giovedì, 24 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il Senato voto sì all’arresto di Lusi. L’ex tesoriere: «A gennaio avrei scommesso che sarebbe finita diversamente»
Pubblicato il 21-06-2012


Il senatore Luigi Lusi lascia Palazzo Madama attraverso l’uscita secondaria, senza professare parola né cedere ad alcuna dichiarazione ai giornalisti. Mentre la folla di giornalisti, fotografi e curiosi accerchiavano la macchina dell’ex tesoriere della Margherita, l’unico a parlare ieri è stato il suo avvocato: «Adesso andiamo a Genzano ed attendiamo l’ordine di esecuzione. Così come il nostro assistito ha sempre affermato, siamo pronti a dare immediatamente esecuzione alla decisione assunta dal Senato». Dopo il voto dell’aula, che ha dato il via libera all’arresto del senatore, Lusi si è subito diretto nella sua abitazione a Genzano dove ha atteso l’arrivo degli uomini della Guardia di finanza che hanno eseguito la misura cautelare che il gip del Tribunale di Roma, Simonetta D’Alessandro, aveva già firmato il 3 maggio scorso. Solo poco dopo le 19.00 il Senato ha reso noto il computo del voto che, espresso in forma palese, ha raccolto 155 sì e 3 no, 1 astenuto e la totale assenza dei senatori Pdl.

NENCINI (PSI) – «Giustizia trionfa. E ora quale giustizia dobbiamo aspettarci verso ‘chi non poteva non sapere’ e chi tra il ’92 e il ’94 si erse a novello Savonarola fondando la sua futura fortuna sull’altare della perfetta moralità?». Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, ha commentato l’autorizzazione all’arresto per l’ex tesoriere della Margherita.

L’AUTODIFESA CHE NON HA FUNZIONATO – La seduta nell’aula del Senato, presieduta dal presidente Renato Schifani e dedicata al parere per il via libera alla richiesta della magistratura di arresto per il senatore, si è conclusa poco dopo le 19.00. I lavori erano stati aperti dalla relazione di Marco Follini e a seguire c’era stato il discorso di autodifesa del senatore che aveva attaccato l’ex segretario del partito di cui è stato tesoriere dal 2002 al 2012: «Rutelli ha chiamato i senatori per fargli ritirare le firme dalla richiesta di voto segreto. Registro l’anomalia di un traffico telefonico senza precedenti che ha visto parte chiamante il senatore Rutelli con l’obiettivo di far ritirare le firme già apposte per la richiesta del voto segreto».

I 13 SENATORI CONTRARI ALL’ARRESTO – Ma le insinuazioni di Lusi nei confronti di Rutelli non sono bastate a convincere i senatori. E se all’inizio della giornata di ieri l’ex tesoriere aveva dichiarato che “tutto sarebbe stato possibile”, al calare del sole ha lasciato Palazzo Madama, braccato da fotografi e giornalisti e in fuga dall’uscita secondaria. I sì sono stati 155, 1 solo senatore si è astenuto e 13 si sono espressi contrari all’arresto di Lusi. Tra i nomi spicca quello di Dell’Utri che, nella giornata di ieri, aveva già dichiarato la propria intenzione di votare no. Degli altri senatori del Pdl, tra quelli rimasti in aula al momento della votazione, si sono pronunciati contrari Diana De Feo, Sergio De Gregorio, Marcello Pera, Guido Possa e Piero Longo. Ad astenersi è stato invece l’ex segretario del partito della Margherita, Francesco Rutelli perché “parte offesa” nell’inchiesta.

“CI AVREI SCOMMESSO OTTO VIAGGI ALLE BAHAMAS” – Il primo commento al sì espresso nei confronti dell’arresto del senatore è stato proprio quello dello stesso Lusi: «Io voglio combattere, continuare a combattere da senatore. Faremo i conti. Magari la Cassazione cambia idea. E comunque mi risulta che anche le mie dimissioni sarebbero state interpretate come una volontà di fugare la questione. Io invece mi assumo tutte le responsabilità, stasera non andrò a dormire nel mio letto. Sono un cittadino normale, può succedere di finire in carcere e poi magari la Cassazione si accorge che è sbagliato». Ma il senatore, poco prima di abbandonare Palazzo Madama, ha rivelato: «A gennaio avrei scommesso otto viaggi alle Bahamas che questa storia non sarebbe finita con il mio arresto». L’ex tesoriere della Margherita infine ha concluso: «Le forze politiche hanno assunto un criterio di discernimento di ognuno per sé. I distinguo ritorneranno a galla nei prossimi giorni. Non mi sarà risparmiato nulla ma ci vediamo a Natale», sperando che non faccia qualche altra “sorpresa” al Pd.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. La figura di Bettino Craxi, l’unico politico che ebbe il coraggio di dire la verità sul finanziamento ai partiti, sovrasta la figura lillipuziana di tanti moralisti pusillanimi che ” non sanno”. Condivido la dichiarazione di Nencini

Lascia un commento