martedì, 21 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Bossi v.s. Maroni, il “Capo” chi è? Lotte intestine ai vertici del Carroccio
Pubblicato il 11-07-2012


Un ritorno pirotecnico quello dell’ex leader del Carroccio Umberto Bossi: nella sua prima uscita pubblica dopo il congresso che lo ha messo ai margini del movimento, il Senatur non risparmia parole e si atteggia ancora a “Toro seduto” della Lega Nord. Lancia messaggi e non usa mezzi termini: e, soprattutto, sceglie addirittura le pagine de Il Fatto quotidiano per ribadire che lui è il “Capo”. «Io e Roberto decideremo tutto insieme, sono il presidente e siamo uguali», ha detto alla stampa dopo un comizio di venti minuti davanti a un centinaio di leghisti. Ma gli esponenti della nuova dirigenza leghista non ci stanno alle affermazioni del Senatur e gridano a gran voce: «Il capo è uno, si chiama Roberto Maroni e ha pieni poteri. Ora basta beghe e tutti al lavoro».

MARONI NON RISPONDE – Una presa di posizione a cui l’ex ministro dell’Interno, secondo quanto ha fatto sapere il suo entourage, non ha ribattuto e alla quale non intende replicare direttamente, nemmeno attraverso la sua bacheca di Facebook, da lui spesso utilizzata per precisare o smentire argomenti “sensibili”, come è successo pochi giorni fa quando ha negato che Pontida sarebbe stata cancellata. Insomma sembra che la parola d’ordine della scuderia si quella di non voler alimentare più di tanto le “esternazioni” di Bossi per evitare di creare un problema in più in un momento già molto difficile per il movimento leghista.

DIRIGENZA LEGHISTA DALLA PARTE DI MARONI – «Il capo è uno, si chiama Roberto Maroni e ha pieni poteri. Ora basta beghe e tutti al lavoro». Così gli esponenti della nuova dirigenza leghista hanno reagito alle affermazioni del Senatur: Matteo Salvini e Flavio Tosi hanno voluto mandare un messaggio chiaro ai militanti ai quali avevano promesso che sarebbero ripartiti dalla base della Lega stessa, il territorio. È un momento delicato quello che sta vivendo la Lega, che si trova ai minimi storici, e che aveva promesso di ripartire dal territorio e addirittura di abbandonare il Parlamento per ricostruire quel tessuto sul quale nacque il movimento, lontano dai palazzi del potere nella Capitale.

IL DESTINO DI FORMIGONI – E i malumori fra la dirigenza leghista e Bossi trovano sul “Formigonigate” un altro punto di scontro. Mentre per Salvini Formigoni deve lasciare l’incarico in Expò, il “Capo” Bossi fa sapere, senza esitazioni, che deve «restare lì fino alle politiche».

LO SCONTRO SULLO STATUTO – Al centro delle preoccupazioni di Bossi sembra non esserci solo un problema da “prima donna”. Proprio ieri in una conferenza stampa, il neo segretario Maroni aveva precisato, una volta per tutte, che il funzionamento del nuovo regolamento riguardo le espulsioni è da considerarsi valido e definitivo. Un punto finale che non sembra star bene al Senatur che, già precedentemente, aveva affermato che è importante mettere a punto un meccanismo per fermare le espulsioni “ingiustificate”. Maroni ha chiarito, bloccando le pretese di Bossi, che l’ex segretario federale non potrà decidere di reintegrare esponenti espulsi dal movimento prima del 30 giugno scorso ma potrà prendere in considerazione solo le espulsioni che arriveranno dopo il 1 luglio, e solo per i militanti con più di dieci anni di anzianità, come prevede il nuovo Statuto.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento