mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Sfila la polemica alla Fashion Rio: niente passerella perché sei di colore. Peccato che lo sia il 51% della popolazione
Pubblicato il 28-05-2012


A Rio de Janeiro sfila la polemica, tanto per smentire che la moda è vuota e non si accorge del mondo reale con i suoi fermenti: non è vero che la moda non guarda oltre il proprio naso, aldilà dell’universo del fashion. Proprio mentre nella Capitale brasiliana si svolge la Settimana della moda, uno degli appuntamenti più importanti per il Brasile con i suoi giorni di sfilate che presentano, tra le altre cose, le collezioni bikini per la stagione estiva 2013, numerosi modelle e modelli brasiliani di colore, hanno manifestato contro l’evidente discriminazione nei confronti della loro origine africana, che li rende presenti sulle passerelle solo nella misura del 10%. Rapporto molto lontano rispetto alla realtà multiculturale che compone la popolazione brasiliana.

BIKINI BICOLORE MA MODELLI ‘BIANCHI’ – «Ci discriminano in un Paese dove più della metà della popolazione è nera o meticcia», grida qualche modello dalla folla durante la manifestazione nel cuore della città. Così la Fashion Rio ha preso il via tra le proteste. Le immagini delle sfilate che davvero hanno fatto il giro del mondo in queste ore, sono quelle dei cortei che hanno espresso il malcontento dei giovani modelli e delle giovani mannequin di colore. E mentre sulle passerelle, quelle vere, sfilano bikini bicolore, caftani sottili e ampi, accessori di legno e bambù – tra collane, bracciali, orecchini e borse – e coloratissimi cappelli estrosi, le modelle e i modelli di colore sono stati tagliati fuori.

51% DELLA POPOLAZIONE DI COLORE – Che i bikini siano verdi, arancioni o con sfumature del classico rosa Schiapparelli, le passerelle sono allegre e festaiole nello spirito che prelude la prossima estate. «L’esclusione delle ragazze e dei ragazzi di colore è un abuso e un attentato contro la diversità nazionale», ha dichiarato il francescano Fratello David, direttore dell’organizzazione non-governativa ‘Eduardo’ che, oltre ad aver promosso e sostenuto l’iniziativa, si impegna da anni per favorire l’integrazione al lavoro di giovani di colore e indiani. David continua spiegando quanto la moda debba tenere conto di fattori sociologici e culturali come ad esempio che il 51% della popolazione brasiliana è di colore e l’industria del fashion dovrebbe quindi «impiegare come minimo il 20% di modelli di colore nelle sfilate».

PIU’ COLORI FLUO E DISCRIMINAZIONE – Se da un lato sul palco della Fashion Rio tramonta il bikini classico con il reggiseno a triangolo per lasciare spazio al costume intero senza bretelle (il must di questa estate che dominerà anche la prossima) continuano le manifestazioni proprio fuori dal quartier generale della kermesse in un clima di tensione molto lontano dal tripudio di colore dei capi che calcano la passerella. L’industria della moda, in occasione dell’appuntamento brasiliano, commette l’errore di dimenticare, o peggio di escludere volutamente, chi fa parte della nazione ed è pronto a lavorare. E dimenticandosi o discriminando uno dei fattori di ricchezza culturale della nazione, rappresentato dalla diversità dei colori (non quelli dei bikini), fa fare un passo indietro al proprio prestigio che, da qualche tempo, iniziava a rappresentare un’occasione di progresso economico e politico. La moda, in questo caso troppo concentrata sui colori fluo e nell’organizzazione dei parties, spesso viene tacciata di essere molto distante dalla realtà, con i suoi prezzi irraggiungibili e le micro-taglie delle modelle e in questa occasione brasiliana non si smentisce: piuttosto che rappresentare in piccolo la varietà culturale della nazione che ospita la fashion week, lascia parlare di sé solo per questo spiacevole evento che sa tanto di discriminazione.

 

 

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