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Opinioni e commenti
 

Poesia, Bobo Craxi: «Dopo 12 anni i versi inediti di mio padre Bettino rivelano il dolore dell’esilio»
Pubblicato il 26-06-2012


Sono quattro e sono inedite, le poesie che Bobo Craxi ha scelto fra altri scritti rinvenuti nella casa del padre, Bettino, ad Hamammet, in Tunisia, dodici anni fa. «Mio padre – rivela Bobo Craxi – le ha scritte durante i giorni del dolore e della solitudine, e son state tenute riservate sino ad ora. Il lirismo esistenziale del quale sono intrise racconta di un uomo che sublima il dolore del vivere nella poesia». Venerdì 29 giugno saranno lette, in scena, dallo stesso Bobo, al teatro Duse di Roma, durante la pièce teatrale Hammamet, scritta e messa in scena dal drammaturgo siciliano Massimiliano Perrotta, che toccherà poi le principali piazze italiane. La rappresentazione, che rilegge in modo critico la caduta della “Prima Repubblica” e che s’interroga sulla figura di Bettino Craxi, va in scena dal 2008, ma venerdì sarà impreziosita dalla lettura dalle poesie inedite dell’ex statista italiano. Un evidente caso di parallelismo tra l’isolamento fisico (la cacciata dall’Italia) e l’isolamento creativo, tipico dei poeti che trovano conforto e consolazione nella poesia. La lirica, attraverso i versi, sublima il dolore esistenziale dei giorni dell’esilio, concedendo al Craxi poeta un momento di evasione e di riflessione.

Ad illuminarci sulla poetica di Bettino Craxi, investigando le pulsioni emotive che hanno scandito quei giorni e che ritroviamo tra le righe dei componimenti, è lo stesso Bobo Craxi, responsabile esteri del Psi ma soprattutto figlio del grande statista e dell’inedito poeta. Con lui l’Avanti!online ha riprercorso quei versi, la genesi, la scoperta e la rinascita attraverso proprio la loro messa in scena.

Conosceva suo padre in veste di poeta?

E’ stata una scoperta, ma non ho provato stupore perchè mio padre era un uomo del ‘900, un uomo di lettere. E dunque anche di poesia.

Dove e quando le ha ritrovate?

Le poesie erano circa 15, scritte di suo pugno e contenute in una cartellina, nella sua casa di Hammamet. Le ho trovate per caso dodici anni fa.

Quali sono le tematiche che prevalgono nella poetica di Suo padre?

Tra tutti gli scritti, piuttosto classicheggianti, ne ho scelte quattro che hanno una forma letteraria poetica e con un legame con la realtà. Senza alcun aspetto politico.

Quando e dove le ha scritte?

Sicuramente durante l’esilio, ma non so precisamente quando, senza dubbio le avrà concepite nel corso del suo breve periodo d’ispirazione.

Aveva una musa ispiratrice?

Tutti i poeti ne hanno una, e non tutti la svelano.

Cosa ha provato leggendole la prima volta?

L’effetto è stato sorprendente. Se fossero stati scritti di puro divertissement avrei lasciato perdere. Penso, inoltre, che chi scrive intende poi esser letto, essere pubblicato.

Cosa l’ha spinta a rendere pubbliche le poesie di suo padre?

In occasione dell’assegnazione del Premio Giacomo Matteotti (al libro “Hammamet” di Massimiliano Perrotta, vincitore della settima edizione del Premio nel 2011, N.d.R.) mi è sembrato carino inserire queste liriche inedite all’interno dell’omonima pièce teatrale poichè la dinamica è coerente con lo spettacolo in scena.

Silvia Sequi


 

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