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Opinioni e commenti
 

ILVA: TARANTO ‘POLVERIERA’ CHE RISCHIA DI ESPLODERE SOTTO L’ASSEDIO DEI MANIFESTANTI
Pubblicato il 27-07-2012


In queste ore l’Ilva è una polveriera che rischia di esplodere, divisa tra le ragioni degli ambientalisti e quelle delle migliaia  di lavoratori che stanno rischiando di perdere il loro unico posto di lavoro. Mentre cresce la tensione a Taranto con i lavoratori che hanno dichiarato lo sciopero ad oltranza fino alla riapertura dello stabilimento, la Procura spiega le ragioni che hanno portato alla sentenza del gip Patrizia Todisco che, ieri, ha disposto i sigilli senza facoltà d’uso per l’intera area a caldo dello stabilimento siderurgico. La situazione in città è di nervosismo, con i lavoratori impegnati in blocchi stradali in prossimità delle principali arterie d’accesso all’area urbana: oltre al presidio permanente davanti allo stabilimento, sono bloccate la statale 100 Taranto-Bari, la statale 106 jonica, la strada Taranto-Statte e la città vecchia di Taranto.

«DECISIONE LEGITTIMA» – Il procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, risponde alle critiche espresse, dopo la notizia del provvedimento di sequestro dell’area, giustificate con i timori per il futuro occupazionale degli oltre 12mila dipendenti dell’llva di Taranto: «La critica è giusta ma deve essere anche obiettiva e informata perché deve tenere conto che i pm erano legittimati processualmente a fare quest’inchiesta e che i magistrati giudicano in base ai codici». Gli fa eco il procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola, che ha sottolineato che si è trattato di «un provvedimento estremamente sofferto e la sofferenza si coglie in ogni rigo»: Vignola ha aggiunto che «Il lavoro dei periti è stato ineccepibile e non c’era altra strada se non il sequestro, non c’era possibilità di adottare altri provvedimenti».

IL PROCURATORE DI TARANTO, «LAVORO NON PUO’ PRESCINEDE DALLA SALUTE» – Sebastio ha continuato parlando di una decisione «difficile ma ragionata e doverosa»: «il problema dell’inquinamento è storia antica, che risale addirittura al ‘82. Le ennesime indagini, ora riunite in un unico procedimento penale, sono iniziate tra il 2009 e il 2010, ci sono stati accertamenti, denunce di privati e enti pubblici che ci chiedevano di muoverci perché morivano le persone e c’erano rischi per i bambini». L’esigenza di tutelare i posti di lavoro «è ben nota e ce ne facciamo carico valutando tutto con la massima attenzione, ma la tutela dei posti di lavoro non può prescindere dal rispetto della salute degli operai e degli abitanti città di Taranto».

NON SONO STATE PRESENTATE CONTROPERIZIE – Il procuratore Sebastio ha inoltre precisato che «non sono state presentate controperizie che potessero contrastare il contenuto delle nostre relazioni tecniche», aggiungendo che è necessario ora «stemperare il clima che è un po’ esasperato». «Se questo discorso che dura da trenta anni dovesse trovare finalmente una soluzione io potrei anche dedicarmi ad altro», ha concluso il Procuratore.

IL MINISTRO CLINI, «AZIENDA DEVE CONCILIARE COMPETITIVITA’ E AMBIENTE» – «Dobbiamo fare in modo che le misure che l’azienda deve prendere per aggiornare le tecnologie e migliorare l’efficienza degli impianti, siano compatibili con la competitività dell’impresa stessa perché, se altrimenti l’impresa deve chiudere perché non ha risorse e le possibilità di corrispondere alle prescrizioni ambientali, di certo il risultato non è positivo». Lo ha detto a Radio24 il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini che, intervenendo sul caso dell’Ilva di Taranto, ha aggiunto: «mi assumo la responsabilità di modificare, dove serve e dove è giusto, un atteggiamento, diciamo un po’ barocco, dell’amministrazione che spesso, e non solo per il caso Ilva, lega le autorizzazioni ambientali a condizioni che non sono fattibili».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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