lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Irlanda come IRA, è tornato l’incubo dell’Irish Republican Army
Pubblicato il 30-07-2012


Ci risiamo. Se qualcuno pensava che la questione nordirlandese fosse ormai normalizzata, si deve ricredere per l’ennesima volta. Ma c’era da aspettarselo. Le olimpiadi a Londra sono un grande palcoscenico visto che tutta la stampa mondiale è interessata a quanto succede nel Regno Unito. E il comunicato diffuso dal Guardian pochi giorni fa ha fatto da cassa di risonanza: tre gruppi di irlandesi “repubblicani non conformi” si sono uniti per dare vita a nuovo esercito repubblicano irlandese, ovvero alla nuova IRA (Irish Republican Army).

“A seguito di ampie consultazioni, i repubblicani irlandesi e alcune organizzazioni coinvolte in azioni armate contro le forze della corona britannica si sono riuniti all’interno di una struttura unificata, sotto una direzione unica, asservita alla costituzione dell’Irish Republican Army”, questo l’incipit dell’annuncio che non farà dormire sonni tranquilli ai servizi segreti di Sua Maestà. Il comunicato a firma “Army Council – IRA” parla di una nuova struttura formata da membri di tre organizzazioni armate che non hanno accettato gli accordi di pace del 1998: Real IRA, Republican Action Against Drugs e Oglaigh na hEir.

In realtà, però, per gli analisti della situazione delle Sei contee del Nord Irlanda, questo comunicato è significativo solo a livello organizzativo e soprattutto perché tiene fuori da questo nuovo coordinamento armato un’altra costola che non ha accettato il cessate il fuoco, la Continuity IRA. Segno di quanto la causa indipendentista irlandese sia piena di sigle e gruppi che sono comunque gelose della propria indipendenza operativa. “La causa principale del conflitto nel nostro paese – si legge sempre nel comunicato – è il sovvertimento del diritto inalienabile all’autodeterminazione della nazione e questo deve ancora essere affrontato. Invece la popolazione irlandese è stata venduta per una falsa pace, siglata da una legislatura a gettoni a Stormont (il parlamento nordirlandese ndr)”. Dito puntato quindi contro quelli che vengono ormai da tempo visti come i traditori della causa, ovvero gli uomini dello Sinn  Fein, il partito di Gerry Adams che fino alla fine degli anni ’90 era proprio il braccio politico dell’IRA. Oggi, invece, siedono nel Parlamento autorizzato da Londra, accanto ai nemici di ieri e, come successo ultimamente, non hanno problemi a stringere la mano alla Regina.

Ma la questione che gli viene maggiormente imputata è quella di aver dimenticato i prigionieri politici, ormai trattati quasi come criminali comuni. Ed è proprio sulla questione carcere che i repubblicani irlandesi anti Sinn Fein fanno più proselitismo nelle strade di Belfast e Derry, chiamando alle armi quei giovanissimi che dalla cosiddetta pace non hanno ottenuto nessuna opportunità in più. Lo si vede camminando per l’enclave irlandese dell’Ardoyne a Belfast o nel Bogside a Derry: disoccupazione, mancanza di opportunità, segregazione confessionale con una netta divisione tra protestanti e cattolici, filo britannici e filo irlandesi, tifosi dei Rangers o dei Celtic. Ogni simbolo viene usato per dividere e non unire e soprattutto non si riesce a immaginare una vera strategia per uscire da divisioni che si ripercuotono sulle possibilità lavorative e sulla costruzione del futuro. Non è strano parlare con giovani cattolici che non hanno mai conosciuto un coetaneo protestante, anche se li divide solo un incrocio stradale o peggio uno degli 80 muri che dividono le città e i quartieri. E andando dall’altra parte, anche se sventola la bandiera di Londra, la situazione delle fasce più povere della popolazione non è diversa.

Nelle Sei contee solo chi se lo può permettere manda i propri figli nelle scuole biconfessionali, unico vero modo per immaginare un percorso di pace, dove le due diverse comunità si possono iniziare a conoscere e rispettare. Ma c’è ancora tanto da fare e certo i proclami di lotta armata da una parte e le marce protestanti nei quartieri repubblicani non aiutano la distensione del clima, che invece rimane una bomba a orologeria, nonostante all’estero si parli di “pace”. Una bomba che esplode a ogni data sensibile per l’una o l’altra parte e che puntualmente fa bella mostra di bombe molotov, barricate, scontri, ma anche di pistole e fucili di precisione. “La necessità della lotta armata per ottenere la libertà irlandese può essere evitata attraverso l’eliminazione della presenza militare britannica nel nostro paese, lo smantellamento delle loro milizie armate e un calendario internazionale che dettagli lo smantellamento dell’interferenza politica britannica nel nostro paese”: queste le rivendicazioni della nuova IRA che secondo alcuni commentatori può contare su “diverse centinaia” di militanti.

Ma nelle strade del Nord dell’Isola verde il primo motivo per cui si muore non è politico, ma sociale: qui ci sono le più alte percentuali a livello europeo e mondiale di suicidi. A togliersi la vita in grandissima maggioranza giovani e giovanissimi anche di 11 o 12 anni. Il motivo? Mancanza di prospettive per il futuro, quartieri dormitorio senza possibilità e vuoto mentale e ideale in questa sostanziale fase di post-conflitto. Si stava meglio quando si stava peggio, cioè quando si sparava di più? Ovviamente no, ma tutte le associazioni di volontariato lanciano continuamente un urlo disperato per interventi sociali concreti e programmi che siano sempre biconfessionali. Per salvare le giovani generazioni dalla violenza armata, ma anche dal suicidio. Ed entrambi non guardano quale bandiera si tiene in mano.

Tommaso Della Longa

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