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Opinioni e commenti
 

Assemblea Pd: stop alle nozze gay e scoppia la polemica. Bersani ammonisce: «Ora basta beghe»
Pubblicato il 16-07-2012


Sfocia in uno scontro aperto l’Assemblea nazionale del Partito Democratico che si è tenuta a Roma sabato scorso e che doveva incentrarsi sulle primarie e sulla legge elettorale. Gli animi si sono infiammati quando la presidenza del partito ha dichiarato inammissibili due ordini del giorno relativi alle nozze omosessuali. Il primo, approvato dalla Commissione Diritti presieduta da Rosy Bindi, è stato contestato perché considerato troppo “light”. È stato poi sì votato, ma ha incassato 38 “no”. L’altro, presentato da Anna Paola Concia, Ivan Scalfarotto ed altri, era in favore dell’equiparazione delle nozze gay con quelle civili e non è stato nemmeno messo ai voti dalla Bindi. 

L’ATTACCO A ROSY BINDI E LA SUA DIFESA – Il presidente del Pd è ritenuta responsabile d’aver fatto saltare un accordo che era stato raggiunto nel pomeriggio per votare il documento con allegati gli ordini del giorno presentati sulle tematiche pertinenti. «Non ho fatto votare il documento perché l’Assemblea a larghissima maggioranza aveva approvato un attimo prima un documento che escludeva il matrimonio gay, ma che invece regolamenta le unioni civili anche omosessuali. Non si mette a votazione un documento che esprime il contrario» ha poi spiegato la Bindi. «Il documento votato è frutto di un anno di lavoro e di una Commissione in cui la stessa Paola Concia era membro».

CONTESTAZIONI E POLEMICHE IMMEDIATE  – «È stato surreale che non si sia voluto far votare, molte persone hanno detto che avrebbero votato contro, ma l’errore è non permettere il voto. Io avrei accettato qualsiasi voto dell’assemblea» ha dichiarato l’onorevole Anna Paola Concia. «Mi rifiuto di credere che il Partito democratico possa essere più arretrato di Gianfranco Fini in tema di diritti» ha affermato Ignazio Marino dalla cui area è provenuto il voto contrario al testo della Bindi. «Il documento messo ai voti da Rosy Bindi – ha concluso Marino – è assai colto e altrettanto vago. Non può rappresentare il programma di un partito che si definisce democratico». Già durante l’Assemblea, tre militanti del Pd (Andrea Benedino, Aurelio Mansuso ed Enrico Fusco) hanno restituito la tessera del partito al segretario. Enrico Fusco, delegato pugliese, dal palco ha definito il documento della Bindi «vergognoso» aggiungendo che è «arcaico, irrispettoso, offensivo per la dignità delle persone. Non è un passo avanti – ha poi aggiunto – ma un passo indietro enorme. Persino Fini è più avanti di noi».

L’INTERVENTO DI BERSANI – «Siamo il primo partito del Paese, che non è fatto delle beghe nostre» ha dichiarato il segretario nazionale del Pd nel tentativo di calmare gli animi. In merito alla spigolosa questione sui diritti gay ha affermato: “Per la prima volta il partito si è impegnato a codificare le unioni gay e sento dire: vado via dal Pd. Ma non l’ho sentito dire quando così non era. Attenzione – ha poi ammonito Bersani – il sistema dei diritti evolve e non può essere affrontato se non si tiene conto dei passi fatti»

POLEMICA ANCHE SU TRE ODG PER LE PRIMARIE – Anche i tre ordini del giorno, presentati dal consigliere lombardo Filippo Civati e dal deputato Salvatore Vassallo, inerenti le regole per le primarie, primarie per i parlamentari e limite ai tre mandati, non sono stati messi ai voti da parte della presidenza dell’Assemblea.

Silvia Sequi


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