martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cartelle Equitalia via raccomandata? Per il giudice di pace sono nulle. L’Adiconsum: «Sentenza giusta»
Pubblicato il 05-07-2012


Equitalia continua a fa parlare di sé ed oltre ad essere da mesi (se non da anni) sulla bocca di tutti gli italiani, e anche in molti incubi angosciosi, è in queste ore protagonista di una contesa tra giudici. L’oggetto della discordia tra i magistrati della Cassazione e molti giudici di pace è la modalità di notifica delle stesse cartelle esattoriali attraverso una raccomandata che, per i primi, sarebbe del tutto valida mentre per i secondi sarebbe assolutamente inappropriata. I giudici di pace, sempre più frequentemente, si impongono a favore dell’annullamento di quei debiti a carico di tutti quei consumatori che, nel corso di anni, abbiano ricevuto le cartelle attraverso, appunto, posta raccomandata.

LA SENTENZA DI IRREGOLARITA’ NELLA RISCOSSIONE – Il caso è esploso dopo che una ex impiegata genovese, appellandosi al giudice di pace di competenza, ha richiamato alla memoria un decreto del ’73 secondo il quale Equitalia non sarebbe abilitata a recapitare le proprie cartelle esattoriali attraverso posta raccomandata. La vicenda della donna di Genova, che grazie alla sentenza n° 4486 pubblicata il 27 giugno è stata sollevata dal fermo amministrativo dell’automobile al quale altrimenti sarebbe stata sottoposta, ha innescato una serie di reazioni da parte di analoghe commissioni tributarie quali quella di Catanzaro, di Lecce e di Milano.

ADICONSUM – Ma la storia delle irregolarità di Equitalia è lunga e ha molti precedenti. Lo scorso marzo una sentenza della Cassazione aveva stabilito che gli interessi del 10% applicati sulle contravvenzioni di Equitalia in merito alle cifre da corrispondere sarebbero illegali e, di conseguenza, nulle di diritto. Il legame tra la società pubblica incaricata della riscossione nazionale dei tributi e i cittadini che si trovano sempre di più in uno stato di bisogno, continua ad incrinarsi. Ma questa volta anche la giustizia sembrerebbe protendere a favore dei contribuenti. A proposito del rapporto tra consumatori ed Equitalia, non migliorato neppure dopo che la società ha creato gli sportelli “amici” a disposizione dei casi più difficili, Avanti!online ha sentito il parere del segretario generale di Adiconsum, Pietro Giordano che, oltre a richiamare al buon senso la società di riscossione, invoca un intervento dello Stato, perché «i costi di Equitalia stanno diventando insopportabili da sostenere» e la modalità di notifica attraverso raccomandata non permette ai contribuenti di adempiere al proprio dovere nel modo più adeguato.

La Cassazione da un lato e i giudici di pace dall’altro. Come commenta la contesa circa la modalità di notifica delle cartelle di Equitalia?

Ha avuto ragione il giudice di pace di Genova. Cartelle di un certo livello non possono essere notificate attraverso una semplice raccomandata o annunciate da una lettera. Questo tipo di notifica non pone il consumatore contribuente nell’adeguata condizione di pagare le tasse come si deve. Ciò non significa trovare un escamotage, ma le cartelle non possono essere recapitate attraverso un metodo che non garantisce alcuna sicurezza, perché qualsiasi lettera può essere persa facilmente, e il rischio di una perdita può essere molto alto. Noi di Adiconsum siamo convinti che Equitalia dovrebbe fare un passo indietro, liberalizzando questo settore. I costi di Equitalia sono troppo alti e, in alcuni casi, stanno diventando insopportabile da sostenere.

Quanti sono i casi notificati attraverso raccomandata e quanti attraverso la consegna manuale (ufficiali delle riscossioni, polizia municipale, messi comunali) ogni anno?

Il fenomeno dei casi di notifica attraverso raccomandata è in espansione. Fino a gennaio era obbligatoria l’altro tipico di notifica poi è stata emessa una sentenza (la n° 11708 dello scorso anno) in base alla quale il primo avviso è addirittura tramite una semplice lettera. L’unica risposta deve essere la liberalizzazione: ci sono tante aziende che fanno riscossione per credito e, si sa, che quando si crea concorrenza si abbassano i costi che i consumatori devono sostenere. Questa è l’unica strada maestra da percorrere.

E’ un’utopia pensare che Equitalia possa essere costretta a restituire il denaro riscosso o i cittadini nella condizione di non dover essere più obbligati a corrispondere il dovuto?

Purtroppo è un’utopia. In ogni caso noi di Adiconsom non contestiamo il dovere di pagare le tasse, ma tutti gli ostacoli che si aggiungono al peso della tassa o alla multa rappresentando costi esorbitanti. Noi saremmo, come Equitalia ha capito, per la rateizzazione della quota capitale con tassi d’interesse calmierati. Della restante parte degli interessi dovrebbe farsene carico lo Stato attraverso Equitalia. Vorremmo uno Stato che aiuti le persone, non che le vessi soltanto e che dovrebbe tenere conto della situazione emergenziale e di bisogno dei cittadini migliorando la rateizzazione invece di uccidere la galline dalle uova d’oro: i consumatori.

Di fronte al fenomeno dei suicidi in drammatica ascesa negli ultimi mesi, cosa può rappresentare un precedente di questo tipo?

Noi abbiamo di recente creato un’associazione, Speranzaallavoro. Non si può risolvere il problema tassando le persone. Ci vogliono delle norme straordinarie. Faccio un esempio: in questo momento è inutile far vendere la casa alle persone. Una nostra proposta è che lo Stato, anziché permettere che i cittadini vendano i propri immobili, li rilevi per cinque anni e che in questo tempo faccia estinguere il debito restituendo, infine, l’immobile ai proprietari. Molti hanno anche un mutuo da pagare: chi rischia di più? Chi si è sovraindebitato. E in questo momento anche due o tremila euro possono essere insostenibili.

 Vittoria de Petra

 

 

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Commenti all'articolo
  1. Buongiorno, ho ricevuto una cartella da Equitalia per il pagamento della “Registrazione di una sentenza della Corte d’Appello di Bari” che quest’ultima non mi aveva mai notificato mediante alcun avviso.
    Se mi fosse arrivato un semplice avviso dal soggetto creditore, avrei risparmiato la somma di Euro 5,88 di diritti di notifica oltre i 26,88 di Compensi oltre le scadenze, maturati per colpa dell’Ente creditore, che non me le ha comunicate in tempo, nell’anno 2011, prima che scadesse il relativo pagamento.
    Perchè devo pagare io l’incuria e la intempestività del tribunale?
    Grazie per la risposta. C.Z.

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