mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Psi: giustizia a rischio col taglio dei tribunali
Pubblicato il 21-06-2012


Il provvedimento in gestazione per il taglio delle sedi giudiziarie predisposto dall’esecutivo, che punta a lasciare in funzione solo quelle nei capoluoghi di provincia, sta diventando l’ennesimo motivo di attrito tra forze politiche e governo. Nessuno mette in discussione l’esigenza di ridurre i costi, ma sono in molti a definire inaccettabili i tagli indiscriminati, soprattutto se si traducono in tagli altrettanto pesanti al diritto alla giustizia, specie se rapportati agli esigui risparmi che una simile scelta comporterebbe. I socialisti hanno posto il tema al sottosegretario alla Giustizia Salvatore Mazzamuto. Sono numerosi infatti gli elementi di criticità derivanti dal taglio di centinaia di sedi distaccate e la soppressione di 25/30 Tribunali nel centro e nel sud Italia, che può avere effetti non solo controproducenti anche sul piano meramente contabile, ma anche gravemente distorsivi su quello certo non meno importante dell’accesso del cittadino a un diritto fondamentale qual è quello alla giustizia.

Illudersi di risolvere i problemi della Giustizia italiana approcciando la questione solo in termini di costi, senza valutare l’importanza di una amministrazione giudiziaria vicina ai cittadini e diffusa anche su territori disagiati è un segno di miopia. La preoccupazione principale è che su questa strada, con i tagli indiscriminati alle strutture periferiche, in particolare a quelle dei tribunali in Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia e Lazio, si finisca per provocare un ulteriore abbassamento della qualità e dell’efficienza della giustizia in Italia. Uno dei principi fondamentali della democrazia è quello del decentramento amministrativo, soprattutto in materia di servizi essenziali come la Giustizia o la Sanità. Un principio costituzionale che i socialisti hanno sempre difeso e continueranno a difendere.

L’obiettivo di un riordino territoriale dei presìdi giudiziari è in sé condivisibile ma operare in maniera indiscriminata è quanto meno pericoloso. Più che la scure, in questo caso, il governo utilizzi il bisturi perché se si assume come unico criterio quello aziendalistico-finanziario, senza prendere in considerazione la ricaduta del provvedimento a livello locale, distinguendo caso per caso, si può risparmiare – e non è detto – un po’ di denaro (ma davvero poco, perché gli stipendi del personale e le sedi per farli lavorare vanno comunque pagate), ma nel contempo provocare un aumento dei costi per l’intera collettività rendendo oltretutto più difficile, se non addirittura impossibile, intentare una causa, difendersi o semplicemente testimoniare in giudizio.

Il taglio dei tribunali territoriali così com’è difatti non risolverà i problemi, ma rischia di aggravarli, sia in termini di efficienza che di costi perché i cittadini saranno costretti a viaggiare e ad affrontare crescenti disagi per raggiungere la sede giudiziaria e si moltiplicherà la mole di lavoro per i pochi tribunali superstiti, con un conseguente aumento dei tempi, già biblici, della giustizia italiana. A questo bisogna aggiungere che le modifiche sono ancora più gravi in quanto si inseriscono in un contesto di riforme che, al di là degli intendimenti, rendono oggettivamente più difficile l’accesso alla giustizia. Si è cominciato con aumenti indiscriminati del contributo unificato che hanno colpito soprattutto il settore lavoro e la giustizia amministrativa. Basti considerare, per comprendere l’indifferenza della norma rispetto alle condizioni reali dei cittadini, che l’aliquota massima del contributo unificato va ad incidere proprio sui ricorsi contro i licenziamenti, senza alcuna considerazione per le difficoltà del lavoratore rimasto senza retribuzione.

Si è continuato con un altro provvedimento che allontana il cittadino dalla giustizia, quale la mediazione obbligatoria, che impone una procedura preventiva molto onerosa che è ragionevole prevedere non sarà foriera di grandi risultati in quanto, nella stragrande maggioranza dei casi, sarà comunque seguita dalla fase giudiziaria vera e propria. Infine, l’istituzione di un Tribunale delle Imprese regionale, che renderà più defatiganti e più costose le azioni giudiziarie contro le società che rientrano nelle competenze di detto tribunale, comprese le class action dei consumatori, sia perché il Tribunale ha sede solo nei capoluoghi di provincia, sia perché il contributo unificato è quadruplicato.

Per comprendere quanto a volte anche i ‘tecnici’ pecchino in approssimazione, basti ricordare che nella prima versione licenziata dal Consiglio dei Ministri si prevedeva, tanto per fare un esempio, che il Tribunale di Roma era competente anche per la Sardegna! Questo succede quando l’obiettivo principale diventa la riduzione dei costi, e la tutela dei diritti dei cittadini un particolare secondario, se non addirittura trascurabile.

Marco Di Lello

Coordinatore Nazionale PSI

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