mercoledì, 16 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Un Ddl anticorruzione per una PA più trasparente, senza condannati e corrotti
Pubblicato il 01-06-2012


Da oggi la nostra pubblica amministrazione sarà più trasparente, formata da personale che non abbia riportato condanne. Tutto questo con il Ddl anticorruzione che, con qualche infelice sorpresa, il governo Monti ha portato a casa. Ieri infatti l’esecutivo, con 237 voti favorevoli contro 233 contrari, è stato battuto su un emendamento del Ddl inizialmente presentato dal Pd, poi ritirato, e infine “adottato” da Idv. Il punto che ha messo in minoranza il governo riguarda “l’omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore”. L’emendamento approvato stabilisce, insomma, che non restituire una somma indebitamente ottenuta da parte di un dipendente pubblico “costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei Conti”.

Tempi duri anche per chi è abituato alla pratica illegale dei “regali” e “regalini”: il Parlamento ha, infatti, anche approvato l’emendamento che prevede “il divieto per tutti i dipendenti pubblici di chiedere o accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità, in connessione con l’espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d’uso, purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia”.

CODICE DI COMPORTAMENTO – E per cercare di frenare il malcostume dilagante nella nostra PA, la Camera ha dato il via libera anche al codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni che contiene una specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti. E la norma non si limita ad esprimere principi generali ma prevede anche delle sanzioni per chi viola i doveri: contravvenire alle norme è, infatti, “è fonte di responsabilità disciplinare”, si legge nel testo, nonché “responsabilità civile, amministrativa e contabile ogni qual volta le stesse responsabilità siano collegate alla violazione di doveri, obblighi, leggi o regolamenti. Violazioni gravi o reiterate del codice comportano l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 55 quater, comma 1”, ovvero il licenziamento per i dipendenti più indisciplinati. Non il solito codice deontologico, meritorio nello sperito ma poco efficace, ma regole la cui violazione comporta sanzioni amministrative rilevanti.

STOP AI CONDANNATI – Il giro di vite riguarda anche i dipendenti pubblici che abbiano riportato condanne, incluse le sentenze non passate in giudicato: la nuova norma stabilisce che i condannati “non possono fare parte, anche con compiti di segreteria, di commissioni per l’accesso o la selezione a posti di pubblici impieghi; non possono essere assegnati, anche con funzioni direttivi, agli uffici preposti alla gestione delle risorse finanziarie, all’acquisizione di beni, servizi e forniture, nonché alla concessione o erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari o attribuzioni di vantaggi economici a soggetti pubblici e privati”. L’esclusione si estende anche alle “commissioni per la scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, per la concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché per l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere”.

BLOCCATO L’EMENDAMENTO SULLE RICANDIDATURE – Battuta d’arresto per quello che riguarda, invece, l’emendamento che prevede l’impossibilità per un candidato o per chi abbia rivestito incarichi pubblici elettivi di assumere ruoli dirigenziali nella Pubblica amministrazione, se non dopo tre anni. Se approvata la misura avrebbe il risultato di “congelare” ex parlamentari, ex sindaci ma anche solamente candidati a tali cariche dal rivestire ruoli di punta nella PA.

APPALTI PIU’ TRASPARENTI – Saranno più trasparenti gli appalti che, grazie all’emendamento all’articolo 2 del ddl anticorruzione, dovranno essere resi pubblici e raccolti in file riepilogativi e rielaborabili “aperti” ai cittadini, che potranno così accedere alle informazioni a garanzia della trasparenza nella PA: i dati da pubblicare includeranno “la struttura proponente, l’oggetto del bando, l’elenco degli operatori invitati a presentare l’offerta, l’aggiudicatario e l’importo di aggiudicazione, i tempi di completamento dell’opera, servizio o fornitura, l’importo delle somme liquidate”.


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