martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Caso Aldrovandi: la madre del ragazzo ucciso sporge querela per diffamazione
Pubblicato il 25-06-2012


«La “madre” se avesse saputo fare la madre, non avrebbe allevato un “cucciolo di maiale”, ma un uomo!». Questo l’agghiacciante commento che un tal Sergio Bandoli avrebbe postato sulla pagina Facebook di un gruppo che si chiama “Prima Difesa Due,” secondo quanto riportato dall’Ansa. Il gruppo è nato con lo scopo di tutelare “gratuitamente per cause di servizio tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e Forze Armate”. E Simona Cenni, fondatrice del gruppo, nella descrizione della pagina dedicata ai “nostri ragazzi” non lascia dubbi circa lo spirito che anima l’associazione quando afferma, senza mezzi termini, a caratteri maiuscoli “NOI DALLA PARTE GIUSTA”, come se la parte giusta fosse sempre una e non da ricercare di volta in volta.

LA DENUNCIA DELLA MADRE DI ALDROVANDI – Di fronte ai commenti postati sulla pagina di Prima Difesa, la madre di Aldrovandi, Patrizia Moretti, si è recata presso la stazione dei Carabinieri di via del Campo a Ferrara sporgendo denuncia per diffamazione. «Tutto questo – dice la signora Moretti – è una cosa preoccupante. Si sono permessi di dire di tutto sul nostro conto, anche dopo la sentenza della Cassazione. È la prima volta che presento una querela in questa lunga vicenda, l’ho fatto per dire basta, dopo la sentenza definitiva, alle offese che riceviamo. Ancora tanti continuano a ribadire le stesse cose, con insulti: ci sono voluti 7 anni di processi per affermare che erano solo balle. Non è servito, e adesso basta, basta davvero».

LE VOCI INDIGNATE DEI MEMBRI DI PRIMA DIFESA – Fortunatamente, di fronte a questi commenti, non sono mancate posizioni di rigetto da parte degli stessi membri del gruppo Facebook come nel  caso di un militare, Emanuele Franchi, che in un post ha affermato: «Mi dispiace…. pensavo fosse una pagina di onestà e giustizia. Dai commenti che leggo NON lo è. Si difende l’indifendibile…. Solo chi ha figli può capire… La violenza NON va giustificata MAI! Ho visto cose che vorrei non aver mai visto e sentito discorsi che non vorrei mai aver sentito. Mi sono reso conto che molta gente, che ritenevo degna di ogni rispetto, non lo è affatto. Detto questo abbraccio forte chi, delle FFAA e delle forze di Polizia, lavora con il Credo nel cuore, con giustizia e volontà di fare del bene al Popolo Italiano. Io sono uno di quelli. NON posso né giustificare né assolvere chi, dietro una divisa, si nasconde per poter sfogare il proprio istinto animalesco. Abbandono questa pagina che avevo abbracciato con calore di militare».

IL POLIZIOTTO CONDANNATO –  Proprio riferendosi alla madre del ragazzo ucciso per “eccesso colposo”, Paolo Forlani, uno dei 4 poliziotti condannati in via definitiva a 3 anni e mezzo di pena per la morte del giovane studente, avrebbe postato sulla stessa pagina Facebook commenti ingiuriosi: «..che faccia da c… aveva sul Tg, una falsa e ipocrita spero che i soldi che ha avuto ingiustamente possa non goderseli come vorrebbe, adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie». Forlani si riferiva al risarcimento per l’ammontare di 2 milioni di euro stabilito dal ministero dell’Interno per la famiglia Aldrovandi. Lo sfogo del poliziotto è continuato come un fiume in piena: «Vedete gente, non puoi fare 30 anni questo lavoro ed essere additato come assassino solo perché qualcuno è riuscito a distorcere la verità, io sfido chiunque a leggere gli atti e trovare un verbale dove dice che Federico è morto per le lesioni che ha subito…ma noi paghiamo per le colpe di una famiglia che pur sapendo dei problemi del proprio figlio non ha fatto niente per aiutarlo, mi fa incazzare un pochino e stiamo pagando per gli errori dei genitori, massimo rispetto per Federico ma mi dispiace, noi non lo abbiamo ucciso». Peccato che, dopo tre gradi di processo, i giudici della Repubblica Italiana, di quella stessa Repubblica che quei poliziotti avrebbero dovuto servire, abbiano stabilito il contrario. Peccato che un diciottenne sia morto tornando a casa una notte di settembre. Nonostante la sentenza, i tre condannati non andranno in carcere perché usufruiranno dell’indulto: a giudicare dal pensiero espresso da Paolo Forlani la funzione rieducativa della pena, in questo caso, sarebbe stata importante.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Maiale lo è diventato perche lo hanno scannato come un maiale. Mi sembra anche troppo chiaro. Forlani è una pecora nera,vuno di quei pochi esaltati tra la maggioranza delle forze dell ordine che nella vita ha avuto bisogno di arruolarsi non per servire i cittadini ma per aumentare il suo ego.

    Gente così fa proprio schifo, così come fa schifo chi permette a queste persone soltanto di parlare.

    Termino qui, tanto ormai è tutto chiaro, stiamo parlando di colpevole.

  2. Specifico meglio nel caso non sia chiaro. Una pecora nera tra la maggioranza onesta delle forze dell ordine, uno di quelli che tradiscono i valori per cui hanno giurato. Mi vergono di avere un collega come questo.

  3. oramai la gente è matta. E’ morto un giovane di 18 anni, non oso pensare ai poveri genitori, allevare e crescere un figliolo per poi vederselo togliere così. Che Dio ci perdoni, a tutti

  4. molto bene: prendere uno strafatto, alternativo e possibilmente di sinistra.
    Prendere 4 cristi di poliziotti, farli aggredire dal fattone stesso, che riesce pure a automettersi KO, processare i 4 poliziotti, condannarli e allungare un paio di milioni ai poveri genitori dell’angelo caduto in terra.
    Pago io, con le mie tasse (compresa la riverniciatura della volante, ammaccata a calci dal simpatico angioletto)

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