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Opinioni e commenti
 

QUESTO SAREBBE IL PIANO SEGRETO DI BERLUSCONI: RENZI PREMIER E LUI AL COLLE
Pubblicato il 21-06-2012


Il piano segreto del Cavaliere. Sono giorni che nei corridoi dei palazzi della politica non si discute d’altro. Si fanno nomi, progetti, si parla di ribaltoni e voti anticipati: fantapolitica che tiene banco sulle pagine dei giornali ma che il più delle volte non trova alcun riscontro. Ma questa volta sembrerebbe diverso, sembrerebbe tutto vero. Almeno a leggere L’Espresso. Silvio Berlusconi avrebbe un piano segreto che prevede, tra l’altro, di candidare Matteo Renzi a palazzo Chigi. E’ quanto si sostiene in un articolo del settimanale in cui, a supporto, viene citato un documento riservato “commissionato dal Cavaliere a un gruppo ristretto di consiglieri capeggiati da Dell’Utri e Verdini (oltre che dal suo nuovo guru Volpe Pasini)”. Dura la reazione del segretario del Psi: “Se è una bufala lo scopriremo presto. Altrimenti, giù le mani dalla rosa, simbolo dei socialisti italiani, francesi ed europei. Registrato e presentato alle elezioni politiche del 2008 e alle amministrative del 2010, 2011 e 2012”.

 

I TRE PUNTI STRATEGICI – Questi i punti strategici, secondo il settimanale: “Via il Pdl e quasi tutti i suoi dirigenti, si propone di fondare una Lista civica nazionale che dovrà allearsi con il sindaco di Firenze, destinato a palazzo Chigi. Obiettivo: salvare Silvio dai giudici e (se possibile) farlo eleggere Presidente della Repubblica”. “Il documento – si legge sul sito dell’Espresso – circolava ieri riservatamente nell’aula di Palazzo Madama mentre i senatori si apprestavano a votare per l’arresto di Luigi Lusi. Appena arrivato da Milano, top secret, affidato soltanto a un ristrettissimo gruppo di notabili berlusconiani. Nessun file, solo carta, come ai bei vecchi tempi. Otto pagine dattiloscritte più la copertina, titolo ‘La Rosa Tricolore’, sottotitolo ‘Un Progetto per vincere le elezioni politiche 2013’. E il simbolo, una rosa stilizzata con i petali rossi, bianchi e verdi su tutte le pagine”.

MATTEO RENZI PREMIER? – Il dato più clamoroso starebbe nella scelta a sorpresa, sparigliando gli avversari, di un candidato del Pd ossia proprio del partito antagonista. Altro che Luca Cordero di Montezemolo o Corrado Passera o peggio ancora il delfino Angelino Alfano. Sarebbe lui, il giovane sindaco di Firenze Matteo Renzi, oggi candidato in pectore alle primarie del Pd contro il suo segretario Bersani, l’uomo chiave di Berlusconi. L’exit strategy “Rosa Tricolore” sarebbe stata pensata prevedendo il crollo definitivo dell’attuale centrodestra e del partito azzurro. «Il Pdl», si legge, «appare non riformabile e i suoi dirigenti hanno un tale attaccamento alla proprio posto di privilegio da considerare come fondamentale la sopravvivenza solo di se stessi. Miracolati irriconoscenti appiccicati sulle spalle di Berlusconi». Il rischio è che la sconfitta del Popolo della libertà trascini con sé anche «la fine politica» del Cavaliere. E non solo: «La sconfitta toglierebbe a Berlusconi la sola protezione contro chi lo vuole morto finanziariamente, giudizialmente e fisicamente».

DENIS VERDINI SALVO – Quindi, i vertici del Pdl, pur di non soccombere, sarebbero disposti a sacrificare il loro “salvatore” Berlusconi. Fatti salvi però Denis Verdini, «che ha dimostrato capacità di lavoro e di risultato organizzativo ed operativo», ma anche il coordinatore lombardo Mario Mantovani. Soluzione radicale: «la sola svolta possibile sarebbe le loro dimissioni dai ruoli di partito, la loro scomparsa dai giornali e dal video e la loro non ricandidatura», eccezion fatta per chi ha un solo mandato. Insomma, si salva Maria Rosaria Rossi.

FUORI I COLONNELLI – Tutti a casa e pure senza telecamere i vecchi colonnelli della politica berlusconiana, i «professionisti della politica»: La Russa, Gasparri, Frattini, Quagliariello, Cicchitto, Matteoli, Brunetta, Sacconi… E naturalmente il segretario Alfano, «che aveva la possibilità di dimostrare la sua leadership e invece non ha fatto nulla dimostrando di far parte a pieno titolo della vecchia classe dirigente che i cittadini chiedono che venga sostituita con facce nuove giovani e non».

COME BEPPE GRILLO – Sull’esempio di Beppe Grillo, il Pdl sembrerebbe prendere a modello il movimento dinamico, leggero, nazionale, con costi bassissimi e il web come network al posto della tv. Ma anche organizzazioni di genere: «Forza Donne. Forza Imprenditori. Forza Giovani». E poi studenti, pensionati, pubblici dipendenti. Tutti raggruppati in un movimento nazionale, le cui ipotesi di nome sono Forza Silvio oppure Forza Italiani. Una lista del genere, si calcola, potrebbe valere con quel che resta del Pdl il 28-30 per cento dei voti. Cui andrebbero aggiunti i consensi raccolti dal bouquet di liste fiancheggiatrici già pronto. Si va dalla Destra di Storace alla lista Sgarbi (“Rivoluzione”) ai pensionati alle new entries.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. E’ inutile cambiare nome, se non per imbrogliare gli elettori, del resto l’anno sempre fatto!!!! Il PDL deve essere giudicato per come ha governato, che è stato un vero fallimento. Non è la prima volta che tentano di fare i trasformisti, prima Forza Italia, dopo Popolo delle Libertà, e ora sentite cari elettori, si cambia di nuovo, ma cosa ci sarà di nuovo? Nulla sono sempre gli stessi burattinai che hanno rovinato l’Italia.

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