venerdì, 22 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Oggi 27 giugno 2012 sono passati 32 anni dal giorno della Strage di Ustica
Pubblicato il 27-06-2012


Signor Presidente, che ci sia un “sopra il tavolo” – dove tutte le verità possono essere di pubblico dominio – ed un “sotto il tavolo” – dove la Giustizia non può trovare tangibilità – è storia, purtroppo, tristemente italiana. Da Falcone a Borsellino, dalle stragi rosse a quelle nere, dalla Stazione di Bologna alla strage di Piazza Fontana, da Piazza delle Loggia alla bomba di Brescia, da tutte le uccisioni di magistrati avvenute per mano della mafia a tutte le bombe mai accertate, dall’Italicus al Rapido 904, questa è l’Italia che non avremmo mai voluto e che ancora adesso non vogliamo. Oggi 27 giugno 2012 sono passati 32 anni dal giorno della Strage di Ustica.

In questi lunghi 32 anni, poderosi depistaggi e ingiustificabili devastazioni documentali hanno creato un buco nero, un “muro di gomma”, travolgendo e insieme unendo mentitori e sinceri, generali e politici, giudici e statisti, vittime e familiari. In questa ragnatela di bugie resta in fondo al mare, lì a 3.700 metri di profondità, la verità che avremmo avuto diritto di avere, la ragione di chi ha perso la vita così, in un attimo, senza colpa alcuna. Queste vittime, queste persone, da quella fossa nel Mediterraneo, ancora oggi gridano giustizia, e lo fanno urlando in silenzio, chiedendo di muoverci ancora adesso per comprendere quali gravissime responsabilità hanno concorso alla causazione del disastro, per spazzare quell’oscurantismo che ha permeato l’intera vicenda negli anni.

A noi, e a tutti coloro che ancora oggi sentono quelle grida, nonostante il tempo già passato, è chiaro l’impegno per continuare a lottare affinché quei corpi trovino finalmente pace, affinché quelle vittime abbiano la loro ultima occasione di sdegno e con loro i propri congiunti. Senza più menzogne, senza più segreti di Stato né complotti internazionali, senza compromissioni politiche o infami “giochi delle tre carte”. Soltanto la pace che spetta e il diritto ad averla; diritto senz’altro più rilevante rispetto alle opportunità di carriera eventualmente prospettate a chi si fosse mostrato complice del silenzio, diritto sicuramente più pregnante rispetto agli stupidi inganni di potere che vedevano così tanto impegnati certi militari e politici interessati.

Illustrissimo Signor Presidente, parlo di un “sistema nascosto”, di una “cultura dell’omertà”, del silenzio e dello “spirito di corpo”, del “mutismo di classe”; mi riferisco alle deliberate deviazioni, alle intenzionali aberrazioni che hanno pervaso tutta la vicenda in assoluto dispregio dei più elementari diritti dell’uomo, che hanno caratterizzato l’esercizio del potere di Stato e degli Stati, del segreto imposto dalle regole internazionali di collaborazione militare e politica. La vicenda di Ustica non potrà certo trovare pace con una sentenza di qualche Tribunale: al di là del semplice fatto causale, missile o collisione che sia, la gravità della vicenda di Ustica sta nel fatto che pur trovandoci in un tratto di mare assistito da numerosi siti radar, i dati dei tracciamenti, le indicazioni sulle esercitazioni militari, le notizie su quanto doveva essere oggetto di informativa, non sono stati resi pubblici, in un disegno che lascia sgomenti per la efficacia con cui è stato posto in atto.

La superficialità e l’approssimazione mostrata da certi altri poteri internazionali è stata sicuramente complice possente delle omissioni contestate alle amministrazioni dello Stato italiano. Di ciò ne deve essere dato atto, certamente non per diminuire una responsabilità che sicuramente pregna gli atti e le omissioni di alcuni soggetti, ma anzi per permettere la comprensione di ciò che avvenne in tutti gli aspetti della vicenda e perché ciò soprattutto funga da intralcio e da monito a qualsiasi possibile reitera di ulteriori fatti di cui la nostra povera Italia risulta essere tristemente primatista. Non si vogliono, quindi, nomi; si vogliono certezze. Ed è a Lei che mi rivolgo per questo, dopo così tanti anni.

Perché tutto ciò non si possa mai più ripetere; perché tali fatti non si possano più commettere; perché quando un cittadino sarà colpito dal missile della feroce omertà, perché quando delle vite saranno spezzate e delle famiglie saranno frantumate, chi rivesta poteri pubblici, anche di un altro paese “amico”, abbia la consapevolezza che non potrà più farla franca, capisca che ci sarà prima o poi l’ora della verità e abbandoni ogni illusione di impunità. Perché ora, a noi, ai familiari della vittime, e a tutti coloro che provano ancora sdegno dopo 32 anni, non resta che questo, non resta che il monito a chi possa gestire i fatti con l’arroganza e la stupidità di altri tempi. Perché si possa dare – finalmente – voce al silenzio di quei corpi straziati, perché si possa fare piazza pulita anche degli alibi giustificabili dagli interessi posti a rischio, perché questa storia possa veramente tradursi in quella agognata giustizia ancora negata da più di un trentennio.

Questa non è “ostinazione”, per come ha voluto sottolineare qualcuno; contro un cancro si combatte, non si perde mai la speranza, si tenta ogni terapia anche a fronte di prospettazioni funeste. E questa è nostra personale battaglia contro il “cancro dell’omertà”. E non è certo l’identificazione a tutti i costi di un colpevole che ha mosso e muove ogni possibile azione giudiziaria che, come legale, posso ritenere di avviare, poiché la questione è anche e soprattutto altra: è la dignità di chi non ha una tomba ove poter piangere i propri cari, violata e offesa da reiterati comportamenti così gravemente ignobili, che va riscattata. E l’onore negato a quei caduti, che con composta fierezza – ancora e nonostante tutto – hanno ragione di ritenersi Cittadini Italiani al pari degli altri.

Daniele Osnato

*Questo è il testo della lettera inviata dall’Avvocato Osnato, legale dei Famigliari delle Vittime Strage di Ustica, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione dell’anniversario

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