giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Terremoti, l’esperto: “Nessuna zona è priva di rischio”
Pubblicato il 21-05-2012


Dormivano sonni tranquilli ieri notte in Pianura Padana quando, intorno alle 4, la scossa di magnitudo 5.9 si è liberata facendo tremare la terra. Spesso ai primi posti nelle classifiche per qualità della vita, l’immensa distesa piatta della Val Padana è, invece, agli ultimi posti quando si parla di rischio sismico, almeno lo era fino a ieri. Già lo scorso gennaio, un  forte movimento tellurico aveva interessato la zona appenninica fra Parma e Reggio Emilia provocando eventi sismici di magnitudo 4.9 e 5.4, susseguitisi a distanza di pochissimi giorni. Poi, ieri notte, improvvisa, una scossa che si è portata via la vita di 7 persone, ha distrutto chiese e si è lasciata dietro edifici squarciati e infrastrutture distrutte. Dopo la prima forte scossa della notte,la terra ha continuato a tremare: alle 15:18 di ieri e poi per tutta la giornata fino ad oggi, in una sequenza che ha fatto registrare più di 100 repliche nella zona compressa fra il Ferrarese e il Modenese. A differenza di gennaio però, quando un movimento della “placca adriatica” dette origine ad una scossa con epicentro fra i 30 e i 60 km nel sottosuolo, il terremoto di ieri si sarebbe originato ad una profondità compresa fra i 6 e gli 8 km.

L’evento sismico di ieri fa salire naturalmente la soglia d’attenzione, prima di tutto da parte degli esperti sismologi deputati al controllo e allo studio dei terremoti. In particolare l’Avanti!online ha intervistato Luca Malagnini, dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che si occupa di monitorare l’attività delle faglie sismo-genetiche.

La Pianura Padana era considerata una zona a basso rischio sismico. Come spiega lei quello che sta accadendo?

Innanzitutto è bene precisare che la stessa Pianura Padana non è una zona priva di rischio. Noi esperti parliamo di “pericolosità sismica” e, in quella zona, la pericolosità sismica è considerata bassa. Questo non significa che non si possano verificare eventi anche di forte intensità come quello di ieri, tuttavia non sono frequenti. Ad esempio una scossa di magnitudo simile a quella di ieri si era verificata, a Ferrara, nel 1570. La probabilità che si verifichi un evento sismico è dunque da considerarsi bassa in termini probabilistici. E’ possibile arrivare a queste conclusioni perché noi mettiamo a punto dei modelli osservando le faglie attive, la storia sismica di una determinata area e altri fattori con il fine di determinare delle mappe e delle priorità di intervento.

Quando si verificano eventi di questo tipo assistiamo ad un fiorire di teorie in merito a possibili tecniche di previsione. Lei, da esperto, è a conoscenza di modelli in grado di prevedere gli eventi sismici?

Per quello che riguarda il discorso sulla previsione stiamo parlando di tre tipi principali informazioni che ci servono: il dove, il quando e la portata dell’evento. Ad oggi, è bene sottolinearlo chiaramente, non esiste una tecnica in grado di stabilire in forma deterministica questo tipo di informazioni. Esistono sicuramente dei precursori, ad esempio si è fatto un gran parlare del Radon, ma il problema è che, in alcuni casi, questi precursori hanno funzionato e in altri no, dunque non è possibile stabilire un sistema di tipo scientifico. Quello che è importante sono gli studi di previsione probabilistica che ci permettono di mettere a punto strumenti e mappe per stabilire le priorità di intervento.

Parlando di interventi, a che punto siamo, in un paese così a rischio come l’Italia, rispetto alle misure di prevenzione e all’adeguamento degli edifici?

Proprio parlando di priorità posso dire che in Italia si fa ricerca di alto livello che viene tradotta in mappe che sono a diposizione delle amministrazioni. Non so quanto in relatà questi dati vengano tradotti in interventi da parte delle classi politiche. All’Aquila, ad esempio, la Prefettura è venuta giù per prima, e la prefettura è una struttura critica che era stata costruita in una zona rossa. L’attività di prevenzione e la messa a norma degli edifici ha un costo alto, è un investimento a lungo termine, ma la politica molto spesso pensa all’immediato forse dovrebbe essere più lungimirante.

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