mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Che faccia tosta che hanno a parlare adesso di legge elettorale
Pubblicato il 09-07-2012


Ha ragione Marco Pannella a sostenere che il Consiglio d’Europa annuncia sanzioni ai paesi che cambiano le loro leggi elettorali meno di un anno prima delle elezioni. Sarà così anche stavolta per l’Italia che dei rimproveri, delle scomuniche e delle sanzionie europee bellamente se ne strafotte in fatto di giustizia come di leggi elettorali. Ma non è la prima volta. In Italia questa è la prassi della nefasta seconda Repubblica che inaugurò la sua stagione proprio con la riforma della legge elettorale approvata alla fine del 1993 a meno di un anno dalle elezioni anticipate dell’aprile dell’anno dopo.

Nacque il cosiddetto Mattarellum che poi venne sostanzialmente cambiato nel 2006, a pochi mesi distanza dalle elezioni di quell’anno, da Berlusconi e dai suoi, convinti di trarre qualche vantaggio da una riforma che invece li danneggiò (avrebbero vinto con la vecchia legge). Nacque il cosiddetto Porcellum che vige tuttora. Anche la riforma della legge elettorale delle europee nacque a pochissimi mesi di distanza dal voto. Era il 2009. Venne introdotto uno sbarramento al 4% mentre i piccoli partiti avevano già messo mano alle loro liste elettorali. Adesso la scena si ripete puntuale. E i partiti s’incontrano per individuare un’intesa che pare, almeno per ora, scontrarsi con la questione dell’introduzione o meno delle preferenze (favorevoli Casini e parte del Pdl, contrario il Pd), come se tutto il sistema ruotasse attorno a questo angoscioso dilemma.

E’ naturale che, ponendo mano a riforme a pochi mesi dalle elezioni, ognuno sia ancora più tentato di far passare le tesi che più lo avvantaggia, senza tenere in nessun conto la coerenza di una riforma complessiva. Per questo rilancerei, nell’interesse non tanto nostro, ma dell’Italia, il Comitato per la difesa della democrazia, e chiederei che anche i partiti che sono fuori dal Parlamento vengano coinvolti nella riflessione sulla legge elettorale. I tre moschettieri (Pdl, Pd e Udc) non sono l’Italia.

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