sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Caso S. e la strana storia dei giovani storici di Bologna
Pubblicato il 10-07-2012


A tutti quelli che hanno sempre visto la Storia come uno sforzo inutile e pedante basterà stringere amicizia con un tale Solomon Shereshevsky per ricredersi. Dietro ai suoi tweet, infatti, si nascondono gli studenti di scienze storiche dell’Università di Bologna. Con lui (loro) parliamo di Storia, di web e di Accademia e, perché no, di società.

Solomon Shereshevsky, giornalista russo morto nel 1958, un profilo Facebook in italiano all’attivo. Non ti sembra un po’ strano?

Per niente! Da vivo non riuscivo a dimenticarmi nulla e scrivevo per i giornali ed ora faccio da prestanome ad un gruppo di studenti che tra blog, radio e manifestazioni cercano di fare da megafono ad una memoria ancora più sconfinata della mia: la Storia. C’è un rapporto tra la memoria collettiva e la comprensione dei fenomeni che ci circondano.

Un circolo di studenti o qualcosa di più?

Entrambi, direi. Il punto di partenza è stato incontrarsi, anche sul web grazie al collettivo Riseup.net, discussioni per “soli addetti ai lavori”. Questo era un problema. Simone Weil diceva che il sapere è un monopolio. Con Il Caso S., la democraticità della rete e l’obiettivo di tradurre i tecnicismi in un linguaggio semplice, cerchiamo di aprire le porte del recinto.

Una Storia 2.0, come funziona?

Allo zoccolo duro bolognese si affianca un metodo di collaborazione online. Si dibatte, ci si scambiano idee, letture, recensioni, stimoli. E poi si lavora sui contenuti del nostro blog, www.casoesse.org. Senza internet, non saremmo in grado di tenerci in contatto e lavorare a distanza. Il web è ovunque, anche dove meno lo si aspetta, e cioè nel passato. Sempre più archivi decidono di digitalizzare le proprie risorse e questo determina un cambiamento dei modi di fare ricerca e divulgazione. Il Caso S. sta sperimentando. Ad esempio, ogni articolo del blog rimanda alla discussione che lo ha partorito. Così oltre alle “storie”, possiamo socializzare la nostra cassetta degli attrezzi, il metodo storico.

Siete nati in una facoltà e condividete ciò che lì avete imparato, che rapporto c’è fra Solomon Shereshevsky e l’Università?

Beh, intanto siamo ancora studenti universitari. D’altra parte, l’idea è proprio portare il discorso storico fuori dall’accademia. La storia come argomento e come metodo ha un ruolo sociale che va valorizzato. L’Università è dunque uno degli interlocutori possibili, non ci interessa abbatterla, ma abbattere i muri che crea. Ecco perché, con le nostre iniziative pubbliche, miriamo anche a ritagliarci uno spazio, da studenti, al suo interno.

Cosa prospetta il futuro per Shereshevsky?

Innanzitutto, migliorare quello che abbiamo fatto fin qui. Le uscite a parola chiave sul blog, così come la rubrica su Radio Città Fujiko, che è appena andata in vacanza (ma i podcast li trovate tutti sul nostro blog). A fine luglio saremo a Magione (PG) con la rivista Zapruder a parlare di storia. Da settembre ripartiremo da Bologna e dal web, raccontando e ricordando e ci auguriamo che sempre più storici in erba o amatoriali decidano di contribuire a suon di click.

“Alla fine”, conclude speranzoso Solomon, “dialogando di storia, qualcosa ne verrà fuori!

Gaia Celeste

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