sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Idoli stitici
Pubblicato il 17-07-2012


Non voglio conoscere i miei idoli, a patto che io ne abbia. Anzi penso di averne, giusto un paio. Qualche cantante più che altro. Molti pagherebbero per stare anche pochi minuti faccia a faccia con i loro eroi di sempre, fargli domande, accarezzarli. Io no. Dopo aver ascoltato ad esempio per decenni gli Oasis o Richard Ashcroft, cosa potrei mai dirgli oggi? “Oddio la tua musica mi ha cambiato la vita”, “Sei bravo, sei ganzo, grazie, facciamoci una birra”. No, no, non sarei in grado, farei la figura dello stupido, del babbeo, e non vorrei che i miei idoli pensassero che io sono un babbeo. Lasciamoli là, al loro posto, come se non esistessero. Piuttosto organizzatemi qualche bell’ incontro con quelli che non sono i miei idoli. Portatemi a cena con Arisa, Marco Carta, Emma, i Modà, Alessandra Amoroso o anche con Ligabue.

Facciamo una grande tavolata, magari in un ristorante di karaoke cinese. Ordinerei ravioli al vapore e poi alghe fritte e spring rolls per tutti, e anche se a me non piacciono, mi sforzerei a mangiarne a più non posso. Mi sbronzerei di Tsingtao e poi cercherei in tutti i modi di avere un’intossicazione alimentare per poi far assaggiare a tutti quanti il sapore del raviolo già digerito. Non avrei proprio problemi a spassarmela con la feccia, forse perchè feccia lo sono un pò pure io.

Ma con i grandi, i veri grandi, coloro che hanno significato veramente qualcosa per me, beh preferisco lasciarli là, forse anche per evitare il rischio di rimanerci deluso. Finalmente giù al lavoro il vicolo è vuoto e una leggera arietta calda rimpiazza visi pallidi ora ad abbronzarsi su sdraio milionarie a Porto Cervo, a Porto Ercole o su qualche noioso panfilo pieno zeppo di stitici. Ieri mi sono tagliato una mano, stasera proverò ad impiccarmi, e se sopravvivo, penso proprio che domani mi darò fuoco.

Desidero fortemente di diventare vecchio. Di non dover assistere più all’ascesa e la caduta di gruppi di mocciosi che quando cantano ricordano il lato peggiore di Fabio Volo. Di non dover sedere al fianco di mostruose creazioni uscite dalle pagine di Federico Moccia. Il lavoro è quello che si fa quando si vuole fare qualcos’altro. Così per lo meno io soffro lentamente tutto quello che odio, nell’attesa di poter invecchiare come meglio preferisco. Vorrei passare il tramonto della mia esistenza seduto su di un alto grattacielo a forma di gabinetto. Ascoltare “I Heard It Through The Grapevine” dei Creedence Clearwater Revival con una buona Tsingtao e canticchiando scaricare lo sciacquone su tutta la città.

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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