giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Emergenza carceri, il ministro Severino: «Subito misure alternative per un terzo dei detenuti»
Pubblicato il 11-07-2012


Disegno di legge anticorruzione o quello sulle intercettazioni? La priorita’ per il ministro della Giustizia Paola Severino e’ un’altra: l’approvazione del disegno di legge governativo sulle misure alternative al carcere che, a una prima stima, potrebbero riguardare un terzo della popolazione carceraria (circa 20mila persone). “Volete che ve la dica io una priorita’?”, risponde il ministro dopo aver visitato le carceri liguri e milanesi con le loro poche luci e le molte ombre: “Dal mio punto di vista la priorità assoluta e’ l’approvazione delle norme sulle misure alternative al carcere”.

I DATI – “Proprio queste visite che ho fatto dimostrano che questa e’ la strada maestra che dobbiamo percorrere – sottolinea -. I dati che ho avuto sulla recidiva di persone che hanno potuto godere delle misure alternative, o sono state ammesse al lavoro, sono straordinari: dimostrano che il livello di recidiva si e’ abbassato della meta’, o addirittura di un 1/4 o 1/3 rispetto alle altre situazioni”. E le misure alternative potrebbero riguardare circa un terzo dei detenuti delle carceri italiane: “Se i dati venissero confermati dai fatti – ha spiegato Paola Severino – avremmo una bella valvola di sfogo e potrebbe risolvere il problema del sovraffollamento”. Con una precisazione: “E’ difficile pero’ fare il conto, naturalmente. Per essere ammessi all’istituto della messa alla prova bisogna avere determinati requisiti e quando poi studiamo delle misure alternative bisogna stare attenti a varie esigenze”.

TUTTE LE MISURE ALTERNATIVE AL VAGLIO – La prima di queste e’ “la tutela dell’ ordine pubblico e della serenita’ dei cittadini; non possiamo liberare persone che possono essere pericolose”. Tra le soluzioni per alleggerire il clima surriscaldato da sovraffollamento e caldo estivo c’e’ anche l’ipotesi della cosiddetta custodia attenuata, che una circolare del Dap invita a sperimentare, dove possibile, nelle carceri. Un istituto gia’ sperimentato dal 2000 nel carcere milanese di Bollate: celle aperte durante il giorno, spazi di affettivita’ per famigliari e detenuti, lavoro esterno ma anche interno con un call center e una vera e propria azienda agricola.

L’ESEMPIO DEL CARCERE DI BOLLATE – “E’ un istituto che e’ stato studiato prima di essere operativo e lo e’ pienamente a Bollate – ha sottolineato il ministro -. E’ stata selezionata una popolazione che e’ risultata adeguata a quello che e’ stato chiamato patto di corresponsabilita’ tra il detenuto e l’istituzione penitenziaria”. “Sono detenuti che sono stati selezionati da una parte della polizia penitenziaria dedicata a questo – ha detto il ministro -: si tratta di persone che possono stare in una cosiddetta situazione di detenzione attenuata”. Severino ha ricordato come a Bollate vi siano 1.136 detenuti a fronte di ‘soli’ 400 agenti di polizia penitenziaria. “In questo modo – ha concluso – c’e’ la possibilita’ di dirottare gli agenti ad altri compiti: alla rieducazione, alla selezione, al reinserimento”. Altra esperienza da diffondere, quella dell’Icam, l’Istituto a custodia attenuata per madri detenute con figli al di sotto dei tre anni. L’istituto milanese ne ospita dieci, con undici figli, “un quinto della realta’ italiana”, ha spiegato il direttore del Dap, Giovanni Tamburino. “Un piccolo miracolo – ha detto il ministro Severino – che dimostra che i miracoli si possono fare”.

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