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Opinioni e commenti
 

NENCINI (PSI): BENE LO SCUDO ANTI SPREAD, MA MANCA UNA RIFORMA DEGLI EUROBOND
Pubblicato il 30-06-2012


L’Europa è un posto più sicuro. Con l’accordo raggiunto rispetto allo scudo anti-spread sarà più difficile speculare sui debiti sovrani degli Stati e, quindi, sui cittadini del Vecchio Continente. La Bce potrà intervenire più rapidamente per appoggiare i paesi in difficoltà, sorreggerli e non farli cadere. Saranno meno dure le condizioni per ricevere iniezioni di liquidità. Ma non basta. Manca ancora la definizione di una linea politica comune, di un’identità e di una strategia capaci di rendere l’Europa un soggetto centrale sullo scenario internazionale. Ad Avanti!online il segretario del Psi, Riccardo Nencini, ha spiegato la necessità di riscoprire «quella visione che fu dei Padri Fondatori, che avevano alle spalle le macerie della guerra: si armarono e si corazzarono soprattutto di eresia, di una visione lungimirante in grado di produrre un’idea innovativa vincente».

Veniamo da trenta bui, lunghi anni di pensiero unico, in cui si ripeteva come un mantra che il mercato è un’entità in grado di regolare tutto al meglio. Il pensiero neoliberista, formulato dalla scuola di Chicago, ha plasmato lo scenario politico di questi anni, estendendosi come un cancro nelle mentalità comuni così come nelle classi dirigenti. I risultati del “verbo” diffuso dai profeti della mano invisibile li abbiamo visti: a pagare di più soprattutto le classi medie, da sempre, elemento di stabilità sociale e motore lavorativo di ogni società. Oggi c’è una consapevolezza diversa nei popoli d’Europa: bisognerà coltivarla questa consapevolezza, sarà compito delle menti più eretiche.

Segretario Nencini, cosa è accaduto nel vertice europeo?

Se dovessi trovare una relazione tra quello che è successo al vertice dell’Ue e la partita, direi che l’unico vero vincitore è Prandelli. Mi sembra che ci sia ancora un peso abnorme esercitato della Germania sul sistema Europa. E si tocca davvero con mano. Manca nel nostro continente un po’ di quella visione che fu dei Padri Fondatori, che avevano alle spalle le macerie della guerra: si armarono e si corazzarono soprattutto di eresia, di una visione lungimirante in grado di produrre un’idea innovativa vincente. Un’idea straordinaria che produsse, tra le altre cose, il grande risultato di rendere la guerra antropologicamente impossibile.

Ma quella di Bruxelles dunque non si può definire una vittoria?

Monti sicuramente è stato bravo nel portare a casa lo scudo anti spread. È l’unica cosa che quest’Europa ha inventato per creare un margine di sicurezza. Ma questa non è la soluzione, e non può essere considerato un vero passo verso una strategia che leghi l’Europa al futuro che ci aspetta.

Cosa manca allora?

Manca una visione strategica in grado di promuovere una riforma degli Eurobond. Il presidente della Commissione Delor, che è colui che imposta il lavoro sull’euro, sa bene che la moneta unica senza una reale unione politica e monetaria è uno strumento debole. Nello stesso tempo si scelse l’euro proprio per dare una spinta al movimento europeo, al quale andava affiancata una guida politica unitaria che non si è fatta.  È impensabile che in Europa, oltre ad una comune politica monetaria manchi, anche una politica estera comune.

Secondo lei la Germania rema contro questa evoluzione?

Se pensiamo al mondo del futuro, a paesi come Brasile e Cina che crescono a ritmi vertiginosi e stanno creando la più vasta area manifatturiera del mondo, allora capiamo che l’Europa non può presentarsi come una paese staccato e senza visione. Ricordo una storica frase pronunciata da Thomas Mann nel ’45: «C’è bisogno di una Germania più europea e c’è meno bisogno di una Europa più tedesca». Si è scelto una terza posizione diversa, con una Germania dominante, ma non si è capito che sul piano planetario, se continuiamo così, fra poco non avrà nessun ruolo, una ragione in più che giustifica la necessità di un’Europa più coesa e politicamente coalizzata.

In questo senso la vittoria del socialista Hollande in Francia lascia ben sperare?

La vittoria di Hollande ha messo ha creato un maggiore equilibrio sulla bilancia tra rigore e sviluppo a favore proprio dello sviluppo e della crescita. È un fatto positivo che difende anche l’Italia. Rimane però il tema di una dominanza tedesca.

Ma secondo lei la Germania da cosa è animata?

Io voglio sperare che si tratti soltanto di una tattica vincolata ad una scadenza elettorale imminente, quindi prettamente di campagna elettorale. Se fosse solo questo l’Europa arriverebbe, da qui a 10 mesi, stremata, ma forse ancora in tempo per salvarsi. Se invece quella della Merkel non fosse tattica ma se si trattasse di una vera e propria strategia allora ci sarebbero seri dubbi su un ruolo efficace che l’Europa potrebbe svolgere in futuro.

Come si comporteranno i socialisti europei?

E’ stato approvato un documento che verrà reso ancora più stringente al congresso di Bucarest. Però anche al tavolo socialista dei giorni scorsi le frizioni nazionali hanno prevalso su una visione forte del futuro. Questa è una fase dove il realismo dei singoli stati, la realpolitik si sta imponendo. Ma se anche il realismo non è collegato ad una visione eretica del futuro, la realpolitk può avere effetti solo temporanei. Ci sono interessi particolari che prevalgono sull’interesse generale, non ci sono più né Kohl né Mitterrand. Mancano leader in grado di imporre una versione eterodossa della storia, che è quello che serve davvero. Con i farmaci tradizionali il malato non si salva. Se ci accontentiamo di un’Europa che gioca in una categoria minore allora va bene così, ma se vogliamo un’Europa forte allora è necessario trovare una via diversa.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Egregio signor Cortellesi,
    quando il segretario socialista Nencini parla di riforma degli eurobond e’ chiaro che si riferisce all’introduzione, cioè alla riforma che permetterebbe la creazione degli eurobond. Prima di scrivere commenti cosi’ poco consistenti ci pensi meglio per favore, per un fatto di dignità personale se non altro. Il Paese attraversa un momento difficile e non abbiamo bisogno di ulteriore confusione di basso livello. Sono sicuro, inoltre, che può trovare modi migliori di occupare il suo sabato. Le auguro un buon fine settimana.

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