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Opinioni e commenti
 

Italiani popolo di pagatori di tasse
Pubblicato il 23-07-2012


Il sommerso economico e l’evasione fiscale sono due problemi fortemente correlati che affliggono il nostro Paese e la cui soluzione può agevolare la ripresa economica dell’Italia. Un recente studio di Confcommercio ha posto in evidenza come in Italia la pressione fiscale sia tra le più alte in Europa e nel mondo. Sulla scorta delle stime per l’anno 2012, la pressione fiscale dovrebbe attestarsi al 45,2%, al quinto posto in Europa. Infatti una pressione fiscale di poco superiore si registra solo in Danimarca, Francia, Svezia e Belgio. Ma se guardiamo agli Stati Uniti notiamo che la pressione fiscale è appena al 26,3%. Con queste differenze impositive, è chiaro come per gli investitori internazionali sia difficile, preferire l’Italia rispetto ad altri Paesi occidentali.

RECORD MONDIALE IN NEGATIVO – Ma non è finita qui. Se escludiamo dal prodotto interno lordo l’economia sommersa, assumendo che su questa porzione di PIL non venga pagata alcuna imposta, allora il livello di pressione fiscale effettivo si colloca in Italia al 55%. E’ un vero e proprio record mondiale! Quindi quegli Italiani che non possono o non riescono ad evadere le tasse, sono davvero i più tassati al mondo!

COME FRANCIA E GIAPPONE – Ancora fa riflettere il fatto che, mentre nella gran parte dei Paesi occidentali negli ultimi dodici anni si è assistito ad un calo della pressione fiscale, in Italia la pressione fiscale, già elevata, è ulteriormente aumentata di oltre il 3%. La strategia italiana di innalzare la pressione fiscale è condivisa, a livello di grandi Paesi, solo da Francia e Giappone. Tutti gli altri, a partire dai Paesi del Nord Europa, dove il welfare funziona davvero, hanno nel corso degli anni ridotto la pressione fiscale.

SPESA PUBBLICA ALLE STELLE – La crescita della pressione è stata storicamente favorita in Italia dalla crescita della spesa pubblica, nella convinzione che aumentando la spesa pubblica si potesse far crescere il PIL. Ma questo concetto è vero fino ad un certo punto. I dati statistici riferiti agli ultimi sessanta anni indicano che l’impatto della spesa pubblica sulla crescita reale dell’Italia si è ridotto nel corso del tempo. Se nel 1947 con una spesa pubblica pari a circa il 25% del PIL si otteneva una crescita del 4% circa, oggi pur con una spesa pubblica del 55% del PIL ci troviamo dinanzi ad una contrazione dell’economia. L’evidenza empirica suggerisce quindi che oltre un certo livello, la spesa pubblica diventa inefficace per far crescere l’economia di un Paese. Questo accade perché la troppa spesa pubblica spesso nasconde spreco, inefficienze, rendite di posizione o ancora investimenti improduttivi, che per giunta spiazzano gli investimenti privati.

UN SOMMERSO MAI COSI’ ALTO – La soluzione potrebbe dunque essere quella di ridurre la spesa pubblica. Riducendo la spesa pubblica, si potrebbero ridurre le pretese fiscali dello Stato, con esse le imposte e questo potrebbe avere un benefico effetto sull’emersione dell’economia sommersa. Quest’ultima in Italia è stimata in circa 280 miliardi di Euro, pari al 17,5% del prodotto interno lordo complessivo. Un livello che non trova riscontro negli altri Paesi avanzati. Basti pensare che in Francia  il sommerso viaggia intorno al 4%, negli Stati Uniti siamo al 6% e nel Regno Unito intorno al 8%. Per trovare livelli di sommerso vicini, ma neanche troppo, a quelli italiani, occorre andare in Messico, dove il sommerso è pari a circa il 12%. Poiché l’economia sommersa sottrae annualmente al fisco un gettito di oltre 150 miliardi di Euro, diventa essenziale capire cosa fare per fare emergere il sommerso.

