domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Tutti i perchè di un declassamento annunciato
Pubblicato il 18-05-2012


L’agenzia di rating Moody’s ha recentemente declassato 26 banche italiane. Secondo l’agenzia di rating internazionale, il declassamento riflette la vulnerabilità delle banche italiane in un ambiente operativo avverso, dove per ambiente operativo si intende l’Italia e l’Europa. In particolare Moody’s spiega che le banche sono costrette ad operare in un contesto economico che si deteriora. L’Italia infatti è in recessione e il prodotto interno lordo è previsto ridursi dell’1,9% nel 2012, anche a causa delle misure di austerità del Governo Monti che contraggono la domanda di beni e servizi.
LE RAGIONI DI MOODY’S – In un tale scenario, spiega Moody’s, le banche italiane saranno costrette a fronteggiare il peggioramento della qualità dei crediti concessi facendo ulteriori accantonamenti, con un conseguente peggioramento delle performance reddituali delle banche stesse. Infine, scrive Moody’s, la carenza di liquidità ed il crollo dei finanziamenti interbancari, riduce le fonti di finanziamento per le stesse banche. Se tale situazione si protrae per troppo tempo, spingerà le banche a ridurre i finanziamenti concessi, tramite una ulteriore stretta creditizia. Insomma un’analisi molto negativa quella di Moody’s, che non manca di sottolineare come i rischi siano amplificati dalle preoccupazioni degli investitori riguardo la sostenibilità del debito pubblico italiano.
I TANTI DUBBI CHE NON CONVINCONO – Ma si tratta di una parere fortemente opinabile. Ad esempio, tra le ragioni addotte da Moody’s nel declassamento vi è la maggiore difficoltà delle banche italiane di rifinanziarsi sul mercato. Ma Moody’s sembra non tenere in dovuto conto che se in Europa solo il 61% del passivo delle banche è costituito da conti correnti, la forma di finanziamento più stabile per le banche, questa percentuale sale in Italia ad oltre il 68%. E’ dunque il caso di porci alcune importanti domande. Primo, quella di Moody’s è solo un’analisi razionale fine a se stessa oppure vi è il rischio che con questo tipo di interventi le agenzie di rating influenzino lo svolgimento degli eventi nel senso da loro predetto o voluto? Certamente il declassamento da parte di Moody’s del sistema bancario italiano, ora considerato tra i peggiori nell’ambito delle economie avanzate europee, aumenterà i costi di finanziamento delle banche italiane, il che a sua volta comporterà un aumento dei costi di finanziamento per le imprese e le famiglie italiane e, di conseguenza, una riduzione degli investimenti e dei consumi.
PERCHE’ LE AGENZIE DI RATING HANNO TANTO POTERE? – Secondo quesito: perché le agenzie di rating hanno tanto potere, pur essendo dei soggetti privati? Perché l’Europa è stata così sciocca da recepire gli accordi di Basilea II e III senza dotarsi prima di una propria agenzia di rating. Gli accordi di Basilea fissano le regole con le quali si fa credito e sostanzialmente, a tutela della stabilità del sistema, fissano quanto capitale una banca debba accantonare a fronte dei finanziamenti concessi. Il problema sta nel fatto che la rischiosità delle attività nel portafoglio delle banche si determina sulla base dei giudizi delle tre principali agenzie di rating: Moody’s, Standard&Poors’ e Fitch’s. Ecco perché, pur essendo dei soggetti privati, sono molto influenti: sono stati incorporati e, così facendo, legittimati da pessime regole pubbliche. Inoltre l’Europa, invece di costituire una propria agenzia di rating, ha scelto la strada di provare a regolare quelle esistenti tramite la recente costituzione di una apposita Autorità, la European Security and Markets Authority. Tuttavia, la strategia politica europea di intervenire come meri regolatori si sta rivelando profondamente inadatta ai tempi.
CHI VUOLE PEGGIORARE LA NOSTRA SITUAZIONE? – Ed infine, l’ultima domanda: potrebbero sussistere forze esterne all’Italia interessate a peggiorare la situazione economica nel nostro Paese e in Europa? La risposta è purtroppo affermativa. Alcune forze esterne all’Europa potrebbero essere interessate a distruggere l’Euro e la costruzione europea, agendo, come tempo per tempo possibile, sugli anelli deboli della catena. Ecco perché la Consob ha convocato Moody’s per avere chiarimenti sul downgrade, ecco perché l’Associazione Bancaria Italiana definisce irresponsabile, incomprensibile e ingiustificabile il downgrade di Moody’s. Ma soprattutto ecco perché esponenti politici italiani di primo piano hanno cominciato a parlare di disegno criminale. Desidero allora concludere con una esortazione ed uno spunto di riflessione. L’esortazione è rivolta alla nostra classe politica affinché si faccia promotrice di una vera e propria agenzia di rating di matrice europea.
RIFLESSIONI CHE PESANO – Lo spunto di riflessione: io credo che se l’Euro supererà la tempesta, bevendo l’amaro calice tedesco con un po’ di zucchero franco-italiano, rappresenterà comunque una valuta forte, rivalutata rispetto ad altre importanti valute quali il dollaro statunitense e la sterlina inglese. Le immissioni di liquidità da parte della Banca Centrale Europea sono infatti state immissioni a tempo e comunque controllate. Al contrario, la Federal Reserve statunitense e la Bank of England, sono intervenute a partire dal 2009 con pesanti immissioni di liquidità nel sistema, al fine di salvare i propri sistemi bancari. Questo ha portato ad una inevitabile svalutazione del dollaro e della sterlina. Prima dell’ultima crisi che ha colpito l’Europa nella primavera del 2011, occorrevano anche 1,48 Dollari per comprare un Euro. Forse per qualcuno erano troppi…
Alfonso Siano

 

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Commenti all'articolo
  1. Ottima analisi. Condivido le tue perplessità. Anche se il rischio di una agenzia di rating europea potrebbe essere che tenda a favorire la politica di un paese a discapito di un altro. Il problema e’ sempre lo stesso: chi controlla il controllore?

  2. E’ davvero sconcertante la sottomissione, la dipendenza, la passività della classe dirigente europea nei confronti delle agenzie di rating che sono imprese private che agiscono in difesa di interessi particolari. A tal punto è giunta la subordinazione della politica all’economia e particolarmente a gruppi finanziari irresponsabili che curano esclusivamente il proprio profitto.
    Come viene evidenziato nell’articolo,le soluzioni non mancano. E’ mancata finora la volontà e la forza per attuarle

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