giovedì, 16 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ilva di Taranto: l’ambientalista Fabio Matacchiera, «ecco perchè l’impianto continua ad uccidere»
Pubblicato il 28-07-2012


Cresce la protesta dei lavoratori contro il provvedimento disposto dal gip di Taranto Patrizia Todisco che ha firmato l’ordine di sequestro senza facoltà d’uso per gli impianti dell’area a caldo delle acciaierie Ilva e i domiciliari per dirigenti dello stabilimento e lo stesso patron Riva. Ma la città di Taranto è divisa: gli operai dello stabilimento, dopo i blocchi stradali delle principali vie d’accesso alla città e i presidi sul ponte girevole e sotto la prefettura, hanno occupato il municipio e proclamato lo sciopero ad oltranza. C’è, però, un’altra Taranto che guarda con sollievo e speranza alle decisioni dei giudici: Fabio Matacchiera, ambientalista da sempre in prima linea nella battaglia contro l’ecomostro e responsabile dell’onlus “Fondo Antidiossina Taranto” racconta all’Avantionline le ragioni di chi, da 20 anni, lotta per il diritto all’ambiente e alla salute nel capoluogo ionico che vive da quasi cinquant’anni sotto l’ombra sinistra dei fumi dell’acciaieria.

I RILIEVI INATTENDIBILI – «Sicuramente l’Ilva ha investito risorse negli ultimi anni per migliorare i propri impianti dal punto di vista ambientale», afferma Matacchiera, «ma questo non elimina la situazione disastrosa in cui versa la città». Il responsabile del “Fondo Antidiossina Taranto” spiega che la legge antidiossina prevede che l’Arpa, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, effettui controlli sugli impianti. In particolare è stata individuata nell’area del camino E312 la zona da monitorare perché considerata quella a maggior impatto ambientale. «I valori ottenuti, che si attestano intorno agli 0,2 nanogrammi su metro cubo considerati a norma e dietro i quali si fanno scudo i vertici dell’azienda, sono il risultato di campionamenti fatto solo di mattina». Inoltre, continua Matacchiera, pur in caso di controlli effettuati all’improvviso, «sono gli stessi tecnici dell’Arpa ad ammettere che, dal momento in cui si presentano ai cancelli, fra permessi, preparazione, protocolli di sicurezza e logistica, passano circa 90 minuti prima di poter accedere al sito ed effettuare i controlli». «Con i sistemi computerizzati, i tecnici degli impianti sono in grado di abbassare il livello di emissioni in circa 4-5 minuti portandolo sotto i livelli consentiti»: per questo, afferma l’ambientalista, «l’Ilva si è sempre rifiutata di autorizzare un sistema di rilevamento continuo».

NON SOLO DIOSSINA – E il problema non riguarda solo la diossina: come emerge dalle indagini, nelle urine dei tarantini sono stati rintracciati valori di piombo sensibilmente superiori alla media nazionale e al livello di allerta: «ci sono tante altre sostanze tossiche riconducibili all’attività industriale, calcolabili in almeno 60, fra cui metalli pesanti, idrocarburi, furani, cianuri, fenoli che non vengono campionate e sono altrettanto tossiche quanto la diossina».

LE EMISSIONI FUGGITIVE – Inoltre, sostiene Matacchiera, «la maggior parte delle emissioni dell’Ilva sono cosiddette “emissioni fuggitive” cioè fumi che non sono convogliati dai camini quindi non possono essere campionati e monitorati e non lo sono mai stati, quindi non ha senso fare rilievi su un camino quando è accertato che alla base del camino E312 ci sono degli elettrofiltri con perdite molto vistose che contengono le diossine. Indagini chimiche hanno dimostrato che la matrice delle diossine ritrovate nelle pecore che pascolano ad alcuni chilometri dalla fabbrica è la stessa degli elettrofiltri che si trovano alla base del camino E312 quindi non possiamo parlare di normalizzazione in queste condizioni».

«L’ILVA A DISTANZA INCOMPATIBILE CON LA CITTÀ’» – Per l’ambientalista pugliese esistono studi scientifici autorevoli, condotti dalle università inglesi, che hanno dimostrato che una cokeria di medie proporzioni, e Taranto è la più grande d’Europa, non può stare a distanza inferiore di 2 km senza essere nociva per la salute pubblica perché emette una quantità di idrocarburi che non si possono abbattere. Per la sua posizione a ridosso dei quartieri come il rione Tamburi e Borgo, l’Ilva sarebbe dunque «strutturalmente incompatibile con la città visto che le prime case si trovano a solo poche decine di metri dagli impianti».

IL REGISTRO TUMORI – E rimane una nota dolente anche il tema del registro tumori «fermo al 2006 dunque senza dati che possano permettere fare comparazioni. Dall’indagine epidemiologica del gip, in base a studi fatti dai suoi periti, emerge una situazione che noi già conoscevamo ma che questa volta è stata messa per iscritto: è stato dimostrato il nesso di casualità fra l’agglomerato industriale e circa 2-3 morti al mese».

L’AMBIENTALISTA SOTTO MINACCIA – Ambientalista, sommozzatore e campione italiano di nuoto di gran fondo, Fabio Matacchiera rappresenta il volto più visibile della città che si oppone al “mostro siderurgico”: Matacchiera racconta della sua preoccupazione per le «minacce di morte costantemente ricevute in questi anni delle quali ho informato la questura e la Digos. Ho tanti nemici ma anche tanti sostenitori. La mia è una posizione mal vista dagli operai ma quello che vorrei far capire è che la chiusura dell’Ilva non è una battaglia contro di loro, al contrario. Sono proprio i lavoratori i primi esposti al rischio, per questo io chiedo che sia il governo ad intervenire direttamente con un piano di bonifica e con investimenti che permettano la chiusura di uno stabilimento ormai obsoleto. È necessaria la riqualificazione dell’area che possa portare lavoro perché è inammissibile che siano i lavoratori a dover pagare il sacrosanto diritto alla salute e all’ambiente. Bisogna avere il coraggio di prendere posizioni drastiche per promuovere il cambiamento. Il governo deve sostenere i lavoratori per i tempi necessari considerando la situazione come se fosse un terremoto, un’emergenza o una catastrofe non solo ambientale, ma umanitaria. Taranto ha già dato troppo e io ho dato l’anima da 20 anni per questa battaglia che è, soprattutto, in nome dei bambini e delle future generazioni».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento