In un cortile interno di un palazzo di inizio secolo un ragazzo passa interi pomeriggi a correggere un romanzo che non riuscirà mai a pubblicare e a leggere e a seguire con gli occhi e con l’animo i curiosi movimenti dei gatti che si aggirano per il mondo come lui si aggira nella vita. Un giorno però cambia tutto, su una macchina grigia, in compagnia del marito, arriva Vespa, “l’inappuntabile ritratto dello splendore”, che ha gli occhi più potenti ed irrefrenabili che lui abbia mai visto. In poco tempo i due diventano amanti. Non esclusivi, non solitari e come da copione la donna si stanca di lui. La passione che aveva sconvolto quella calma solo apparente diventa allora morbosa e alimenta inquietudini e nevrosi rivelando di quali elementi sia fatta, in fondo, la materia del desiderio e dove possa portare, senza averne quasi cognizione, la sua imprevedibile logica, ammesso che ne esista una.
Scavando nell’animo umano con stridente nostalgia e delicato commiato di quel che fu Aloe regala delle pagine importanti di letteratura, mescolando un romanzo di formazione alla formazione di un romanzo che non ha eguali nella letteratura recente per miscellanea narrativa e di genere. Con questo libro Giuseppe Aloe è finalista al Premio Strega con La logica del desiderio (Giulio Perrone editore), un libro tra i pochi veramente indipendente, che viene pubblicato da una casa editrice che nel giro di sette anni è divenuta a Roma un punto importante di innovazione e sperimentazione dove grandi della letteratura come Dacia Maraini trovano casa insieme a giovani talentuosi come Paolo Di Paolo. Giuseppe Aloe essendo uno scrittore raffinato e semplice al tempo stesso, ha spiazzato un po’ tutti ma si capisce leggendo il testo e vedendo l’illustre presentazione allo Strega della Dante Alighieri con Walter Mauro e Alessandro Masi, che non è una cometa dell’editoria indipendente.
Giuseppe Aloe cosa significa essere finalisti al Premio Strega con una casa editrice indipendente?
Significa fare un passo in avanti in mezzo ai colossi. Non è semplice, ma è una specie di avventura che esalta, che dà coraggio. L’editoria indipendente è il vero cuore della sfida. I grandi vivono in una specie di mondo a parte, ed è naturale che sia così. Per noi, invece, ogni giorno è un giorno di costruzione. E’ come una casa che ora dopo ora prende forma.
La logica del desiderio è un romanzo fatto di assenze e di ricordi, un romanzo ossimorico che pone tante domande e forse poche risposte. Se dovessi trovare un aggettivo che sintetizzi il tuo lavoro quale useresti?
Il mio è un romanzo stridente. Forse questo è l’aggettivo migliore. Lo stridore del sentimento è il sistema interiore che mi ha guidato nella composizione del libro. Certo non c’è solo stridore, ma è la tonalità di fondo
Come avviene il tuo processo compositivo?
E’ abbastanza semplice. Penso ad una sorta di nucleo narrativo. Di seguito arriva il titolo, che normalmente non cambia, poi inizio a costruire i personaggi. Li scorro con la mente per almeno un anno e pian piano nascono anche le storie, gli intrecci. Infine in Portogallo, durante il mese d’agosto, scrivo il romanzo. La scrittura è veloce. Seguo una strada che, dopo molti mesi di riflessione è già ben chiara in testa.
Cosa pensi che manca alla società della letteratura per uscire dai meandri del già visto e del commerciale a tutti i costi?
Sono sempre esistiti libri commerciali e libri che si interessano della condizione umana. Alcune volte questi due elementi combaciano. A dire la verità non penso che manchi nulla, anzi, credo che bisognerebbe iniziare a togliere qualcosa. L’industria editoriale pubblica troppi libri. Sarebbe opportuno ripensare le logiche di produzione. Riqualificare l’editoria, bisogna ripartire da qui.
Martina Di Matteo
