martedì, 25 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Via D’Amelio, alzando lo sguardo da terra
Pubblicato il 19-07-2012


Se solo quel 19 luglio lo sguardo non si fosse spostato dalla terra al cielo. Se solo le malelingue non avessero ucciso quanto il tritolo dentro una macchina anonima. Se solo l’indifferenza delle istituzioni e dei benpensanti non avesse ferito quanto lo fece l’esplosione della bomba. Se solo non fossero state morti preannunciate. Ma d’altra parte, se solo gli autori di quell’attentato non avessero pensato di fermare lì la memoria e la rabbia delle persone oneste, oggi non potremmo dirci fedeli a dei valori contrari al “puzzo del compromesso morale”. Ebbene, per quanto dolore ancora provochi una ferita così profonda, quasi quanto quella scavata nell’asfalto dalla Mafia, nulla ripaga la soddisfazione di chi nel nome di tanti morti continua a credere nel lavoro da loro svolto, nell’utilità di tanta sofferenza.

Polemizzare, strumentalizzare senza alcuna ragione anche l’ennesimo anniversario non di Stato, ma italiano, non deve trovare soddisfazione in chi cerca la polemica per farsi una nuova veste da gettare nel lavacro degli anni che passano, per far dimenticare chi in realtà fu. Guardare le immagini di quella strada, via D’Amelio a Palermo, ancora oggi provoca incredulità, sembra di rivedere un paese che oggi non esiste più. Ma che invece continua a esistere se a quelle morti non si riesce a dare la pace del senso per la loro scomparsa. Perché delle volte dare un senso anche ad una morte incomprensibile permette di prendere veramente le distanze da tanto dolore.

In quei mesi diverse persone persero la vita soltanto perché facevano il loro lavoro. Non credo volessero essere eroi, perché gli eroi si sa che fine fanno. Credo piuttosto fosse loro intenzione essere d’esempio. Ecco, l’esempio. Perché senza quello una civiltà non ha storia e quindi non può dirsi tale. Perché senza che vi sia per i più giovani qualcuno che spieghi loro il senso della vita, la loro giovinezza assume un contorno troppo ambiguo, vago, isolato dal contesto di crescita che dovrebbe prendere la loro esistenza. Se oggi non guardassimo le foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sorridenti, mentre parlano fitto, mentre si scambiano gesti di un’intesa che nessuna bomba ha potuto distruggere, forse non saremmo il paese che siamo.

E diversamente da quanti vogliono farci credere che la memoria sia solo un mondo estraneo dove gettare le reti della nostra incoscienza, penso che la risposta migliore sia vedere quanti ragazzi comprendano bene quanto la vita di quei due uomini sia servita anche per segnare la linea di demarcazione che passa tra bene e male. Delle volte troppo sottile per essere compresa da chi vive in terre e città segnate dal più grande orrore si possa creare al mondo: l’asservimento inconsapevole delle coscienze al potere corrotto.

Quindi, pensando oggi alla vita precocemente levata a tanti uomini dalla mafia, dalla camorra e da tante altre associazioni criminali mi sento sollevato al solo pensiero che il loro esempio non passi nel tempo, e che il ricordo di tanto dolore serva e sia servito a crescere intere generazioni di persone oneste. Tutte unite nel ricordo di chi la testa non l’ha abbassata mai. Neanche di fronte ad una bomba. Tutt’al più in quei momenti questi uomini avranno alzato lo sguardo da terra per guardare in alto, lì dove nessuno li avrebbe scordati più.

Giampiero Marrazzo

@giamarrazzo

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookDiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento