
L’Europa è un posto più sicuro. Con l’accordo raggiunto rispetto allo scudo anti-spread sarà più difficile speculare sui debiti sovrani degli Stati e, quindi, sui cittadini del Vecchio Continente. La Bce potrà intervenire più rapidamente per appoggiare i paesi in difficoltà, sorreggerli e non farli cadere. Saranno meno dure le condizioni per ricevere iniezioni di liquidità. Ma non basta. Manca ancora la definizione di una linea politica comune, di un’identità e di una strategia capaci di rendere l’Europa un soggetto centrale sullo scenario internazionale. Ad Avanti!online il segretario del Psi, Riccardo Nencini, ha spiegato la necessità di riscoprire «quella visione che fu dei Padri Fondatori, che avevano alle spalle le macerie della guerra: si armarono e si corazzarono soprattutto di eresia, di una visione lungimirante in grado di produrre un’idea innovativa vincente».

Dal vertice Ue non e’ uscito «nulla dal punto di vista strutturale, nulla di radicalmente innovativo e nulla all’altezza della crisi. E stupisce il conformismo che accompagna questo dibattito». Così Nichi Vendola ha commentato il Summit che ha visto impegnati i leader mondiali in questi due giorni, a combattere tra spread ed eurobond, tra “nein!” e piccoli passi in avanti. Ma il segretario di Sinistra, Ecologia e Libertà non si limita a discutere su quanto appena delineato a Bruxelles, definendo il piano crescita come «un famoso film, sotto il vestito niente». E mentre l’Italia guarda oltre i propri confini verso il nord Europa, attendendo il ritorno dei politici e degli Azzurri Vendola, che secondo i sondaggi dell’Istituto Swg sarebbe il secondo candidato favorito dagli elettori del Pd, pensa alle primarie e su si sbottona su Facebook.
Il 17 giugno 1970 allo Stadio Azteca di Mexico City (2200 m. sul livello del mare) si disputò la semifinale della nona (ed ultima) edizione della Coppa Rimet, intitolata al francese che nel 1930 inventò la massima competizione calcistica mondiale per squadre nazionali. Mexico 70 fu l’edizione delle novità: una sigla musicale, affidata al genio di Burt Bacharach che compose per l’occasione la celebre, I say a little prayer for you, un evergreen, e sul piano tecnico e regolamentare va ricordata per l’introduzione dei cartellini giallo e rosso in dotazione agli arbitri. Si affrontarono Italia e Germania Ovest (all’epoca la nazione tedesca era ancora divisa). 
«HEALTH LAW STANDS» titola in apertura il New York Times per celebrare il verdetto della Corte Suprema americana che, dopo un attento esame, ha dichiarato conforme alla Costituzione degli Stati Uniti d’America l’”Obamacare”, l’emendamento della riforma sanitaria che prevede l’obbligo per i lavoratori di avere un’assicurazione sanitaria. Una storica vittoria per il presidente Obama, soprattutto in vista delle elezioni del prossimo novembre. La decisione segue di due anni la firma da parte di Obama del “Patient Protection and Affordable Care Act” che prevedeva, fra le altre cose, il divieto di rifiutare la copertura sanitaria sulla base dell’anamnesi dei pazienti.
Nonostante (quasi) tutti i pronostici, l’Italia va avanti come un treno verso la finale di Kiev contro le “Furie rosse”. Soltanto il segretario del Pd Pierluigi Bersani aveva osato pronosticare: «Battiamo la Germania 2 a 0». E ci aveva preso, non fosse stato per quel dubbio rigore al ’90. Lontano dal vertice di Bruxelles, dove si gioca la ben più difficile “partita dello spread”, a Varsavia è l’Italia di “supermario” Balotelli a cacciare la Germania dall’europeo. L’inflessibile Germania della cancelliera Angela Merkel ha trovato davanti a sé una Nazionale coriacea che ha fatto letteralmente piangere lacrime amare ai numerosi tifosi tedeschi accorsi a Varsavia. 
«Un evento unico che interessa un particolare Paese che ha regole particolari che sono folkloristicamente locali» questo il commento shock dell’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, in merito alla sentenza sugli operai della fabbrica di Pomigliano d’Arco. L’a.d. del Lingotto si è pronunciato in Cina, da Changsha, dove è stato inaugurato un nuovo stabilimento Fiat, frutto della joint venture con Gac, industria cinese di automobili. «Questa legge non esiste in nessuna parte del mondo, da quanto ne so. Focalizzare l’attenzione su questioni locali, ignorando il resto è attitudine dannosa» ha poi aggiunto Marchionne commentando la recente sentenza di condanna del tribunale di Roma nei confronti dell’azienda per comportamento anti-sindacale che obbliga la Fiat a riassorbire i 145 lavoratori con la tessera Fiom nel nuovo stabilimento Newco.
Oltre al Summit europeo, previsto anche per la giornata di oggi, ieri Bruxelles è stata cornice della riunione del PES, il Party of European Socialists, quel Partito che nel proprio ampio respiro europeo include tutti i leader socialisti. Non poteva mancare all’appuntamento del PES il segretario nazionale del Partito Socialista Italiano, Riccardo Nencini. La riunione è stata presieduta dal presidente del Partito Sergei Stanishev, accompagnato dal capo del Partito socialista portoghese, Jose Antonio Seguro. Al vertice del Pse hanno partecipato per l’Italia anche Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema (Pd): segnale importante del rafforzato sodalizio tra Psi e Pd e quindi della fattiva costruzione della Casa dei socialisti e democratici. Presenti inoltre alcuni premier europei, tra cui il belga Di Rupo e lo slovacco Fico. Il documento del Pse contiene un preambolo che invita la Ue a riallocare “tutti i fondi disponibili” per la formazione e l’occupazione giovanile. La priorita’ deve essere la crescita. I temi affrontati sono stati molti: dalla linea comune dei socialisti nel vertice UE all’European Youth Guarantee, il programma socialista europeo rivolto ai giovani.
Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble ormai è a briglia sciolta. Solo due giorni fa, alla vigilia del vertice europeo di Bruxelles di questi due giorni, in un’intervista al settimanale Der Spiegel, aveva annunciato l’ipotesi di un referendum costituzionale, atto a rafforzare un’unione politica europea. Il ministro, che era addirittura arrivato a proporre un «ministero delle finanze comune in grado di porre il veto sui bilanci nazionali», era subito stato smentito dalla Cancelliera tedesca: «Non ci sarà nessun referendum».