domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Concorrenza poco perfetta
Pubblicato il 27-07-2012


Che succede? La Borsa crolla da venerdì a giovedì mattina, lo spread sui titoli di stato decennali nel contempo esplode. Si diffonde il panico, poi parla il Presidente della BCE ed in poche ore la borsa di Milano sale quasi del 6% e lo spread si riduce di 45 punti base. Possibile che basti cosi poco a far muovere i prezzi dei titoli? Non siamo più sull’orlo del baratro?
Proviamo a capirci qualcosa in più: le dinamiche della vita reale, la vita delle persone, delle imprese, delle istituzioni, richiede tempo per realizzarsi. Ci si laurea in diversi anni, si approva e costruisce una opera pubblica in decenni (purtroppo), si definisce e approva una nuova strategia di marketing dopo diverse riunioni e discussioni. La politica che è l’arte del compromesso ha i tempi lunghi che la ricerca del consenso richiede. Le operazioni finanziarie sono invece istantanee, con una telefonata, un click del mouse si spostano miliardi da una parte all’altra del mondo, da un titolo ad un altro. Il danaro non ha fisicità, è una serie di cifre su un conto corrente o deposito titoli.

Come si forma la decisione su quale direzione far prendere al danaro? Su cosa vendere e cosa comperare e quando farlo? La decisione si forma leggendo e parlando tra operatori finanziari e non. La concorrenza “perfetta” vuole che il mercato sia fatto da tanti operatori, tutti della stessa dimensione e aventi le stesse informazioni. In queste circostanza nessuno è in grado di influenzare i prezzi con la propria azione. Tanti operatori tutti piccoli quando agiscono individualmente sono come una goccia che viene tolta o messa nel lago Maggiore, se invece c’è un operatore grande come il Lago di Varese la sua azione crea onde di tsunami. E’ importante che nessuno abbia informazioni che altri non hanno perchè ci sia vera concorrenza. Insider trading non è altro che informazione differenziale che permette a qualcuno di agire prima che gli altri vengano a conoscenza della notizia. Un altro elemento importante è che il mercato sia regolato da un un arbitro terzo (lo Stato, la legge, la Consob, etc) che controlla e sanziona chi sgarra, ed il mercato deve essere trasparente per quanto riguarda la dimensione degli operatori, il modo in cui si formano le loro decisioni.

Un mercato con queste caratteristiche dovrebbe ridurre la volatilità dei prezzi e l’incertezza, in un mercato di questo genere le ondate di panico ed euforia non ci dovrebbero essere perchè funzionerebbero dei meccanismi di contrappeso che agiscono immediatamente contro gli eccessi. Torniamo all’euro: sappiamo ormai che è una costruzione imperfetta, che non è mai sopravvissuta una valuta comune senza una nazione comune con una politica fiscale e monetaria comune, un parlamento eletto da popolo che legifera, e via di seguito. Il problema è politico, e quindi è il tempo della politica a scandire i cicli di ottimismo e pessimismo tra un vertice europeo ed il successivo. La cosa che a nostro avviso proprio non funziona è la politica economica imposta agli stati “cattivi” indebitati, gli si impone una ricetta che fa aumentare il rapporto debito sul PIL, una ricetta controproducente, “tafazziana” si diceva un tempo.

La debolezza dell’euro è figlia della debolezza della classe politica europea, valgono per tutti i rimbrotti di Kohl alla propria delfina Merkel. Ma la debolezza della politica ha anche un altro versante: la debolezza delle regole dei mercati finanziari. Il fatto che la economia e le imprese siano globali e la politica (gli stati) ancora nazionali ha permesso alle lobby finanziarie di smantellerare quelle regole e quel controllo del funzionamento dei mercati che abbiamo sopra descritto.

Un ventennio di fusioni bancarie ha ridotto il numero degli operatori e aumentato la loro dimensione, la deregulation e smantellamento di quasi tutti i meccanismi della concorrenza perfetta hanno creato una assimetria informativa che avvantaggia pochi colossi mondiali che si coalizzano, tutte le grandi banche mondiali e nazionali hanno ex dipendenti che hanno assunto posizioni di responsabilità nei governi, nelle banche centrali, nella pubblica amministrazione, e fra ex colleghi e amici a volte ci si parla, si scambiano parole e segnali volontariamente ma può bastare anche la parola od il segnale involontario.

A questi grandi operatori poi è stato consentito di creare mercati del tutto non regolamentati e non trasparenti come quello del CDS, il Libor, i derivati OTC. Ecco che ci si allontana dalle regole auree della concorrenza perfetta, ed al posto di tante piccole gocce, nel lago Maggiore entrano ed escono pochi laghi di Varese che pure si coalizzano. Questi oligopolisti dei mercati esacerbano le fluttuazione dei mercati, le anticipano le esaltano. E fanno profitti, sia quando i mercati salgono che quando scendono.

Comprendere ed accettare questa condizione dei mercati finanziari non vuol dire aderire alla teoria del complotto, o meglio, se complotto esiste, esiste nel breve termine nei pochi giorni di euforia e panico. Ma le dinamiche di fondo dei sistemi umani non determinano i complotti bensì meccanismi più complessi, la long-durée della scuola storica francese. Abbiamo bisogno di più politica, di pensiero, progetto e azione politica conseguente, dobbiamo reintrodurre regole che riducano il grado di oligopolio dei mercati finanziari.

Mario Zanco

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