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Opinioni e commenti
 

Ilva di Taranto: sequestro degli impianti e domiciliari per 8 dirigenti. L’accusa è di “disastro ambientale”
Pubblicato il 27-07-2012


Sigilli per gli impianti delle acciaierie Ilva di Taranto: il gip del capoluogo ionico Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro senza facoltà d’uso dell’intera area a caldo dello stabilimento siderurgico di patron Riva. Sequestrate anche le aree dei parchi minerali, le cokerie, l’area agglomerazione, l’area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi. Otto gli ordini di custodia cautelare ai domiciliari: oltre a 5 dirigenti ed ex-dirigenti dell’azienda, tra gli indagati raggiunti dal provvedimento d’arresto ci sono anche il proprietario dell’azienda, Emilio Riva e il figlio Nicola. Le accusa vanno da disastro ambientale colposo e doloso, fino all’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose. Cinque degli 8 erano già inquisiti e avevano nominato propri consulenti nell’ambito dell’incidente probatorio conclusosi il 30 marzo scorso dinanzi allo stesso gip.

LA PROTESTA DEGLI OPERAI – Alla notizia del sequestro disposto dai magistrati, gli operai sono usciti dallo stabilimento dando dato vita ad una manifestazione spontanea che si è snodata dalle statali Appia e 106 fino a raggiungere il centro della città dove i manifestanti hanno dato vita a un presidio sul ponte girevole. Al corteo hanno preso parte almeno 5.000 lavoratori, 200 dei quali hanno organizzato un sit-in davanti alla Prefettura in attesa che una delegazione fosse ricevuta. Intervistato dall’Avanti!online il segretario generale della Uilm di Taranto Antonio Talò ha dichiarato: «ci saremmo aspettati più ragionevolezza da parte dei magistrati  perché con questo provvedimento si mette a repentaglio la sopravvivenza per circa 15.000 famiglie tra dipendenti diretti dell’azienda e dipendenti dell’indotto. Mettere in discussione lo stabilimento di Taranto mette in pericolo anche quelli di Genova e Novi. C’è tutta un’economia basata sulla siderurgia che vive su questi impianti».

Talò ha sottolineato che «il sindacato chiede che vengano rimessi in moto gli impianti perché la rabbia dei lavoratori cresce e noi cerchiamo di contenerla ma ci rendiamo conto delle difficoltà». Rispetto alle proteste degli ambientalisti che appoggiano la decisione della magistratura, il segretario della Uilm di Taranto si è espresso affermando che i lavoratori «ringraziano gli ambientalisti per aver risvegliato la coscienza civile ma ora è venuto il tempo di mettersi intorno ad un tavolo e rompere il dualismo che si è affermato fra lavoro e salute. I due diritti sono compatibili e possono coesistere».

L’INTERVENTO DEL MINISTRO – Sulla questione dei sigilli alle acciaierie di Taranto è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che ha firmato il patto per le bonifiche e il risanamento di Taranto discusso nei giorni scorsi anche con la dirigenza dell’Ilva. «Chiederò che il provvedimento di riesame avvenga con la massima urgenza perché non possiamo sostenere il probabile clima di tensione economica e sociale», ha dichiarato il ministro, aggiungendo che «l’intenzione del governo è di sostenere la continuazione delle attività produttive nel sito industriale». «L’iniziativa della magistratura incide sulla vita di 15.000 persone», ha aggiunto Clini assicurando che il Governo «vigilerà sul fatto che l’azienda continui a stare a Taranto anche per potare avanti il programma di risanamento ambientale». Clini ha anche cercato di raffreddare gli animi affermando che «non è detto che l’impianto venga chiuso, anche perché non si tratta di impianti che si chiudono con un bottone, e quindi abbiamo un ragionevole tempo per risolvere la situazione».

IL GRUPPO RIVA – Avanti!online ha intervistato Alberto Cattanero, responsabile della comunicazione per il Gruppo Riva che ha dichiarato che «c’è una grandissima amarezza soprattutto per i 6 dirigenti che sono dei lavoratori del Sud riconosciuti e stimati a livello internazionale», aggiungendo che in azienda il «clima è pesante». Cattaneo ha sottolineato che «non ci si aspettava una presa di posizione così forte anche a fronte dell’apertura del dialogo e dell’intervento della politica».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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