martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Diaz undici anni dopo: confermate le sentenze di condanna ai vertici della Polizia. Manganelli: «È arrivato il momento di chiedere scusa»
Pubblicato il 06-07-2012


Dopo undici anni e polemiche, è arrivata ieri la sentenza della Cassazione: la Corte Suprema ha confermato, in via definitiva, le condanne per falso e calunnia ai vertici investigativi della polizia coinvolti nel pestaggio e negli arresti alla scuola Diaz di Genova durante il G8 del luglio 2001. La sentenza prevede inoltre l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni per i funzionari condannati. Il capo del dipartimento di pubblica sicurezza, Antonio Manganelli, ha dichiarato che è arrivato «il momento delle scuse»

LE DICHIARAZIONI DI MANGANELLI – Manganelli, all’indomani della sentenza di condanna, ha affermato che: «Ora, di fronte al giudicato penale, è chiaramente il momento delle scuse. Ai cittadini che hanno subito danni e anche a quelli che, avendo fiducia nell’Istituzione-Polizia, l’hanno vista in difficoltà per qualche comportamento errato ed esigono sempre maggiore professionalità ed efficienza». «Una scuola di formazione per la gestione dell’ordine pubblico prepara oggi il personale di Polizia» ha poi ricordato il Prefetto.

LE CONDANNE – Il capo della Direzione centrale anticrimine, Francesco Gratteri, all’epoca direttore del Servizio centrale operativo, e Giovanni Luperi, undici anni fa ex vice direttore dell’Ucigos (Ufficio centrale per le investigazioni generali e per le operazioni speciali), oggi capo del Servizio Segreto Interno, sono stati condannati a quattro anni di reclusione. Convalidata anche la condanna a 5 anni per falso nei confronti di Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma. A Gilberto Caldarozzi, capo dello Sco (Servizio centrale operativo), all’epoca numero due dello stesso, e ad altri nove responsabili, è stata comminata una pena di tre anni e otto mesi. Dalla sentenza si evince inoltre che il reato di lesioni gravi, contestato ad otto agenti appartenenti al settimo nucleo speciale della Mobile all’epoca dei fatti, è caduto in prescrizione.

LA VICENDA – Il 21 luglio del 2001, durante l’ultima notte del G8 a Genova, circa 400 poliziotti, tra agenti e funzionari, fecero irruzione nella scuola Diaz, sede del coordinamento degli attivisti del “Genoa Social Forum”. 60 no-global furono picchiati ed altri 93 manifestanti furono sottoposti a fermo. La polizia denunciò il ritrovamento di abiti neri,  bottiglie molotov, coltelli e materiale cartaceo con autentici piani d’attacco, e cercò di farli passare come prova, nel tentativo di dimostrare che quei ragazzi avevano intenti criminali. Tutto ciò si dimostrò poi falso.

IL COMMENTO DELLA CANCELLIERI –  Ciò che è accaduto rappresenta una «pagina dolorosa per la polizia e questo mi ferisce. Ho visto come tutti le immagini di quello che è successo all’interno della Diaz e posso dire che non condivido nulla di quella operazione. Di fronte a errori gravi è giusto che i responsabili subiscano le conseguenze», ha dichiarato il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, pur  sottolineando il valore professionale e i meriti di diversi dirigenti nella lotta alla criminalità organizzata.

LE REAZIONI – Per Amnesty International si tratta di «una sentenza importante, ma incompleta». L’organizzazione per i diritti umani ha inoltre dichiarato che le pene confermate «non riflettono la gravità dei crimini accertati». Giuliano Giuliani, padre di Carlo, il giovane ucciso durante gli scontri del G8 di undici anni fa, ha affermato che la sentenza rappresenta «una notizia positiva. Succede di rado, ma quando accade bisogna accoglierla con soddisfazione. Vuol dire che in questo Paese c’è ancora un barlume di giustizia». «Ora – ha poi aggiunto – speriamo che ci siano altre pagine di questo genere. Cercheremo in tutti i modi di ottenere verità e giustizia anche sull’assassinio di Carlo».

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