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“Quel che resta” del terremoto di Reggio e Messina: a Taormina un film per non dimenticare
Pubblicato il 26-06-2012


Se il “Big One” italiano, ossia un sisma di magnitudo 7, colpisse Messina e Reggio, sarebbe una vera e propria strage. A lanciare l’allarme è l’IGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che punta il dito contro gli abusi e le speculazioni edilizie sullo Stretto. Sarebbero migliaia i morti per l’eccessiva mancanza di regole e di controlli. Ben lo sanno i familiari delle vittime del terremoto del 1908, la più grave sciagura naturale in Europa per numero di vittime. Solo a Messina crollarono circa il 90% degli edifici. Ancora oggi quelle popolazioni ne portano addosso i segni e le conseguenze. Ancora oggi, a distanza di più di cento anni, non tutti hanno riottenuto la casa. Ancora oggi a Messina sopravvivono le baracche.

Un film, “Quel che resta” di Laslo Barbo, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Taormina, ne ha voluto celebrare la memoria. Quasi un monito perché non si ripetano gli errori del passato, in un momento in cui il dramma dei terremoti si riaffaccia prepotentemente.

Liberamente tratto dalle opere di due scrittori calabresi, Baracche di Fortunato Seminara e Racconti di un dissepolto di Michele Colauti, con un cast di rilievo, che va da Giancarlo Giannini, a Franco Nero, Luca Lionello, Rosa Pianeta, il film accende volutamente il riflettore sui sopravvissuti anzichè sulle vittime. “Nelle baracche ogni giorno è diverso dall’altro – ci racconta uno dei protagonisti del film, il calabrese Giacomo Battaglia – ogni giorno la vita va rinventata. Impossibile uscire dal perenne di disagio. E’ stata una delle esperienze più toccanti della mia vita artistica”.

Da Taormina, quindi, un segnale forte di solidarietà nei confronti dei terremotati dell’Emilia Romagna. Per questo l’incasso di due serate del Festival sarà interamente devoluto alla popolazione martoriata dal sisma.

Cristina Calzecchi-Onesti




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