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Opinioni e commenti
 

Acea: il Consiglio di Stato ne blocca la svendita. Guidi (Psi): «L’acqua deve rimanere un bene pubblico»
Pubblicato il 25-07-2012


L’acqua resta un bene pubblico, almeno per il momento. La V sezione del Consiglio di Stato infatti ha accolto il ricorso presentato da alcuni consiglieri capitolini bloccando l’approvazione della famigerata delibera 32. Se fosse andata in porto, la delibera avrebbe disposto la vendita del 21% delle quote di Acea (la società deputata alla gestione dei servizi idrici) ad una holding privata costituita ad hoc, il tutto bypassando i 23.000 ordini del giorno presentati da tre consiglieri comunali dell’opposizione. Secondo la sentenza del Consiglio di Stato «la lesione dell’interesse dei Consiglieri ad esplicare appieno le proprie funzioni, comprensive del diritto a discutere gli ordini del giorno e del successivo diritto ad esercitare il diritto di voto, è immediatamente rilevante». Alemanno: «Chi ha vinto? Non i cittadini romani». Di parere opposto il responsabile delle acque pubbliche del Psi, Domenico Guidi: «Ha vinto il popolo di Roma».

IL COMMENTO DI ALEMANNO – «Roma Capitale non ha più a disposizione 200 milioni per gli investimenti in città e 20 milioni per la spesa corrente. Chi ha vinto? Non i cittadini romani» così si è espresso il sindaco di Roma in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato. In un video in onda sul suo blog Alemanno ha poi aggiunto che: «Siamo di fronte a un bivio chiarissimo: o cediamo alla cultura del no, all’opposizione e a tutti coloro che vogliono tenere paralizzata questa città e vincono loro o vince la città di Roma».

Sulla vicenda l’Avanti!online ha fatto il punto con Domenico Guidi, responsabile delle acque pubbliche del Partito Socialista Italiano.

Come commenta la sentenza del Consiglio di Stato che blocca la vendita dell’Acea?

Credo che sia stata resa giustizia al popolo italiano che ha una posizione chiara sul tema: l’acqua pubblica deve rimanere un bene pubblico e comune, al di sopra di qualsiasi speculazione. Già l’anno scorso il popolo aveva deciso e il popolo, in Italia, è sempre sovrano.

Il Comune di Roma e il sindaco Giovanni Alemanno avevano proposto la possibilità della cessione del 21% delle quote di Acea al fine di sanare il debito dell’amministrazione capitolina.

Credo che il sindaco Alemanno sia il meno adeguato se pensa di sanare il debito dell’amministrazione vendendo un gioiello come l’Acea. Sarebbe meglio tagliare gli sprechi piuttosto che vendere pezzi che hanno fatto la storia e che devono essere tutelati. Alemanno ha combinato un disastro alle casse del Comune di Roma, basti pensare alla Cotral, alla Metro e all’acqua pubblica. Se ritirasse la delibera 23 farebbe un gesto molto apprezzato».

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. E’ evidente che la cessione delle quote ACEA avrebbe ulteriormente impoverito i romani, creando un precedente a favore degli speculatori.Serve assolutamente una legge che regolamenti la gestione dei beni comuni in maniera rigida ed a tutela del preminente interesse pubblico, senza prestare il fianco ad interpretazioni speculatorie e meramente privatistiche. Domenico

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