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Opinioni e commenti
 

Parla il legale del marito della donna uccisa a Trapani: “Il mio assistito ha parlato, così è scattato l’arresto di Giovanna Purpura”
Pubblicato il 10-07-2012


Dopo il fermo, avvenuto questa mattina a Trapani, di Giovanna Purpura accusata di aver ucciso e poi carbonizzato Maria Anastasi, la casalinga 39enne incinta di 9 mesi, Avanti!online ha intervistato in esclusiva l’avvocato Giuseppe De Luca, difensore di Salvatore Savalli, marito della vittima e amante della Purpura, già in carcere perché ritenuto l’esecutore dell’omicidio della moglie.

La signora Giovanna Purpura è stata arrestata questa mattina. Cosa ha determinato la svolta nelle indagini?

Le dichiarazioni del mio cliente che hanno portato all’arresto di Giovanna Purpura si sono prodotte dopo che il mio cliente è uscito dall’isolamento nel quale era stato tenuto sin dal momento del fermo. In un primo momento la linea stabilita con il mio assistito è stata quella di avvalersi della facoltà di non rispondere, sia di fronte ai Pm che, successivamente del Gip, quindi non è corretto dire che dall’inizio i due indagati si fossero accusati a vicenda.

Quindi com’è andata?

Era la Purpura che accusava il mio assistito e ieri, uscito dall’isolamento, il mio cliente lo è venuto a sapere. A quel punto è saltato dalla sedia, visibilmente arrabbiato e ha deciso autonomamente di rompere la linea di difesa concordata, rispondendo alle domande e chiarendo la vicenda secondo la sua versione.

Sono emersi elementi significativi dall’autopsia?

Gli anatomopatologi non si sono ancora pronunciati anche perché ci sono dei tempi tecnici per accertare i fatti. In ogni caso, ci sono vari particolari ancora da mettere in luce per quello che riguarda l’esame autoptico, per questo all’autopsia ha partecipato anche un nostro consulente medico legale. Le dico che i due punti principali riguardano innanzitutto il numero di colpi inferti alla vittima che, secondo i primi rilievi, dovrebbero essere compresi tra gli 8 e i 10. In secondo luogo è fondamentale capire se la vittima fosse o meno viva nel momento in cui le è stato dato fuoco: per farlo è stato prelevato una parte del tessuto polmonare per rilevare eventuali tracce di fumo.

Secondo quanto si è appreso il suo assistito avrebbe fornito delle versioni contrastanti in merito all’accaduto.

Sì, in particolare 2 versioni contrastanti. Vorrei ricordare che queste versioni si sono prodotte quando le indagini erano ancora in una fase embrionale; il mio assistito si trovava in stato di fermo la notte dell’omicidio e stava rendendo dichiarazioni sommarie. La prima versione è quella che viene fuori dalla sua stessa denuncia, in cui racconta che mentre guidava con la famiglia in auto si era fermato per far orinare suo figlio in un bar e, al suo ritorno, la moglie era sparita dall’automobile.

Ma i figli hanno dichiarato altro.

Sì, i bambini, il maschietto in particolare, ha dichiarato di aver visto il papà uscire di casa con una tanica di benzina. A quel punto, resosi conto che i bambini avevano smentito tale versione, il mio assistito ha dichiarato che aveva scoperto che la moglie si vedeva con un amante e che quel giorno avessero deciso di fare un passeggiata in macchina per chiarire. Poi avrebbe accostato sempre per orinare e, al ritorno, non avrebbe trovato più la moglie.

Si è parlato di una situazione familiare molto difficile, con la presenza dell’amante imposta a tutta la famiglia, figli inclusi.

Sì, ci sono stati forti contrasti in ambito familiare e la vittima, la moglie del mio assistito era una persona molto fragile. In casa si creava spesso una situazione di convivenza alla presenza dei bambini.

Lei ha parlato della vittima, Maria Anastasi, come di una persona fragile; sa se avesse mai fatto ricorso al servizio di salute mentale o se fosse seguita da qualche specialista?

Non so dire se abbia fatto ricorso a strutture di questo tipo ma, a livello personale, ritengo che ci fosse una situazione che evidenzia forti problemi di natura psicologica.

Roberto Capocelli

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