martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Vieni avanti Grillino!
Pubblicato il 08-05-2012


Grillini. Nel nome c’è tutto. C’è il vecchio che avanza e che fagocita la seconda Repubblica e le sue effigi. C’è il trionfo della politica ottocentesca degli automi, della comunicazione cyberpunk dei replicanti. Uno, nessuno e centomila. Grillo è uno e trino, anzi dickiano nella capacità fantascientifica di essere ubiquo, qui e altrove, in carne e in rete. Non c’è trucco, l’inganno sì. Dimentichiamoci del partito old style che fa sorridere quando cerca scorciatoie per stare al passo con social network giovani e con giovani elettori, che fa deprimere quando senti di tesorieri d’oro destreggiarsi tra diamanti, lauree prese in Albania e ristrutturazioni di ville di famiglia.

Grillini. Nel nome c’è tutto. Se negli anni del Biscione la mela avvelenata si è chiamata tv, allora l’epoca della riproducibilità tecnica ha avuto la meglio prima sui modelli televisivi e poi, mai sazia, si è avventata sui codici della politica. Famelica ha masticato gli onorevoli convitati alla ghigliottina delle amministrative in migliaia di comuni italiani. Un tranquillo week end di paura per quanti in cuor loro alla vista di un possibile ballottaggio si ripetevano: “Fa che non sia con un grillino! Fa che non sia con un grillino! Fa che non sia con un grillino!…”. Questa notte ci ha aperto gli occhi. Spalancati su un ex-comico che non ha mai appeso il copione al chiodo, sempre pronto a regalare facili battute e promesse di rinnovamento difficili da mettere in pratica.

Grillini. Nel nome c’è tutto. Lo hanno chiamato menestrello, pifferaio magico, capo-clown dell’antipolitica o peggio “capo-bastone” di una folta schiera di vedette e “teste di legno”, figuranti a buon mercato e principi della seconda fila. Sempre in seconda fila, dietro il grande capo che vede e provvede, che parla per tutti e ci mette la faccia da comico ma non ha gli attributi per scendere in campo, leader maximo del “vai avanti tu grillino che magari poi arrivo anch’io…”, del vaffa a prescindere perché suona bene e in termini di voti funzione meglio. Tutti quelli che pensavano di aver archiviato il berlusconismo, pian piano capiscono di dover fare i conti con il post antiberlusconismo, con quella fase autolesionista della politica italiana che si rigenera e continua a muovere la coda. E’ l’epoca della politica 2.0, del twitt uguale voto in più “che anche questa volta portiamo a casa la pagnotta”, del magna magna trasversale e mai demodé, dell’abisso che separa il Palazzo dal Paese reale. E’ solo una questione di P maiuscola oppure c’è da sperare che le cose cambino? A loro insaputa, magari.

Grillini. Nel nome c’è tutto. Perché non è un caso se solo ad elezione conclamata, abbiamo avuto il piacere di ascoltare la viva voce del primo grillino nominato sindaco. Oibò i grillini oltre a sorridere a comando alle battute del capocomico sanno anche parlare. E per di più dicendo cose ragionevoli. Quello che balza alle orecchie è semmai la pacatezza nei toni e nei contenuti del neo sindaco. E tutti a chiedersi: ma sarà lo stesso che per mesi di campagna elettorale ha spalleggiato, seppur affetto da una strana forma di mutismo, Grillo strillone non di giornali ma di slogan bossiani prima maniera rivisti e corretti per l’occasione? E allora dopo qualche minuto di disorientamento, non è difficile afferrare il bandolo della matassa e capire che dietro uno dei tanti candidati factotum, schierati come da copione in seconda fila ad ogni comizio, c’è il vuoto pneumatico, il grande bluff, la vera sconfitta della politica quando si sparigliano gli avversari mentendo ai propri elettori. Ci si vende come il più acerrimo dei movimenti, all’americana perché chiamarsi partito non avrebbe funzionato, e poi a risultato incassato ci si trova davanti un agnellino mansueto, buono al massimo da fare al forno con le patate per la Santa Pasqua.

