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Opinioni e commenti
 

Human Rights Watch: «Un anno sotto copertura per scoprire le torture in Siria»
Pubblicato il 04-07-2012


Sarebbero almeno 27 i centri di detenzione clandestina identificati dall’organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch, grazie alla testimonianza di ex detenuti del regime, vittime di tortura. Un rapporto appena rilasciato dalla ONG internazionale,  confermato in esclusiva all’Avanti!online da David Mepham, rappresentante della sezione londinese di Human Rights Watch, definisce la Siria come un “Arcipelago di tortura”, e racconta di violenze inaudite che si consumano quotidianamente per mano, soprattutto, degli uomini delle strutture dell’apparato d’intelligence del presidente siriano Bashar Al Assad. Le accuse di HRW sono chiare e pesantissime: il regime siriano è colpevole di crimini contro l’umanità. 

UN ANNO DI LAVORO SOTTO COPERTURA – Sin dall’inizio della ribellione contro Assad, 16 mesi fa, il regime siriano ha esercitato una fortissima censura sull’informazione, impedendo ai giornalisti di entrare nel Paese. Spesso le uniche fonti utilizzate dai mass media internazionali sono state i video caricati su Youtube e i messaggi postati sui social network dall’opposizione che non possono essere verificate da fonti indipendenti. Per questo, David Mepham, rappresentante HRW, ha chiarito in merito alla metodologia utilizzata dalla Ong nella raccolta delle informazioni. Mephram infatti ha affermato che: «L’investigazione si è protratta per più di un anno attraverso il lavoro di membri di HRW entrati in Siria sotto copertura, che hanno incontrato e intervistato più di 200 ex detenuti». Mephram ha sottolineato inoltre che, alcune delle interviste «sono state effettuate anche al confine giordano e turco con rifugiati ed ex membri dell’intelligence disertori» ma che, la maggior parte delle testimonianze, vengono «da persone attualmente ancora nel Paese». Mephram riferisce che «è stato fatto un attento lavoro di verifica delle fonti e di incrocio dei dati per verificarne l’attendibilità» e, per questo, «i risultati dell’investigazione sono corroborati da fatti e, per tanto, da ritenersi assolutamente attendibili».

RACCONTANDO LE TORTURE – Il rapporto descrive, nel dettaglio, le torture effettuate dagli uomini di Assad: i racconti, raccapriccianti, parlano di unghie strappate, elettrodi applicati ai testicoli, e chiodi nelle orecchie. L’opera di documentazione è stata realizzata grazie alle testimonianze, riprese in video, di più di 200 persone, ex detenuti, ma anche disertori. Grazie all’aiuto di Google Earth, l’ONG è riuscita addirittura a geo-localizzare i 27 presunti centri di tortura. Le vittime delle sevizie sarebbero principalmente giovani uomini arrestati durante le protesta, ma ci sarebbero anche donne che dichiarano di aver subito abusi sessuali, bambini ai quali sarebbero strappate le unghie con delle tenaglie, e anche anziani.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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