flaminio. «Le difficoltà emotive e comportamentali piu’ volte riferite dai genitori hanno trovato ascolto, aiuto? La violazione dei diritti di un bambino – dice la nota – reclama giustizia, ma il benessere di un minore non passa solo attraverso le aule dei tribunali o il clamore dei media. Da domani, allora – si legge in una nota- riaccendiamo pure i riflettori e i dibattiti televisivi su Rignano Flaminio e chiediamoci cosa possiamo fare di più e meglio – come politici, rappresentanti del mondo associazionistico, psichiatri, psicologi, criminologi, giudici e avvocati, operatori delle Forze dell’Ordine, dei servizi o semplici cittadini – per tutelare i diritti dei bambini coinvolti in casi di pedofilia».

Lucio Filipponio

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. ah ah hahaah ha ah avete perso la causa calunniatrici di czo adesso risarcite i danni ,anche se nessuna cifra al mondo potra’ ridare la serenita a 5 innocenti ed oneste persone! che i vostri figli marciscano allinferno!

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