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Opinioni e commenti
 

“Caronte” il traghettatore delle “anime migranti” nel Mediterraneo
Pubblicato il 12-07-2012


Mentre l’Italia, investita dall’ondata di caldo africano, si trova a dover fare i conti con la colonnina di mercurio che sale, spingendo gli italiani ad affollare i centri commerciali per fare incetta di condizionatori, sulla sponda sud del Mediterraneo c’è chi scruta l’orizzonte con occhi pieni di speranza. Fra la paura del caldo e la speranza di un futuro migliore c’è in mezzo il mare. Sì, perché anche se molti italiani lo ignorano, il caldo e il mare piatto, per tanti migranti abituati a ben altre durezze della vita, sono il segno di una porta aperta verso l’Europa. Il tempo senza nuvole e il mare piatto spinge tanti a tentare il pericoloso “viaggio della speranza”.

Il MARE TRADITORE – Ma il mare è traditore, lo sanno bene i vecchi marinai. E così 54 persone hanno trovato la morte proprio perché, quando quasi avevano raggiunto le coste italiane a bordo di un gommone, il vento è cambiato portandoli a largo, sotto il sole cocente e senza più acqua da bere. Il racconto dell’unico sopravvissuto ha svelato che sono morti «uno ad uno», lentamente, mentre la loro imbarcazione, ormai sgonfia, li cullava fra le braccia delle onde.

PREVENZIONE GIÁ A TERRA – Sulle coste nordafricane, quando cala la sera, ogni insenatura, ogni banchina, ogni caletta, può essere il punto di partenza di una barca, di un peschereccio, di un gommone che si perdono nel buio con la gente stipata a bordo. È proprio da quelle coste che dovrebbe partire l’opera di prevenzione e di assistenza per impedire che i viaggi della speranza si trasformino in tragedia. Solo parlando della Libia, secondo i dati diffusi dall’Alto commissariato per i Rifugiati, dall’inizio dell’anno, circa 170 persone sarebbero morte o disperse in quel tratto di mare che separa le coste di Tripoli dall’Europa.

LIBIA PORTA D’EUROPA – Perché è soprattutto dalla Libia che le migliaia di migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana cercano di attraversare il Mediterraneo: per arrivare sulla costa, molti di loro hanno attraversato il deserto con camion di fortuna carichi fino all’inverosimile. Quei camion che spesso, in panne, vengono inghiottiti dalle sabbie del deserto senza lasciare traccia. Così come nelle molte tragedie del mare, di tanti di quei mezzi di fortuna con il loro carico umano non si è mai avuta notizia, semplicemente perché, così come in mare aperto, anche nel deserto non ci sono testimoni che possano raccontare le storie di quelle donne e uomini intrappolati per sempre nella speranza di una vita migliore.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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