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Opinioni e commenti
 

Tra “Aquile e Polli” il Grillo politico parla ancora da comico!
Pubblicato il 23-05-2012


Il leader del Movimento a 5 Stelle, che da anni non perde occasione per fare il Grillo parlante, ieri non ha risparmiato al leader del Pd Bersani un paragone zoologico degno di Trilussa o di Esopo, che vedrebbe il segretario del Pd come un «pollo che si crede un’aquila», riferendosi al modo con cui Bersani avrebbe accolto gli ultimi risultati elettorali del proprio partito nelle ultime amministrative. Grillo c’è andato giù pesante, ma non è una novità: Bersani sarebbe una «creatura mostruosa generata dalla resurrezione di un cadavere» e via dicendo. Siamo alle solite: Grillo commenta a modo suo e sparge il proprio becchime di parole, parolone e parolacce. Bersani dal canto suo risponde, ma non con un trilussiano “io seguito a fa’ l’Aquila e tu er Gallo”, bensì con uno «stai sereno», “vola basso”.

AQUILE, POLLI E GRILLINI – Ma il gallo della poesia L’Uguaglianza di Trilussa, è ben lontano dal voler essere un personaggio ridicolo come il Bersani dipinto da Grillo. Piuttosto, l’animale del poeta romano, è un tantino “fissato” con l’idea dell’uguaglianza: non ritiene giusto che l’aquila, animale fiero, elegante e privilegiato per natura, se ne stia sulla montagna mentre lui non fa altro che beccare tra la “mondezza d’un cortile”. Insomma, il gallo di Trilussa parla di cose serie e propone alla regina degli uccelli di vivere allo stesso livello perché sarebbe più “comodo” ma anche “più bello”. Se Grillo dovesse leggere e immedesimarsi in uno dei due protagonisti dei versi di Trilussa, si troverebbe senza dubbio dalla parte del pollo. Ma non sappiamo se il comico e/o leader fondatore del Movimento a 5 Stelle, promotore di una vera e propria invasione di ‘grillini’ (un po’ come l’ottava piaga d’Egitto), abbia pensato ai versi del poeta romano mentre paragonava il segretario del Pd a un pollo.

BERSANI: GRILLO, STAI SERENO! – Grillo affonda: «Il non morto (ma quasi) di un partito mai nato Bersani, ha detto di aver ‘non vinto’ a Parma, Comacchio e Mira. Chiamate un’ambulanza per un TSO» e, scomodando un altro volatile, consiglia ai lettori di accompagnare Bersani «alla prima panchina con un sacchetto di becchime per i piccioni» e ancora: «Prima di parlare di lavoro, Bersani dovrebbe lavorare, ci provi, in futuro ne avrà bisogno». Dallo scranno del proprio blog non ne fa passare neppure una al segretario del Pd che, senza perderci troppo tempo, risponde «A Grillo dico: “Sta sereno, ora sei un capo partito anche tu e non basterà bestemmiare gli altri, dì qualcosa di preciso per il paese… E stai sereno”». Il duello verbale-virtuale si accende grazie ai toni pungenti di Grillo, degni di una conversazione da bar piuttosto che di un colorato pamphlet (cosa che probabilmente voleva essere) o di uno spettacolo di cabaret. Il ‘pollo!’ di Grillo rivolto a Bersani, fa rimpiangere il modo gentile di Trilussa, che dimostra quanto sia possibile criticare qualsiasi cosa, pure il re e il papa, attraverso un misurato equilibrio verbale.

SPARGE IL SUO MANGIME – Grillo ancora non fa sconti e il potere mediatico che ha la possibilità di esercitare sulla popolazione continua a non impiegarlo per volare in alto né per far spiccare il volo all’Italia. Grillo dovrebbe piuttosto seguire l’esempio del libro Messaggio per un aquila che si crede un pollo, di Anthony De Mello, pubblicazione di successo di metà anni ’90, dove ad essere incitato era il risveglio della coscienza di tutte quelle aquile che credono di essere nella condizione dei polli, che stanno a testa bassa a beccare il mangime che gli viene sparso davanti senza sapere di essere in grado di volare. E Grillo non farà decollare l’Italia, fino a che anche lui non smetterà di spargere il suo mangime, che tutti beccano a testa bassa, magari non dalla stessa panchina di Bersani per evitare l’ennesima zuffa tra polli.

Vittoria de Petra

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