martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Sicilia, la Regione fa dietrofront: i conteggi sul voto di Palermo sono validi
Pubblicato il 09-05-2012


Tutto da rifare in Sicilia? No, anche perché è rientrato il caos sull’interpretazione delle norme regionali che nella mattinata di ieri aveva sparigliato i risultati elettorali delle amministrative in Sicilia, rimandando al ballottaggio quattro sindaci eletti al primo turno e stravolgendo il risultato nel capoluogo, che ha visto Leoluca Orlando in testa con oltre il 47% dei voti. La Regione ha fatto dietrofront confermando i risultati diffusi dai comuni in precedenza.

IL DIETROFRONT  DOPO LA BUFERA – Nella mattinata di ieri l’assessorato alle Autonomie locali cercando di fare chiarezza nel marasma che si era creato aveva inviato una nota ai Comuni interessati dal voto, spiegando che tutte le percentuali attribuite ai candidati sindaci andavano corrette al ribasso. L’assessorato nelle ore successive ha avviato una verifica sulla corretta interpretazione della norma. In pratica, gli uffici elettorali avevano assegnato le percentuali sulla base del totale dei voti attribuiti ai candidati sindaci. Invece, secondo la prima interpretazione della Regione, la base doveva essere calcolata sul totale dei voti validi, ovvero quelli presi dai candidati sindaci ma anche da liste e candidati al consiglio, con l’unica eccezione delle schede nulle. E ciò per effetto del combinato di due leggi regionali – la 35 del 1997 e la 6 del 2012 – che lascia in piedi il vecchio sistema di calcolo, costruito quando il voto per il consigliere si estendeva automaticamente al candidato sindaco.

FALLIMENTO AMMINISTRATIVO – Il plateale fallimento amministrativo non avrebbe modificato il risultato di Palermo ma avrebbe finito per abbassare di non poco la quota “ufficiale” di Leoluca Orlando (scesa fra il 30 e il 35 per cento) e del suo rivale al ballottaggio, Fabrizio Ferrandelli, stimato intorno al 10. Questo perché, sempre secondo la prima lettura della Regione, nel conteggio, che prevede il voto disgiunto, sarebbe stato necessario considerare come base elettorale anche le schede in cui era stato espresso solo il voto di lista e non quello per il sindaco, circa il 30% del totale.

BASTA POCO – Intanto solo qualche ora fa i toni erano caldi e sono volate parole grosse. «Siamo davanti al pressapochismo fatto sistema. Se io avessi il 37% – punge Orlando a margine di un incontro con i giornalisti – qualcun altro avrebbe il 7%. Non cambia niente ma mi sembra comunque una cosa un po’ bizzarra. Sarebbe un vulnus della democrazia – conclude – se in consiglio fossero presenti solo 2 liste». Netto l’attacco di Orlando al suo antagonista, il candidato Fabrizio Ferrandelli. L’ex Idv non perde però tempo e, dopo aver definito il suo rivale «un Berlusconi di sinistra», incalza riprendendo anatemi già lanciati in campagna elettorale: «Orlando non sta messo bene con la democrazia. Lui ha detto tutto e il contrario di tutto: butta il sospetto su tutto, parla sempre di inciuci».

INCOMPRENSIONE NORMATIVA – A riaccendere la battaglia in punta di lingua tra i due sfidanti è stato un problema di interpretazione della normativa in atto per le elezioni amministrative, che ha avuto una rilevanza non indifferente nella fase di conteggio delle schede. Si sono sovrapposte, cioè, due leggi regionali: una fa confluire il voto dei consiglieri comunali collegati al sindaco direttamente a quest’ultima, l’altra (l’ultima, quindi quella prevalente) prevede che siano valide solo le preferenze espresse direttamente per il candidato, e che il resto dei voti vadano al candidato consigliere a lui collegato. Con l’inghippo di ieri, insomma, i due candidati si sono visti piovere addosso una valanga di voti che a rigor di norma non possono essergli attribuiti. Il riconteggio, attualmente in corso, andrebbe a rosicchiare un totale di circa 10-15 punti dalle percentuali ottenute dai due candidati arrivati al ballottaggio.

DOCCIA FREDDA – Nel caso di Palermo non verranno modificati i  rapporti di forza, ma in altri comuni della Sicilia sono già venuti a crearsi diversi problemi. Esemplificativo il caso di Misterbianco (Catania), dove il deputato regionale del Pd Antonio Di Guardo ieri in serata aveva già festeggiato l’elezione, strappata con il 56% di preferenze. Ieri, con il riconteggio e il conseguente abbattimento della percentuale al 42,88%, la sua vittoria si trasforma in appuntamento al ballottaggio con il candidato Pdl Antonio Condorelli e il suo nuovo 24,26%.


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