Grillini. Nel nome c’è tutto. Grillo in fondo è il trionfo della oclocrazia, quella degenerazione demagogica della democrazia dove ad amministrare la cosa pubblica sono le masse. Platone ha messo in guardia dai rischi di un tale scenario un po’ come ha fatto, implicitamente, Machiavelli quando ha teorizzato le regole  per fare di un “principe” un “principe ideale”. Pena il rischio di oclocrazia, il principe a capo del governo di una nazione avrebbe dovuto essere dotato di una virtù fondamentale: essere sempre capace di mostrare ai suoi sudditi la necessità di un esecutivo “per il benessere del popolo”. Come lo definì un suo replicante, Grillo è considerato un “garante”, cioè un primus inter pares alla maniera di re Artù ma con la sola eccezione di non andare in guerra. No, I’ can’t, pena la perdita di credibilità nel suo ruolo di rappresentante di quel mondo migliore, duro e puro di cui lui stesso ha garantito l’esistenza. Ma quale esercito, seppur di figuranti muti e sorridenti a comando, può continuare a credere ad un leader che non è in prima linea a combattere? E semmai a morire, con tanto di medaglia al valore. Più che re Artù in salsa genovese, Grillo somiglia al visconte dimezzato di Calvino: incompleto e proprio a tal fine diviso in due secondo la linea di frattura tra bene e male. E allora in attesa che Grillo, quello vero, abdichi alla politica degli scranni romani e delle auto blu, non resta che accontentarci dei suoi replicanti, senza nome e voce che tanto uno vale l’altro. E dire vieni avanti grillino!

Lucio Filipponio

 

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Bisogna riconoscere che Beppe Grillo è un bravo demolitore,
    anche la Lega Nord lo è stata, ma quando si tratterà di ricostruire ciò che hanno sfasciato cominceranno i loro guai.
    Comunque era prevedibile che un’altro populista entrasse in campo e con successo, vista la credibilità che hanno i partiti era inevitabile.
    Mi dispiace che gli Italiani (anche se esasperati dai soliti imbroglioni) si lasciano convincere da coloro che vendono
    picconi e non premiano coloro che armati di cazzuole vogliono ricostruire, il nostro paese sgombro dai fardelli che lo stanno facendo sprofondare.
    In ogni caso democraticamente abbiamo quello che ci meritiamo.

    .

  2. Carissimo Avanti,io saro’ uno che vota Grillo al senato ed Ingroia alla camera ,il motivo è molto semplice , ovvero,al primo posto è da abbattere la politica che fino ad oggi ha governato .Il partito Socialista italiano è scomparso nel giorno in cui ha pensato di accuminarsi alla lotta di classe fatta dal’ex P.C.I. ,oggi PD .I vertici della sinistra italiana hanno scelto di non girare pagina con Renzi,che per quanto potesse essere un opportunista,di certo avrebbe potuto presentare l’opportunità di chiudere con la parte piu’ ingombrante del vecchio .Come è possibile prestare fede a chi in questi anni è stato in silenzio ed ha diviso ( quando non le tangenti )almeno i benefici di questa casta politica che si è solo preoccupata di mantenersi,e che niente ha realmente cercato di fare in giustizia per il popolo italiano ? E’ probabile che molti di quelli che voteranno Grillo o Ingroia lo facciano non perchè credano in loro ,ma perchè eleggendo loro ,sono almeno certi di non eleggere uno che marcio lo è con buone possibilità,non fosse altro per il tempo che è stato accanto a chi marcio lo era di certo . E’ ridicola poi la posizione dell’articolo,si parla di ricostruire ,e si dice che i grillini non sapranno farlo,ma non avete capito ? quì si tratta di abbattere con ruspe e buldozer,prima di ricostruire occorre fare largo ,e fino ad oggi i precedenti hanno ricostruito su costruzioni “marce” senza cercare di fare il largo che avrebbero dovuto.Per tanto un problema alla volta 1) vediamo di sgombrare il campo da tutto il marcio ed il concusso al vecchio sistema 2) ci saranno a breve nuove elezioni,visto che i vecchi politici hanno osteggiato una legge elettorale migliore a quella presente ,che definire un porcellum è solo un essere delicati ,spero che i grillini ed il movimento rivoluzione civile riescano a concorrrere per far che possa essere scritta in forma piu’ degna alla tradizione italica che dai tempi romani ha fatto scuola nel mondo almeno in giurisprudenza ( se pure la costituzione sia altra cosa ,puo’ dirsi in parte una variante,in quanto sempre nella ricerca di giustizia dovrebbero essere le due scritte ,il codice civile penale e la costituzione ) e poi vedremo cosa fare nel ricostruire……..intanto mi auguro si riesca a salvare una guerra civile .gianfranco mancini

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