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Opinioni e commenti
 

24.000 esuberi nella Pubblica Amministrazione: ecco i numeri della spending review
Pubblicato il 08-07-2012


Sono 24.000 i dipendenti pubblici in esubero. La stima e’ contenuta nella relazione tecnica alla spending review. Tra questi circa 11.000 sono i soprannumero che lavorano nei ministeri e negli enti pubblici non economici (di cui 5.600 nei ministeri) e 13.000 negli enti territoriali (tranne le regioni). Tra gli 11.000 nei ministeri sono 6.000 le persone pensionabili al 31 dicembre 2011 e 2.000 negli enti locali. Con gli esodati, uno dei punti più scottanti dei tagli previsti dal governo dei tecnici, parte oggi da Palazzo Madama il tour de force parlamentare (appena 15 giorni di esame per ogni ramo del Parlamento) che portera’ al via libera della revisione della spesa pubblica entro il prossimo 3 agosto. Il decreto decadrebbe a settembre ma e’ chiaro che il governo punta ad incassarlo prima della pausa estiva.

IL PRESIDENTE DELL’INFN MINACCIA DI DIMETTERSI – E questo anche per consentire al premier, Mario Monti, di presentarsi oggi a Bruxelles con un altro pezzo di ‘compiti a casa’ gia’ ‘chiuso’ o almeno ben incardinato. Monti che, mentre piovono critiche, incassa intanto la ‘promozione’ del numero uno di Bankitalia (il governo e’ sulla strada giusta – dice Ignazio Visco – e deve ‘insistere il piu’ possibile’ sui tagli alla spesa per arrivare ad abbassare le tasse). E all’orizzonte arriva una nuova grana: Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), i cui ricercatori hanno avuto parte importante nelle ricerche sul bosone, minaccia le dimissioni, anche del board, se non rientrera’ il taglio del 3,79% al finanziamento dell’ente.

DL SVILUPPO – Gli impegni non si esauriscono con il decreto: bisogna chiudere anche il dl Sviluppo ora a Montecitorio e varare un nuovo decreto in Cdm entro agosto, come annunciato nella conferenza stampa notturna sulla ‘spending’ dallo stesso premier, che dovrebbe riguardare il finanziamento ai partiti, quello ai sindacati e non, come si ipotizzava in un primo momento, le agevolazioni fiscali. Ultimo tema questo che potrebbe essere affrontato con la delega fiscale anche questa in ‘giacenza’ alla Camera. Quindi dato il possibile ingorgo e le pulsioni al cambiamento non e’ escluso il ricorso alla fiducia sul decreto. Fiducia che dovrebbe essere gia’ stata autorizzata dal Cdm.

LA STRANA MAGGIORANZA – Intanto la ‘strana maggioranza’ Pd-Pdl e la ‘strana coppia’ con l’inedito asse Squinzi-Camusso si preparano a dare battaglia su diversi fronti. E’ noto, ad esempio, che il Pd punta a modificare la parte del decreto che riguarda i tagli alla sanita’. E che molti sono i malumori per i tagli che piu’ o meno restano sempre gli stessi trasformandosi da ‘lineari’ a ‘orizzontali’. E anche sui tagli alla ricerca (ci incappano anche gli scopritori della ‘Particella di Dio’) molte sono le spinte al cambiamento. I partiti quindi stanno gia’ scrivendo le modifiche, i sindacati si preparano allo sciopero generale (soprattutto a difesa dei travet) e Confindustria ingaggia la sua ‘battaglia’ rilanciando anche la proposta della patrimoniale mentre Monti accusa Squinzi: ‘fa aumentare gli spread’, attaccando il presidente degli industriali che aveva parlato dei tagli previsti dalla spending review come “macelleria sociale”. E rincara: ‘credevo che gli imprenditori volessero il taglio della spesa, non nuove tasse’. Ma Rete Imprese Italia intanto dice: bene il Governo, avanti con i tagli. Sul piede di guerra regioni, province (ne resteranno poco piu’ di 50) e comuni che dovranno fare i conti con nuovi tagli da mettere a bilancio.

LA GUERRA DELLE MODIFICHE – Oltre alle piazze il primo ‘palcoscenico’ della ‘guerra delle modifiche’ sara’ dunque il Senato: il testo gia’ trasmesso venerdi’ notte sara’ stampato e assegnato domani dal Presidente Renato Schifani alle commissioni competenti: dovrebbero essere la Bilancio e la Affari Costituzionali. Le commissioni riuniranno poi gli uffici di presidenza per nominare i relatori. Mentre per il Governo dovrebbero seguire il testo il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli, il sottosegretario Gianfranco Polillo, lo stesso ministro ai Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, il sottosegretario Antonio Malaschini. Le modifiche al testo, come ormai e’ prassi, dovrebbero arrivare solo durante il lavoro in commissione. E il Governo, in caso di ‘maretta’, potrebbe porre la fiducia sul testo modificato presentando un maxiemendamento. Poi un passaggio ‘formale’ (senza modifiche) nelle analoghe commissioni della Camera e il via libera appena in tempo per la pausa estiva.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. A mio giudizio il numero è molto più alto anche se non bisogna colpevolizzare i lavoratori ma, coloro i quali, hanno assunto per motivi clientelari dove non era necessario, aggravando di costi superflui i sevizi. Adesso per risolvere il problema non è licenziando i lavoratori ma, creando ulteriori sevizi e imponendo la mobilità.

  2. Lo scambio tra dipendenti pubblici è contemplato in un D.lgs ma le amministrazioni non lo permettono impedendo al dipendente non solo di avvicinarsi da un punto di vista logistico, con evidente risparmio economico per la famiglia del dipendente, ma toglie l’opportunità al lavoratore di riammettersi in gioco stimolato anche da un nuovo lavoro. Ci vorrebbe un intervento del governo soprattutto adesso che gli uffici periferici si riducono e la mobilità è quasi impossibile

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