RISANARE LA SPESA PUBBLICA PèER COMBATTERE IL ‘NERO’ – Una delle strade è quella di migliorare la spesa pubblica. E non solo perché oltre un certo livello non risulta più utile per la crescita dell’economia. Ma anche perché se, come purtroppo accade in Italia, essa è foriera di spreco ed inefficienza, non produce servizi utili al cittadino, con il controproducente effetto di aumentare la tentazione di evadere le tasse. E’ stato calcolato che servizi pubblici a livello del Belgio – soprattutto nella sanità, infrastrutture e istruzione – produrrebbero una migliore percezione dell’output pubblico tale da far emergere una parte consistente dell’economia sommersa e ridurre le imposte evase per 38 miliardi di Euro.

LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE – Una forma ancora più efficace di contrasto all’economia sommersa è senza dubbio quella della lotta diretta all’evasione fiscale. Aumentare la qualità e la frequenza dei controlli disincentiva sommerso ed evasione perché aumenta la probabilità di incorrere in una sanzione e rende quindi più costosa l’opzione di andare in nero.  E’ stato infatti calcolato che se in Italia il sistema di controllo e sanzionatorio, avesse parametri paragonabili a quelli degli Stati Uniti, l’imposta recuperata sarebbe pari a 56 miliardi di Euro e si potrebbero ridurre le aliquote d’imposta di quasi l’8%.

OBIETTIVO: RECUPERARE 14 MILIARDI DI TASSE EVASE – Il giusto mix per il contrasto al sommerso passa, oltre che per una migliore spesa pubblica ed il più efficace contrasto all’evasione, anche dalla riduzione delle aliquote fiscali, anche se per tale via si recupererebbero solo 16 miliardi di euro di imposta evasa, e da una maggiore facilità dell’adempimento spontaneo alle obbligazioni fiscali, tributarie e contributive, che consentirebbe di recuperare fino a 14 miliardi di imposta evasa.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Come evidenziato, il problema dell’evasione fiscale è almeno duplice.Da un lato bisogna riformare il sistema impositivo, il che non significa poi automaticamente ridurre le tasse, ma incominciare un processo di virtuosa redistribuzione delle risorse (vorrei sapere quanti italiani concordano con quest’idea…secondo me pochissimi). Dall’altro c’è un problema di inasprire il livello di intimidazione verso l’evasione, che nasce dal blocco totale di qualsiasi tipo di perdono fiscale (a botte di 1 condono ogni 3 anni le tasse non le paga più nessuno). Poi bisgna cambiare la mentalità: se si continua a dire che la GdF non deve fare i controlli a Cortina perchè questo deprime l’economia, è dura fare una lotta anche culturale contro la propensione ad evadere.

  2. Sono molti giorni che ci sto pensando, dal 14 aprile scorso quando è andata in onda la puntata di Report su cosa succederebbe se venisse eliminato il contante… sono sempre più convinto che sarebbe il caso di eliminare tutte le banconote e lasciare solo le monete da due euro in giù. Utilizzare solo moneta elettronica: Bancomat, carte di credito, assegni, carte prepagate, eccetera. In questo modo si otterrebbero questi indubbi vantaggi:
    molto meno, se non addirittura eliminato, il problema del lavoro nero… non si può certo pagare un lavoratore con monetine…
    spaccio di droga, prostituzione, eccetera sarebbero praticamente eliminati.
    Se devi comprare qualcosa di piccolo, un caffè, il giornale, dare qualche spicciolo di elemosina, ci sono le monetine…
    non ci sarebbero più rapine ai tabaccai, ai benzinai, ecc…
    il Bancomat non dovrebbe più erogare contanti… ma servire per fare bonifici, consultare proprio conto corrente, eccetera.

    Naturalmente bisogna mettere un limite ai costi delle transazioni, per esempio l’1%… anche perché la gestione del contante costa… molto più dell’1%!

    Ci sono tutti gli strumenti! Sarebbe davvero una rivoluzione!

  3. Le soluzioni proposte sono tutte semplici ed efficaci. A condizione che la classe dirigente abbia la volontà di affrontare e risolvere i problemi. E se, invece,oltre al bla bla quotidiano i padroni del vapore sguazzassero nel disordine economico per arricchirsi ? Se traessero vantaggio da questa situazione per conservare il potere ? In questo caso “mota non quietare,quieta non movere”. Il problema di fondo rimane sempre la mancanza di volontà politica. A parole si proclama che gli interventi riformatori sono necessari e improcrastinabili ;in realtà nessuno vuole cambiare nulla. Allora a che servono anche le proposte piu’ brillanti e ragionevoli ?

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