giovedì, 23 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Vizzini (Psi): I partiti guardino all’Europa
Pubblicato il 04-05-2012


Dopo il caos delle primarie a Palermo pare arrivare il sereno. La sinistra trova il suo purosangue in Fabrizio Ferrandelli, candidato a sindaco. Il giovanissimo consigliere comunale è sostenuto da diverse associazioni locali e da un’ala dello stesso Pd. Ad appoggiare Ferrandelli a Palermo ci sarà anche il senatore socialista Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato. Vizzini ha spiegato all’Avanti!online la scelta di scendere in campo nella sua città per salvarla “dall’orlo del baratro”, spiegando poi disfunzioni e soluzioni utili a salvare la politica dal vento di erosione che si è sollevato recentemente.

Perché ha scelto di appoggiare Ferrandelli?
All’inizio ho votato per Borsellino. Poi, visto che sono un ferreo sostenitore delle regole, ho ritenuto corretto seguire le indicazioni date dalle primarie. È uscito un vincitore e ritengo che il mio dovere sia quello di seguire quanto indicato da quelle elezioni. Con Ferrandelli abbiamo fatto un ragionamento: a Palermo bisogna uscire dalla logica dell’”io” e fondare un grande patto generazionale che salvi una città ormai sull’orlo del baratro.

Quanto influiranno le indagini sul governatore Lombardo sugli equilibri delle amministrative?
Personalmente credo poco. A ottobre si andrà al voto in Regione, e lì probabilmente influiranno. Lombardo sicuramente si autodisciplinerà: al di là dei difetti, è una persona politicamente intelligente e, se si dovesse contemporaneamente andare alle elezioni anticipate, separerà le due votazioni.

Il Pd zoppica alle primarie, il centro è tutto proiettato verso il nuovo progetto di Casini e il Pdl correrà senza la Lega. I partiti sono in confusione?
A Palermo le amministrative sono fortemente condizionate dalle anomalie delle alleanze, che ultimamente sono diventate troppe. Qui, nella quinta città d’Italia, abbiamo il vincitore delle primarie sostenuto dal centrosinistra, con Orlando che invece, dopo aver appoggiato Borsellino, si è candidato con i Verdi, provocando così una grave lacerazione all’interno dello schieramento. Dall’altro lato c’è un Terzo Polo caratterizzato dal partito di Lombardo, mentre l’Udc ha scelto di fare l’alleanza con il Pdl e il Grande Sud. Intanto gli alleati storici del Pdl, quelli che avevano lasciato l’Udc e che fanno capo a Saverio Romano, corrono da soli al primo turno. Credo che la Torre di Babele sia più semplice da descrivere.

Perché c’è tutta questa frammentazione?
Gli schieramenti non tengono. C’è una crisi dei partiti, che oggi non hanno più regole né controlli. Partiti che hanno consentito a personaggi più o meno noti di entrare e uscire dalla politica con la porta girevole, come fosse un albergo. Solo che in albergo il conto lo paghi, nei partiti italiani oggi non succede neanche questo. Visto che abbiamo un problema con l’Europa che ci tocca da vicino, il mio augurio è che politicamente possiamo diventare tutti “più europei”. Oggi si è rotta la logica del partito che appartiene a una cultura, è tutto slegato. In Europa esistono grandi tradizioni cattoliche, socialiste e liberali intorno alle quali gravitano i verdi e qualche minoranza xenofoba. Negli ultimi 17 anni mai nessun partito europeo ha pensato di cambiare nome, con gruppi dirigenti che restano inchiodati alla loro poltrona, come invece succede qui in Italia.

Cosa succede qui?
Nell’ultimo ventennio tra piante, animali e quant’altro, qui da noi si è visto veramente di tutto. Abbiamo assistito ad atteggiamenti che in Europa  nessuno si sognerebbe mai anche solo di proporre. In Europa i leader vanno a casa insieme al gruppo dirigente. Il fatto che il maggior partito di sinistra italiano sia la somma dei post comunisti e dei post democristiani la dice lunga.

Lei è tornato da poco al “suo” Psi. Quanto e cosa ha trovato di diverso rispetto a vent’anni fa?
Ho trovato una generazione nuova che riesce a guardare avanti e non si fa prendere dalla sindrome del reduce. Una generazione che ha voglia di parlare alla gente, mettendo nel frattempo a nudo l’anomalia italiana. Quello socialista è il secondo gruppo al Parlamento europeo mentre in Italia i socialisti hanno un solo parlamentare. È una scelta che ho operato liberamente, mettendoci la faccia e correndo un rischio, ma è quello che faccio da tutta la vita. Se riusciremo a trovare il modo di vivere non come reduci né da pionieri, se riusciremo a spiegare che facciamo parte di una grande famiglia europea, probabilmente lo spazio per rimontare c’è e spero che lo dimostreremo anche alle prossime amministrative.

Quanto resta da vivere al sistema bipolare?
Il bipolarismo non si inventa con la legge, funziona solo se è parte della cultura di un popolo. In Italia è stato vissuto come una sorta di vendetta elettorale nei confronti di chi ha governato. Il bipolarismo funziona quando c’è una piena legittimazione reciproca tra le parti in campo. Una legittimazione che in Italia non è mai avvenuta. Oggi dobbiamo trovare il modo di uscire da 17 anni tutti italiani in cui abbiamo subito un sistema bipolare bloccato. Sono stati 17 anni di scontro continuo tra due sole persone, Berlusconi e Prodi. Non è mai successo in nessuna democrazia matura.

Come si cura questa disfunzione tutta nostrana?
Serve maggiore equilibrio tra i partiti diventati ormai troppo “pesanti” e quelli invece “liquidi” della nuova stagione. Serve, soprattutto, un ritorno ai partiti delle regole che presentino valori culturali, senza scontro ideologico. Partiti che creino legittimazione reciproca generando così alternanza o, quantomeno, la possibilità di affrontare insieme il governo del Paese quando non viene espressa una maggioranza chiara. Non come sta accadendo oggi, che si fanno le “piccole riunioni” in modo quasi clandestino tra i tre del “sacro vertice” ABC, tra l’altro su temi importantissimi.

Raffaele d’Ettorre

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. All’indomani del tentato suicidio del cinquantenne della provincia di Bergamo e del sequestro che ha tenuto tutti con il fiato sospeso per ore in attesa di un’esito positivo, siamo ancora di fronte al movimento pindarico dei partiti che provano a rinnovarsi come in uno scacchiere di novità che rappresentano sempre gli stessi, mentre la gente per bene, indebitati e non, è quasi alla disperazione totale. Serve una riflessione etica e morale di alto livello ed un ripensamento della politica italiana in chiave storica e di un ripensamento della politica italiana in chiave fiscale e di riscossione delle imposte ormai viste come vessazione di sudditanza che non tiene conto dell’uomo in senso antropologico. E’ un dramma ! Mentre tutto il resto della politica cerca il lifting !

Lascia un commento