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Opinioni e commenti
 

Dopo le elezioni in Grecia è ancora tutto da dimostrare
Pubblicato il 20-06-2012


Il risultato elettorale in Grecia è senza dubbio una notizia positiva, ma non sufficiente a dissipare le nube che si addensano sull’Europa. Escono vincenti dalle elezioni greche i Partiti politici – Nea Dimokratia ed i socialisti del Pasok – che durante la campagna elettorale avevano sostenuto la conferma degli accordi con l’Unione Europea. Le borse europee, dopo una prima fase di freddezza, sembrano reagire positivamente: Milano guadagna oltre il 3% e lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi si riporta in un intorno di 430 punti base. Sembra che ci si trovi davanti ad un cambio di passo da parte dei vertici Europei, non solo in termini di consapevolezza del problema ma anche di soluzioni che cominciano ad essere valutate: dai mini-eurobond, titoli europei a breve termine ed emettibili solo da Paesi virtuosi e soggetti ad un fermo controllo europeo, all’unione bancaria europea che implica una autorità di vigilanza accentrata, al fondo interbancario europeo di tutela dei depositi, che eviterebbe le fughe di capitali all’estero.

Da un lato Hollande e Monti, che premono per soluzioni destinate a favorire la crescita e la riduzione degli squilibri commerciali tra i Paesi europei, dall’altro la Merkel che difende strenuamente il rigore dei bilanci pubblici. In mezzo la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo ed ora anche la Spagna, ma con pesi ed importanza diversi. Infatti mentre per la Grecia, il Portogallo e, in qualche misura, l’Irlanda le concessioni europee si sono accompagnate a stringenti misure di austerità, questo non è finora avvenuto per la Spagna, alle cui banche sono stati messi a disposizione quasi senza condizione ben cento miliardi di Euro per la propria ricapitalizzazione.

Dunque le decisioni finora intraprese suggerirebbero una prima discriminante: vi sono Paesi sacrificabili e altri “no”: ossia vi sono Paesi che possono essere lasciati fuori dall’Euro pur nella permanenza della costruzione europea, e altri la cui uscita farebbe crollare l’Unione Monetaria Europea. E tale circostanza dovrebbe essere tenuta bene a mente dai nuovi governanti greci. Gli elettori tedeschi, che lavorano e vivono in un clima che, oggettivamente, non è tra i migliori al mondo, non appaiono oggi disposti a foraggiare con le loro tasse chi trucca i conti pubblici, tollera una impressionante evasione fiscale o solamente non mantiene gli impegni presi. Ecco perché la rinegoziazione degli impegni europei promessa in campagna elettorale da Samaras, il leader di Nea Dimokratia, sarà molto difficile da ottenere. Samaras si accingerebbe a chiedere due anni di proroga, dal 2014 al 2016, per operare i tagli di spesa, pari a circa 11,5 miliardi di Euro, necessari a portare il disavanzo pubblico greco entro i livello concordati con la troika BCE, FMI e Commissione Europea.

Secondo quanto concordato dalle autorità greche prima delle elezioni, partendo da un deficit del 5% nel 2011, la Grecia dovrebbe raggiungere un avanzo primario di bilancio, cioè un surplus delle finanze statali prima del rimborso del debito e pagamento degli interessi, del 4,5% dal 2014 in avanti. La nuova proposta greca vorrebbe posticipare al 2016 questo obiettivo. Se così fosse, la Germania e gli altri partner europei, dovrebbero mettere ulteriormente mano al portafoglio per sostenere la Grecia e aggiungere ai già accordati 173 miliardi di Euro per il salvataggio, ulteriori 16 miliardi. La Grecia quindi non è nella situazione migliore per chiedere ulteriori aiuti. Difficilmente la Germania sarà disponibile a concederli o anche solo sbloccare la prossima tranche di 30 miliardi di Euro, senza vedere prima un reale impegno nel raggiungimento degli obiettivi fissati e concordati solo qualche mese fa.

Alla Grecia è oggi richiesto di tagliare la spesa, ad esempio snellendo il macchinoso apparato burocratico statale e para statale, e lottare contro l’evasione fiscale. E’ anche vero è che la Grecia parte da una contrazione dell’economia del 7% quest’anno e da una disoccupazione del 22%, che tocca anche punte del 50% per i giovani lavoratori. E’ forse partendo da questa analisi che i mercati, che hanno mostrato segni altalenanti rispetto all’esito delle elezioni greche, non hanno ancora ben capito quale forza alla fine prevarrà. I partner europei, e la Germania in primis, daranno più soldi alla Grecia? Oppure esigeranno il fermo rispetto degli impegni presi, con il rischio che l’ammalato muoia? Quanto la Grecia è importante per l’Europa? Prevarrà l’istinto punitivo o lo spirito solidale dei partner europei? A quanta sovranità i singoli Stati europei sono disposti a rinunciare per rendere più solida la casa europea?  Man mano che queste domande troveranno una risposta, la situazione economica si rasserenerà.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. La Grecia rimane nell’area Euro; ma occorre ora che i Greci siano seri e non ricorrano a nuovi trucchi contabili. La rapidità con la quale si sta formando il nuovo Governo promette bene.E oggi le borse sono tutte in rialzo. Sembra che anche i mercati ci credano.

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