mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Vivere l’arte o l’arte dal vivo? A Roma è un’esperienza “Contagio”-sa
Pubblicato il 07-05-2012


Arte partecipativa e virale? Lontani dal già visto e sperimentato a Roma c’è chi ha colto nuove sfumature nel tipico rapporto tra opera d’arte, autore e gallerista. C’è chi ritiene che si possa rileggere in chiave contemporanea il concetto di pandemia dell’arte, di diffusione di massa ma non massificata della fascinazione per le opere d’arte. E allora perché non scomodare il concetto di performance, di arte a tutto tondo, di nuove forme di mecenatismo e di proiezione dell’artista nel processo produttivo. C’è chi il 25, 26 e 27 maggio terrà nella Capitale l’esposizione “Contagio”. L’evento sarà organizzato all’interno dello spazio “InsensInverso”, un’associazione nata pochi anni fà nel quartiere romano della Magliana che tra le sue tante attività – muove i primi passi organizzando corsi di italiano per stranieri – concede anche il suo locale per l’allestimento di mostre. L’esposizione sarà organizzato da alcuni ragazzi che non sono veri e prorpi organizzatori di mostre, ma un gruppo di persone checondividono un stesso amore e una stessa passione: l’arte e tutto quello che essa ha da offrire.

VIVERE L’ARTE E L’ARTE DAL VIVO – “Contagio” si potrebbe definire una mostra a tema, ma sarebbe molto riduttivo. Piuttosto sarà una vera e propria esperienza articolata in un’esposizione permanente e da una serie di performance. I visitatori sono invitati a seguire un percorso toccante. Passo dopo passo si troveranno davanti una serie di opere di vario tipo: quadri, fotografie e istallazioni. La sera, invece, saranno ospiti inusuali e privilegiati di veri e propri eventi attraverso i quali proseguire la propria visita seguendo altre direzioni e altri stimoli offerti da musica dal vivo, performance, proiezione di cortometraggi e anche un breve spettacolo teatrale. La mostra nel suo complesso lavorerà e interagirà con i sensi degli spettatori, da quello visivo a quello tattile fino a quello acustico. Sarà un evento “virale” teso ad oiffrire stimoli non solo intellettuali ma anche dei sensi più basilari: “L’idea è quella di creare un gioco di atmosfere e di sensazioni che si contagiano e si inseguono l’una con l’altra, dove il rapporto dello spettatore con la singola opera è importante quanto il rapporto con la mostra intera”, dice Samuele Sestieri uno dei giovanissimi curatori della mostra.

L’ARTE PER L’ARTE – Ma “Contagio” non vuole essere contagiosa solo al livello formale-artistico, l’idea che si sono preposti i curatori è quella di un’organizzazione partecipativa. Frequenti sono infatti gli incontri tra artisti e organizzatori dove non si lavora in maniera monodirezionale, ossia con una piccola elitè che decide l’allestimento e la cura dell’evento, bensì con un atteggiamento aperto e coniugabile, dove ogni artista può dare voce alle proprie idee e attraverso il confronto e la discussione le può vedere realizzate. Tutto questo è possibile perche il fine ultimo della mostra è l’arte stessa. Tutti i partecipanti all’evento, sia gli organizzatori che gli artisti, si muovono sulla scia della famosa frase del filosofo francese Théophile Gautier: “L’art pour l’art”.

CONFRONTO E CONTAMINAZIONI D’ARTISTA – “Contagio” è un’idea innovativa e interessante che scuote un pò il paradigma classico opera/mostra o opera/museo e che sposta l’attenzione più sulle sensazioni e le emozioni del visitatore che sulla mostra stessa. Un’idea che “contagiandoci” vuole ricordarci l’importanza del confronto e delle contaminazioni, partendo dall’arte per arrivare alla vita.

Gianluca Lorenzini

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