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Opinioni e commenti
 

Terremoto: dal Piemonte arriva un piano di sussidarietà per aiutare le imprese emiliane colpite
Pubblicato il 01-06-2012


Solidarietà e produttività non è un binomio irrealizzabile, e lo dimostra il sindaco di un comune piemontese, nel cuore della Canavese, regione del Piemonte. Il primo cittadino di Cuorgnè, Giuseppe Pezzetto, ha offerto gli spazi delle fabbriche locali abbandonate o inutilizzate a causa della crisi, per garantire continuità a tutte le attività produttive danneggiate, interrotte e messe a rischio dal sisma che ha inginocchiato l’Emilia-Romagna. L’iniziativa promossa dal sindaco di Cuorgnè ha coinvolto anche Confindustria Canavese e varie associazioni delle piccole e medie imprese locali. L’offerta, che ieri ha raccolto anche il consenso dell’assessore regionale del Piemonte Claudia Torchietto, potrebbe giovare anche alla stessa zona del Canavese, perché le produzioni ferme a lungo non verrebbero «assorbite da aziende straniere» bensì utilizzate per un vero e proprio trade benefico.

METTERE IN CONTATTO LE IMPRESE – L’idea potrebbe rivelarsi utile agli imprenditori emiliani, soprattutto se si pensa che oltre ai danni relativi all’edilizia civile ad essere colpite sono state proprio le piccole o medie industrie, spesso ferite non solo dal crollo delle strutture ma anche dalla morte dei propri lavoratori. E in queste ore, quando sembra che l’Italia intera si stia mobilitando tra donazioni e approvvigionamenti, l’aiuto offerto dal sindaco di Cuorgnè sembra avere una doppia importanza. Oltre al fatto che «il Canavese è un territorio con una forte vocazione industriale nella meccanica e nella meccatronica», e quindi già pronto e attrezzato all’eventuale accoglienza di molte imprese emiliane, la proposta del sindaco Pezzetto potrebbe rappresentare un collegamento tra il Piemonte e l’Emilia che a sua volta potrebbe beneficiare non solo agli imprenditori emiliani colpiti: «La mia proposta è innanzitutto di conoscere le disponibilità da parte delle imprese del Canavese, poi di metterle in contatto con le aziende colpite dal sisma».

“CONTO LAVORO SOLIDALE” – L’idea è stata battezzata ieri mattina con il nome di “Conto lavoro solidale” e, se dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe senza dubbio un esempio efficace di quella sussidiarietà spesso latitante sul territorio italiano, apprezzabile soprattutto in un momento di simile emergenza nazionale. Il sindaco, nel momento in cui ha avanzato il progetto, non ha sottovalutato quanto la delocalizzazione di certe linee produttive dall’Emilia al Piemonte possa essere complessa o impraticabile, soprattutto per quanto riguarda determinati passaggi del processo produttivo o, soprattutto, delle risorse umane. Insomma, potrebbe essere difficile, per alcune aziende, spostare tutta “baracca e burattini”. In ogni caso il primo passo è quello di creare un contatto tra le imprese: «Bisogna fare un check. Prima si vede cosa fanno le imprese e cosa possono fare, dall’altra parte bisogna individuare le carenze e le necessità, se le due cose si sposano, bisogna creare l’unione. Saranno le imprese a indicare il modo migliore per avere una relazione» ha continuato il sindaco.

“DISASTER RECOVERY” NAZIONALE – Il sindaco di Cuorgnè ha poi continuato: «Questo è un modo di fare concreto, solidale e allo stesso tempo di rete, di sistema. Se queste cose funzionassero potrebbero anche produrre conoscenze, nuove collaborazioni o sinergie future tra le aziende coinvolte». In queste ore la proposta è sul tavolo del presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, e si vedrà se anche l’ente pubblico concorrerà a favorire questo progetto che, forse per la prima volta, potrebbe rappresentare una vera e propria “Disaster recovery” della nazione, ovvero un modello da utilizzare per rinsavire l’economia di una regione in stato d’emergenza che, altrimenti, trascinerebbe tutto il Paese. Forse è questa l’intuizione davvero utile del “Conto lavoro Solidale”: non tralasciare quanto una resurrezione prima di tutto imprenditoriale, in particolare parlando di regioni produttive come l’Emilia Romagna, per riuscire a risollevarsi da simili situazioni di calamità. Ma ancora di più iniziare a ragionare davvero in maniera solidale, emergenze a parte, favorendo lo scambio tra le ricchezze e le potenzialità da nord a sud, da regione a regione.

Vittoria de Petra

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