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Opinioni e commenti
 

Formigoni perde il pelo ma non il vizio: la stampa non molla e lui querela a tutto spiano
Pubblicato il 19-07-2012


Rieccoci. Come oramai si conviene al modus operandi di governatori in vista, a capo di Regioni dalle casse ricche quanto bucate, sono bastate poche ore dalla pubblicazione di indiscrezioni compromettenti per far sì che scattasse la querela contro le testate in questione. Stessa logica e anche stessi protagonisti: il presidente della Regione Lombardia, dopo gli articoli pubblicati oggi dai quotidiani La Repubblica e Il Fatto quotidiano ha tuonato che quanto pubblicato “è completamente falso e destituito da ogni fondamento.

LIVORE AL PIRELLONE – Basta leggere i due pezzi con un minimo di attenzione. Oggi stesso i miei legali presenteranno querela e richiesta danni a carico dei due quotidiani”. Ad aver mandato su tutte le furie Formigoni è stata la pubblicazione del “conto finale” che emergerebbe dall’ultima informativa della polizia giudiziaria di Milano, sezioni Guardia di finanza e Polizia di Stato: un flusso di 20 milioni di euro pagati dal faccendiere Pierangelo Daccò e dal suo braccio destro Antonio Simone. Di questi, circa la metà sarebbero finiti, secondo gli investigatori, a Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia. Gli altri 11 milioni sono stati manovrati da Daccò in contanti.

SOLO UN MESE FA – Ma non è la prima volta che Formigoni risponde con querele agli attacchi della stampa, sempre gli stessi giornali e sempre per la ma medesima vicenda. I fatti “da tacere” riguarderebbero il suo presunto coinvolgimento nel ‘caso Daccò’ e in altre vicende. Solo l’8 giugno scorso il presidente del consiglio regionale lombardo, annunciò di voler di querelare per diffamazione a mezzo stampa  Il Fatto Quotidiano, La Repubblica e il settimanale l’Espresso ma anche “i giornalisti estensori degli articoli caratterizzati da un contenuto diffamatorio e contro le persone fisiche che hanno rilasciato interviste che evidenziano null’altro che livore personale”: sotto accusa sono editori, giornalisti e persone intervistate. Non è chiaro se saranno chiesti anche risarcimenti in denaro. Formigoni, ha spiegato al tempo il suo avvocato Salvatore Stivala, si considera vittima di una campagna diffamatoria a causa degli articoli pubblicati negli ultimi mesi sul suo presunto coinvolgimento in alcune alcune inchieste giudiziarie sulla sanità lombarda e per gli articoli che hanno riferito dichiarazioni di Pierangelo Daccò, amico personale di Formigoni. Daccò, interrogato dai magistrati, ha detto di aver pagato, in più occasioni, le spese per i viaggi di vacanza del presidente.

LOTTA AD ARMI PARI? – Va bene non perdere mai di vista il sempre delicato confine che separa il diritto di cronaca tutelato dall’articolo 21 della Costituzione e la difesa della privacy e/o della rispettabilità delle persone associate a fatti diffamatori pubblicati a mezzo stampa. Ma attenzione ai politici che, per mettere la sordina a testate scomode o semplicemente che hanno il coraggio di fare il loro mestiere, querelano a tutto spiano chiedendo risarcimenti da capogiro. Una brutta storia che si ripete, un film già visto al punto da non far più notizia. Il dato più pericoloso dell’intera faccenda è che questo tipo di pratica possa rientrare nell’immaginario collettivo, fino a essere data per scontata. Preferiremmo una classe politica che utilizzi la sua ars retorica o della persuasione, “la forza delle parole” per difendersi da altre parole. Dette a voce, messe nero su bianco, spiattellate in tv e magari in prime time: ma che sia una lotta ad armi pari.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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