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Trattativa Stato-mafia, Napolitano: «Una campagna basata sul nulla». Nencini (Psi): «Chi lo accusa è un codardo»
Pubblicato il 22-06-2012


Insinuazioni, sospetti, interpretazioni arbitrarie, tendenziose e perfino manipolate. Dopo giorni di attacchi sulla stampa e da parte di esponenti politici, in prima fila Antonio Di Pietro, sul ruolo che il Quirinale avrebbe avuto rispetto all’inchiesta che coinvolge Nicola Mancino nella vicenda della presunta trattativa tra Stato e mafia, Giorgio Napolitano reagisce duramente attaccando i suoi detrattori: “Una campagna basata sul nulla”. “Non si puo’ accusare il Presidente della Repubblica di mancanza di trasparenza. Chi lo fa e’ un codardo”. A dirlo è Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, secondo il quale “nell’azione del Capo dello Stato non sono mai mancate correttezza e responsabilità istituzionale”. “La Presidenza della Repubblica non e’ istituzione che possa essere tirata in ballo quando fa comodo a qualcuno per coltivare interessi particolari”, conclude Nencini.

NAPOLITANO ATTACCA I GIORNALI CHE MANIPOLANO LE NOTIZIE – Dura e senza mezzi termini la reazione del Capo dello Stato alle accuse mosse nei suoi confronti. Napolitano se la prende con i giornali, che da giorni “manipolano” le notizie per insinuare dubbi anche su di lui: “Si sono riempite pagine di giornali con le conversazioni telefoniche intercettate su indagini in corso – ha sottolineato il Capo dello Stato – sugli anni della più sanguinosa strage di mafia del ’92-93 e se ne sono date interpretazioni arbitrarie, tendenziose e talvolta perfino manipolate”. Il Presidente della Repubblica non intende cedere all’attacco e difende l’istituzione e i suoi collaboratori assicurando di essere “sereno” e di aver agito nella “massima trasparenza” come gli hanno dato atto “tutti coloro che, avendo seria conoscenza del diritto e delle leggi sono intervenuti dando una lettura obiettiva dei fatti”, e che “hanno ribadito l’assoluta correttezza del comportamento della Presidenza della Repubblica ispirato soltanto a favorire la causa dell’accertamento della verità anche su quegli anni”.

TERRO’ FEDE AI MIEI IMPEGNI ISTITUZIONALI’ – Parla al termine della festa della Guardia di Finanza il Capo dello Stato. Si avvicina ai giornalisti che lo attendono prima che salga sulla macchina e volentieri risponde a chi attacca il Quirinale per il ruolo avuto nell’inchiesta sulla presunta trattativa: “In questi giorni è stata alimentata una campagna di insinuazioni e sospetti sul Presidente della Repubblica e sui suoi collaboratori costruita sul nulla” ha risposto rivendicando di aver “reagito con serenità e con la massima trasparenza rendendo anche noto il testo di una lettera riservata al Procuratore generale della Cassazione”. Poi si rivolge agli italiani che da sempre vedono in lui un indispensabile punto di riferimento: “I cittadini possono stare tranquilli: terrò fede ai miei doveri costituzionali e continuerò, perché è mio dovere e prerogativa affinché vada avanti nel modo più corretto ed efficace, attraverso il necessario coordinamento l’azione della magistratura”.

SI RIAPRE DIBATTITO SU USO INTERCETTAZIONI – Insomma Napolitano non ci sta ad essere screditato dopo aver sostenuto in tante occasioni, non ultima quella del ventennale della strage di Capaci, la necessità di ricercare continuamente la verità sulle pagine più dure nella storia italiana. La vicenda non può che riaprire anche il dibattito sulla legge che regolamenta l’uso delle intercettazioni e su cui da anni le forze politiche non riescono a trovare un accordo, ma il Presidente ne resta fuori e si limita a ricordare che “è una scelta che spetta al Parlamento, anche se per la verità da molto tempo è all’attenzione del Parlamento, quindi vuol dire che si tratta di una questione che meritava di essere risolta e affrontata” ma “sulla base di un’intesa la più larga possibile”.

LA SOLIDARIETA’ DI CANCELLIERI E FINI – Attorno al capo dello Stato fanno quadrato anche il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, e il presidente della Camera, Gianfranco Fini: “Irresponsabile delegittimare il Quirinale”. Riferimento soprattutto al leader Idv Antonio Di Pietro, secondo cui “nessuno, neanche il presidente della Repubblica, è al di fuori della legge”.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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