lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

I tempi della politica, i tempi della finanza e i rischi della rivolta sociale
Pubblicato il 23-06-2012


Voglio ricordare la spiegazione di Karl Polanyi della crisi del Gold Standard e conseguente crack del ’29 e avvento di fascismo e nazismo come reazione ineluttabile della società al dominio della dimensione economica su tutte le altre della società. E’ la politica che tiene assieme le varie dimensioni della collettività degli esseri umani, ed oggi come allora latita. Oggi come negli anni Venti la finanza e l’economia sono globalizzate e la politica no. Oggi come allora veniamo da un lungo periodo di pace.

QUEL TENTATIVO MALDESTRO DELL’UE – L’Unione Europea e l’euro sono un tentativo, maldestro, di elevare la politica da una dimensione nazionale ad una dimensione sovranazionale. Ma la UE è lungi dall’essere uno Stato federale. In uno stato federale il governo centrale sposta risorse dalle aree forti con eccesso di risorse a quelle deboli con carenza di risorse, senza scandali. Paul Krugman sull’Internation Herald Tribune di martedi 19 giugno cita gli Stati Uniti e gli esempi del “salvataggio” del Texas negli anni ’80, della Florida oggi devastate da crisi economiche indotte da errori “statali” e sostenute e salvate con denaro “federale”, cioè con le tasse dei cittadini di tutti gli stati federati statunitensi. Cosi funzionano gli stati unitari che hanno una moneta unica: moneta unica implica necessariamente solidarietà. La UE ha una moneta unica ma non è uno stato federale. Ogni politico pensa ai propri cittadini che lo votano.

TUTTA LA VERITA’ SULLA GERMANIA – Da Sun Tsu a Marx a Von Clausewitz abbiamo imparato che bisogna partire dai rapporti di forza per capire la realtà. Dalla storia abbiamo continua evidenza che in politica estera non esistono stati buoni e stati cattivi, sia le dittature che le democrazie perseguono i propri interessi con ogni mezzo e menano duro sino a scegliere la guerra se necessario. La Germania che oggi impartisce lezioni di virtù non ha esitato a violare i parametri di Maastrich (in compagnia della Francia) quando ne ha avuto bisogno. E in politica estera non ci sono differenze tra destra e sinistra, l’interesse del Paese è unico: la Spd ha approvato la ratifica immediata del fiscal compact (una assurdità) ed è contraria agli eurobond.

I fantomatici “mercati” non sono “cattivi”, si tratta di operatori che hanno il mandato di far salire piuttosto che far scendere i danari loro affidati e per farlo devono muoversi rapidamente, molto rapidamente: se individuano delle crepe in un edificio finanziario, si buttano a vendere per allargare le crepe prima che ci pensino altri a guadagnarci. La UE non è una democrazia compiuta (“una testa un voto”) e quindi gli Stati europei confliggono tra loro, pur su una trama giuridica più stretta di quella di Paesi che non fanno parte della UE. Ogni nazione sovrana persegue i propri interessi e si impone in base ai rapporti di forza. La attuale situazione europea vede il predominio degli interessi tedeschi su quelli degli altri Paesi. Le elezioni greche si sono svolte nel silenzio delle autorità europee (Commissione, Parlamento, BCE) e sotto il ricatto della parole rivolte direttamente agli elettori greci dalla Cancelliera tedesca e dal Presidente della Bundesbank. La sinistra europea non ha fiatato, perchè non esiste.

SE IL RIGORE NON FUNZIONA – La ricetta del rigore : la Grecia ma anche Irlanda, Portogallo e Spagna vedono peggiorare la propria situazione di giorno in giorno. Un Paese ripiana il proprio debito solo se il suo PIL aumenta, dopoguerra docet. La Germania rammenti il piano Marshall e la cancellazione dei debiti di guerra (cui aderì allora anche la Grecia). Ma cambiare strada è tabù, anche quando la strada si rivela fallimentare e controproducente. Syriza ha ragione non è contro l’Europa, al contrario. Come Papandreu aveva ragione quando propose di sottoporre a referendum le decisioni del governo che allora presiedeva ed è stato costretto dalla Germania a fare marcia indietro.

COME FINIRA’? – Come andrà a finire? Il problema è politico e solo sul piano della politica alta si può risolvere. Ma mentre i tempi della politica sono lunghi perchè basati sul compromesso in una partita a scacchi tra le nazioni, i tempi dei mercati sono immediati. Mentre i politici negoziano e rinviano, i mercati allargano progressivamente le crepe della struttura finanziaria imperfetta dell’euro e tanto più tardi si interviene tanto più costa l’intervento. Se la BCE avesse potuto da subito comperare in quantità illimitata a qualunque prezzo i titoli di stato di tutti i paesi dell’area euro, nessun avrebbe venduto il debito sovrano della Grecia e degli altri PIIGS ed il contribuente europeo non avrebbe speso un euro per difendere i PIIGS. Questo i cittadini tedeschi ed europei tutti dovrebbero metterlo nel conto della propria equazione economico-politica. Poi ci sono i tempi della rivolta sociale contro il predominio della economia e l’impoverimento: per ora la rivolta irrazionale si manifesta nel voto ai nazisti di Alba d’Oro, ma se le condizioni sociali diventano insostenibii e la speranza si esaurisce non c’è limite al peggio.

A maggio 2010 quando esplose il problema della Grecia poi “brillantemente risolto” dai geniacci europei, il Rettore della Bocconi Tabellini scrisse un articolo profetico su Il Sole 24 Ore in cui dimostrava chiaramente come con i tassi di interesse al 7% ed un PIL fermo un paese sia destinato a cadere nel circolo vizioso della  caduta del PIL ed incremento del debito. Ebbene oggi il rendimento del titolo di stato decennale in Grecia è al 25,5%, quello del Portogallo al 9,98%, quello della Spagna attorno al 7% e quello dell’Italia poco sotto al 6%, ed il PIL di tutti questi paesi è in contrazione.

Mario Zanco

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Commenti all'articolo
  1. Il problema è proprio la crisi della democrazia di fronte a poteri irresponsabili. La legittimità delle istituzioni è la base della democrazia. I cosiddetti mercati governano il mondo e, tuttavia, essi rappresentano un potere irresponsabile, nel senso che non deve rendere conto a nessuno. Siamo, al contrario, arrivati al punto che sono proprio gli stati sovrani, retti da poteri responsabili perché democraticamente eletti, a dover rendere conto ai mercati. E’ paradossale. E’ la negazione della democrazia e, in ultima analisi, della libertà e della dignità stessa di ognuno di noi. L’economia è una cosa, importantissima, la politica un’altra. Il problema della riduzione del debito pubblico di paesi come il nostro è, chiaramente, fondamentale e limita la capacità di manovra di qualsiasi governo, ma non può non essere affrontato parallelamente a quello della perdita di peso che la politica, e con essa la democrazia, si è trovata a subire nei confronti del potere economico. Probabilmente, questa corsa continua a cui partecipa attivamente la totalità dei media, e che è volta forsennatamente alla delegittimazione della politica non fa altro, in fondo, che celare i veri mali del momento che viviamo. Certo, da molto, troppo tempo e soprattutto nel nostro paese, la politica non brilla per sobrietà, moralità e, cosa peggiore, per efficienza. Tuttavia, pensare che si possano risolvere le cose facendo a meno della politica è un errore che non ci possiamo permettere. Il governo Monti, sia pure con tanti sforzi che pure gli vanno riconosciuti, è proprio la dimostrazione che la “tecnica” non può sostituirsi alla politica: la tecnica è uno strumento, non può diventare fonte di decisione.

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